sabato, Maggio 8

Indonesia e Cina alleate field_506ffb1d3dbe2

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Bangkok – Man mano che la situazione conflittuale tra l’ISIS da una parte e l’intero Pianeta dall’altra si evolve, con il corollario negativo dell’ingrossarsi delle file dei miliziani, si cercano nuove alleanze e nuove strategie comuni (se non già a carattere identitario) per far fronte a sistemi di alleanze terroristiche sempre più forti e ramificate. E così, mentre tutte le forze dei miliziani estremisti dichiarano pubblicamente le nuove ed inedite alleanze quali quella dell’ISIS con al Qaeda, dall’altra parte i servizi di intelligence stanno anch’essi cercando di fare fronte comune e scambiarsi informazioni e nozioni –qualora sia possibile- perché ci si possa proteggere almeno nell’area asiatica e Sud Est asiatica.

La situazione, al momento, è parecchio magmatica. Le Forze di Polizia di tutta l’area asiatica sono perennemente sullo stato di allerta, il timore più grande è legato al ricordo indelebile di attentati di portata e vastità mondiali e che si sono svolti anche di recente. Il Continente asiatico si attrezza in quanto a volontà di omogeneizzare gli sforzi di tutti i Paesi Membri ASEAN e nel solco di una lotta integrata e comunitaria all’interno della Comunità ASEAN.

Dopo l’arresto di quattro soggetti di origine Uighura nel corso del fine settimana trascorso nella zona del Sulawesi, con l’accusa di sospetti legami di natura terroristica, la Polizia indonesiana non smette di investigare, a fronte di un costante aumento di casi di soggetti di etnia similare provenienti dalla Provincia cinese dello Xinjiang che si dirigono sempre più spesso verso l’area Sud Est asiatica.

I numeri di immigrati illegali provenienti dallo Xinjiang ed arrestati in Thailandia, Vietnam, Malaysia sono in aumento anch’essi e secondo gli analisti esperti su queste tematiche, il trend sembra destinato ad aumentare anche in termini di crescente violenza nella loro terra d’origine, più di quanto già accaduto in tempi recenti e negli ultimi anni.

Molti di questi immigrati illegali arrivano con la speranza di ottenere asilo in Turchia, una Nazione che spesso si è dichiarata simpatizzante della loro causa e che ritiene di avere afflato sia linguistico sia etnico, sebbene poi pochi soggetti abbiano successivamente fatto richiesta d’asilo in quella Nazione.

«La stragrande maggioranza non appoggia il separatismo sobillato dal terrorismo», ha affermato il dottor Rohan Gunaratna del Centro Internazionale per la Violenza Politica e la Ricerca sul Terrorismo di Singapore sollecitato su questi temi dai media locali. “In ogni caso –ha continuato- solo un piccolo numero di essi è coinvolto in attività di sostegno gli estremisti”.

I quattro uomini ora in stato di detenzione nel primo episodio finora avvenuto che leghi gli esponenti radicali degli Uighuri con miliziani dell’Indonesia si ritiene abbiano conseguito vantaggi da questo generale traffico illegale immigratorio, che attraversa la Thailandia e la Malaysia.

Il capo della Polizia Nazionale Indonesiana Sutarman ha riferito agli operatori dei media locali nella giornata di ieri che i quattro potrebbero essere legati a Santoso, un miliziano da tempo ricercato che guida i Mujahidin Indonesiani Orientali MIT, un gruppo che ha dichiarato lealtà allo Stato Islamico in Iraq e Siria (cioé all’ISIS) in un video immesso in rete proprio in questi ultimi giorni.

«Perché vogliano legarsi a Santoso? Per addestramento, terrorizzare o qualsiasi altro motivo, si tratta di temi tutti oggetto delle nostre indagini, anche il fatto che possa esservi di mezzo un legame con l’ISIS è materia da analizzare meglio e che comunque è oggetto indagine», ha aggiunto Sutarman. Il Capo della Polizia Nazionale Indonesiana ha anche riferito che gli arrestati avevano incontrato altri tre indonesiani a Makassar, presi a Palu e poi a Poso.

Poso è un ricettacolo da tempo per le attività dei miliziani ed è già stato un luogo di tensioni settarie nel passato. Un campo di addestramento terroristico è stato scoperto tra le montagne circostanti nel 2012.

Così come l’ISIS anche i Mujahidin Indonesiani Orientali vogliono creare un califfato globale.

Sutarman ha chiarito che vi sono stati non pochi ostacoli nelle indagini, dato che anche gli interpreti turchi non sono riusciti ad andare più in là del 60 per cento di quel che dicono gli Uighuri.

I quattro arrestati avevano tutti visti d’ingresso per l’Indonesia, apposti su passaporti turchi che sono apparsi subito dei passaporti falsi agli inquirenti, come ha aggiunto il portavoce della Polizia, Agus Rianto.

Sollecitato sul tema dei quattro arresti, il portavoce del Ministro cinese per gli Esteri Hong Lei durante un briefing con la stampa locale, ha affermato che bisogna ancora conoscere molti aspetti della questione che –al momento- rimangono alquanto opachi. Lo stesso Hong ha poi aggiunto: «Nel contesto delle circostanze di stampo internazionale, attualmente la Cina ritiene che tutte le Nazioni hanno bisogno di lavorare insieme per meglio combattere il terrorismo ed assicurare pace e sicurezza globale».

Al momento i media cinesi hanno duramente bollato la questione dei quattro in stato di detenzione come l’arresto di un quartetto di uomini di nazionalità turca, solo un giornale ha cercato di dare una spiegazione più ampia sui fatti dello scorso fine settimana.

Ma l’esperto in materia di lotta al terrorismo, Zhao Gancheng, ritiene che il Governo cinese dovrebbe essere seriamente preoccupato, dato che gli arresti sono una ulteriore prova dei forti legami in essere tra gli estremisti nello Xinjiang ed altri gruppi esterni.

«Qui non stiamo parlando di soli legami ideologici ma anche di relazioni organizzative poiché, se non lo fanno, gli Uighuri potrebbero davvero trovare parecchio difficile lasciare la Cina e le Nazioni Sud Est asiatiche», hanno riferito gli esperti dell’Istituto di Shanghai per gli Studi Internazionali ai media locali.

«Le forti critiche dell’ISIS nei confronti della politica di Pechino nello Xinjiag hanno già messo in grado la Cina di rendersi conto che la minaccia dei gruppi non risiede solo in Iraq o Siria ma si tratta di un fenomeno che riguarda l’itera regione asiatica».

 

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