sabato, Settembre 18

Indonesia: diritti umani violati e questioni irrisolte

0

Lo stato delle cose riguardanti il rispetto dei diritti umani in Indonesia. Si tratta della Nazione musulmana più popolosa al Mondo e tra le primissime economie più potenti del Pianeta al giorno d’oggi. L’area Sud Est asiatica – nel contesto più generale dell’area asiatica intesa nel suo più complesso – è oggi una ulteriore frontiera in termini di valutazione del rispetto dei diritti umani, dei lavoratori e delle etnie minoritarie, tutte tematiche dove si constata una paradossale dicotomia: da una parte aree economicamente emerse o già talmente sviluppate da essere in chiara competizione con le più potenti economie mondiali e dall’altra una serie di questioni irrisolte per quel che concerne – invece – la gestione dei profughi, le condizioni del mercato del lavoro, le diseguaglianze sociali ed etniche, il rispetto dei diritti umani, specificatamente quelli della libera espressione e della libertà degli individui o dei gruppi politici.

In questo specifico frangente, la Commissione Indonesiana sul Rispetto dei Diritti Umani ha chiesto con insistenza al Presidente indonesiano in carica, Joko ‘Jokowi’ Widodo, di porre fine alle violazioni dei diritti umani condotte nella parte più orientale della Provincia di Papua, dopo aver ricevuto l’accusa fatta nei confronti della Polizia, ritenuta d’essere la responsabile dell’uccisione di una persona e del ferimento di altre 16 nell’ambito delle operazioni effettuate al fine di fermare alcune manifestazioni locali di protesta.

L’azione repressiva della Polizia indonesiana indicata nell’accusa, ha avuto inizio alla fine di Luglio scorso, quando i lavoratori di un cantiere nell’area del Distretto Provinciale di Deivai hanno rifiutato di trasportare un uomo che era quasi affogato nelle acque di un fiume nelle vicinanze verso il più vicino Ospedale, stando a quanto riportano alcuni media locali. Gli stessi media hanno poi aggiunto che i residenti del Distretto si sono risentiti e scatenati contro il campo dove vengono ospitati i lavoratori del cantiere e contro la locale sede della Polizia, cui erano giunte le chiamate in soccorso da parte dei vertici della società che dirige il cantiere, il momento in cui era giunta la notizia che l’uomo quasi affogato nel fiume in quell’area era successivamente morto. A qual punto, la Polizia ha sparato alcuni colpi di avvertimento per sedare l’azione violenta di protesta dei residenti e disperdere, così, i manifestanti. La Polizia, però, contesta le cifre, affermando che non si tratta di 16 residenti raggiunti dai colpi di avvertimento ma nove, uno di essi è morto dopo essere stato colpito ad una gamba.

La Commissione Indonesiana per i Diritti Umani ha affermato, quindi, che il Presidente Joko Widodo dovrebbe intraprendere azioni in prima persona e condurre un’opera chiara e forte in difesa dei casi riguardanti i Diritti Umani nel territorio di Papua attraverso un dialogo pacifico tra le parti e quanto più possibile inclusivo nei confronti del maggior numero possibile di attori nell’area in oggetto. Pur nel rispetto della unità dell’intero territorio – peraltro vasto – della intera Repubblica Indonesiana. Peraltro, la Commissione Indonesiana sui Diritti Umani, una istituzione statale indipendente dal Governo e responsabile dello studio e della mediazione circa le questioni inerenti i Diritti Umani – ha inviato propri esponenti a Papua per indagare meglio e più da vicino sull’intera vicenda degli incidenti.

Le fonti ufficiali delle Forze di Polizia indonesiane rifiutano di lasciare dichiarazioni sugli accadimenti di Papua.  Le organizzazioni che si interessano di Diritti Umani sono un po’ tutte concordi nel ritenere che si tratti di violazioni alquanto gravi. In realtà, azioni di forza condotte dalla Polizia Indonesiana realizzate sulla base di chiamate giunte da parte di aziende e società che operano sul territorio indonesiano non sono affatto una novità. Anzi, più di 60 persone sono morte finora proprio a causa delle azioni dure di repressione attuate dalle Forze di Polizia indonesiane, per quel che riportano le ONG e le Associazioni di varia provenienza che operano nel campo del rispetto dei diritti umani a livello globale.

La sola affermazione fatta dalla polizia Indonesiana in merito ai più recenti fatti di Papua è relativa alla costituzione di una Commissione interna a fini di indagine per definire meglio i contorni della questione e ribattere punto per punto sui dati offerti dai lavoratori edili sui frangenti in oggetto. E proprio questa stessa Commissione interna ha già provveduto a interrogare tutti i funzionari di polizia coinvolti nei fatti.

Report riguardanti casi di violazioni dei diritti umani soprattutto nell’area di Papua sono scaturiti già numerose volte, proprio in un’area dove sono attivi movimenti separatisti in lotta da decenni.

La International Coalition for Papua nel suo report del 2017 afferma che vi è un sensibile peggioramento della condizione dei diritti umani segnalato negli anni 2015 e 2016 rispetto alla media dei casi segnalati negli anni precedenti. L’Indonesia ha raggiunto l’Indipendenza dall’Olanda dopo un referendum parecchio contestato e sostenuto dalle Nazioni Unite condotto nel 1969. Nonostante le grandi ricchezze in termini di risorse, la Provincia di papua è ancor oggi tra le più povere regioni all’interno delle Economie di tutto il Sud Est Asia.

La situazione acquisisce un contesto particolare se si considera, appunto, che si tratta della Nazione musulmana più popolosa al Mondo, dove la Sharia è Legge che guida l’intero Arcipelago e che tutto il Paese è in attenta opera di contenimento dei fenomeni separatisti e di affiliazione all’ISIS le cui ‘sirene’ non sono mai sopite né in quanto a reclutatori o reclutamenti né in termini di attentati eseguiti e potenzialmente attuabili ancor oggi in tutto il vasto territorio della Nazione. Il Governo Centrale, quindi, ha parecchie questioni di rilevanza nazionale particolarmente difficili da fronteggiare. La crescita economica indonesiana è sotto gli occhi di tutti, nel Mondo, è una delle principali potenze planetarie, da questo punto di vista. Ma la gestione delle etnie minoritarie, del rispetto dei diritti umani e di un maggiore coinvolgimento inclusivo della propria società è parte dei problemi che si vanno via via constatando un po’ in tutta l’area del Sud Est Asia. Da questo punto di vista, l’Indonesia è una specie di allegoria del tutto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->