domenica, Dicembre 5

Indonesia e le disuguaglianze Questioni irrisolte per la sesta economia mondiale per reddito medio pro capite, urgono riforme

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Susilo Bambang Yudhoyono Indonesia

Bangkok – Oggi l’Indonesia è la sesta economia al mondo per reddito medio (dati della Banca Mondiale ICP 2011), grazie alla sua progressiva e costante crescita che è diventata un punto di riferimento ed un sinonimo di crescita economica un po’ per tutti anche nel periodo della crisi più buia e globale cui abbiamo assistito negli ultimi decenni. Vi sono però, sul terreno alcuni svariati problemi ancora irrisolti.

Nel mese di dicembre 2011, oppure se si vuole usare un punto di riferimento temporale differente durante il secondo mandato del Presidente Susilo Bambang Yudhoyono, l’Organizzazione della Cooperazione Economica e dello Sviluppo OECD ha emesso un report sui motivi per i quali l’ineguaglianza ha continuato anch’essa a crescere con un focus speciale sulle economie crescenti come appunto quella dell’Indonesia. Quel documento afferma che la disparità dell’Indonesia era già allarmante come dimostrato da alcuni indicatori come il Coefficiente di Gini che aveva raggiunto un livello record di 0.41. Inoltre, l’Indonesia stava affrontando la sfida montante dei livelli di povertà sempre più preoccupanti, la lenta riduzione della disoccupazione ed una caduta della sicurezza sociale per tutta la popolazione indonesiana. Secondo gli esperti di economia, l’Amministrazione governativa di Susilo Bambang Yudhoyono non ha del tutto distolto il proprio sguardo da quel report della Organizzazione della Cooperazione Economica e dello Sviluppo. Il documento di sviluppo a medio termine 2009-2014 conteneva la focalizzazione delle tematiche in essere ma non fu adeguatamente pianificato in quanto ad operatività. Quella Amministrazione, infatti, tralasciò due tra i maggiori problemi dello sviluppo: un trend crescente di ineguaglianza e la caduta della qualità dello sviluppo per tutti.

In presenza di una relativamente alta e stabile crescita economica, la diseguaglianza porrà una minaccia costante e nascosta specifica dato che il budget statale continua a espandersi ogni anno. I due candidati presidenziali sfidano quindi due tra i problemi più grandi che si pongono sulla scena locale. Il primo è quello di creare una crescita economica che sia alla portata di tutti i cittadini, compresi i poveri. Il secondo è quello di creare politiche di protezione sociale che allo stesso tempo siano assonanti con la crescita economica stessa.

Gli economisti locali citano spesso di recente l’economista francese Thomas Piketty, il quale ha suggerito nella sua più recente grande opera Il Capitale nel Ventunesimo Secolo il fatto che l’Indonesia possa considerare due importanti soluzioni per risolvere il tema della diseguaglianza.

In primo luogo promuovere politiche che possano sostenere capacità di espansione individuale come una istruzione adeguata, periodi di training e di addestramento ed infine la tecnologia. Come secondo punto, si indica una differente considerazione delle politiche che possano minimizzare le disparità. Nel caso in cui l’Indonesia mancasse nel cogliere il primo dei due punti si può facilmente immaginare che l’Indonesia possa dover sfidare una caduta dei livelli di istruzione di tutti i propri lavoratori ai livelli secondario e terziario il che vuol dire almeno 9 milioni di persone cioè quasi la popolazione attuale di tutta Jakarta (Rapporto McKinsey, 2012). Creando opportunità di accesso universale ad alti livelli d’istruzione può assicurare a tutti i cittadini –senza badare al loro background iniziale- di poter avviarsi a piani più alti di sviluppo e allo stesso tempo combattere seriamente la diseguaglianza per intere generazioni a venire.

Inoltre, l’Indonesia potrebbe anche considerare di rivitalizzare periodi di addestramento post studio e centri di training. Attraverso l’incremento delle competenze professionali si potrebbero motivare gli apprendisti indonesiani ed i lavori che emigrano a cercare lavori che richiedono appunto migliori e maggiori competenze, che potrebbero oltretutto migliorare le proprie retribuzioni. Inoltre, le ultime opinioni in merito potrebbero richiedere un maggior supporto politico per aumentare anche la flessibilità nel mondo del lavoro.

Il prossimo Governo ha bisogno di incoraggiare un mercato che promuova la giustizia piuttosto che la diseguaglianza. Tra i modi che possono essere considerati vi è quello di una introduzione di una tassa per i super-ricchi. Si tratta di una misura già intrapresa altrove, come accaduto in Francia col Governo di Francois Hollande.

L’Indonesia ha bisogno di una riforma fiscale che verta su almeno tre punti principali, affermano gli esperti di economia: ottimizzazione della raccolta fiscale; espansione dei tassi d’imposizione fiscale; trasparenza e sicurezza nel sistema di tassazione e trasferimento. Un altro metodo utile è la rivisitazione della politica del salario minimo. La crescita dello stipendio medio reale mensile in Indonesia s’è contratta dal 10.4 per cento annuo nel periodo 2001-2005 a -0,3 per cento annuo nel 2009. Attualmente, l’Indonesia applica un sistema di salario minimo basato su pagamento mensile ma con un livello basso di protezione. Ancor peggio, acconsente ad alcune Società di non aumentare il salario minimo, in alcune particolari condizioni. Perciò, l’Indonesia potrebbe considerare i sistemi applicati in altre Nazioni a reddito medio dove si utilizza un sistema di calcolo del salario minimo su base oraria.

Aumentare lo stipendio minimo mensile potrebbe non significare direttamente aumentare il denaro nelle tasche dei lavoratori indonesiani. Al contempo, però, un salario minimo posto più in alto potrebbe toccare positivamente la crescita economica nel momento in cui contemporaneamente stimoli lo sviluppo umano e aiuti a ridurre il gap negli introiti retributivi. La terza opzione è evitare l’errore dell’attuale Governo nel sostenere massicciamente con sussidi il consumo energetico. Uno studio recente ha dimostrato che il difetto più grande dei sussidi per il consumo energetico è la sua incapacità di ridurre la povertà. Invece, i sussidi al consumo energetico hanno maggior senso quando sono destinati al contesto agrario. La ricerca ha trovato che circa il 65 per cento del consumo dei poveri è destinato al cibo.

Un altro metodo è quello di considerare una politica di salario base. Questa politica non è nuova per l’Indonesia tant’è che il Governo l’ha adottata nella forma di assistenza diretta cash nel 2005 e recentemente è stata applicata attraverso l’assistenza diretta cash temporanea. Il modello di trasferimento di cash è stato incorporato nel Programma Speranza Familiare PKH fin dal 2007. Simile al salario base, il trasferimento cash attraverso il Programma Speranza Familiare può essere destinato per periodi più lunghi e non solo temporanei, specialmente per famiglie che sono in condizioni di dura povertà duratura.

In buona sostanza – affermano gli economisti – un sistema di stabilizzazione degli introiti base e medi potrebbe garantire un progresso più stabile ed omogeneo e ridurre le diseguaglianze economiche prima ancora che sociali e – da questo punto di vista – non è necessario alcun espediente politico e pre-elettorale, basta semplicemente procedere ad una seria riforma  fiscale e delle retribuzioni che abbia realmente intenzione di ridurre le disparità nella società e nell’economia dell’Indonesia.

 

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