mercoledì, Settembre 22

Indipendenza, la Sardegna al voto field_506ffb1d3dbe2

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Gavino-Sale

 

L’indipendentismo sardo si presenta al voto per il rinnovo del Consiglio Regionale, ancora una volta, frammentato e frazionato al suo interno. Le liste che si richiamano all’autonomia dallo Stato Italiano, sulla scheda elettorale che verrà posta sotto gli occhi dei votanti sardi domenica 16 febbraio, sono una vera e propria miriade. Frazionato, certo, ma con una convenzione: che la maggioranza dei sardi sia indipendentista.

Il Partito Sardo d’Azione (PSd’Az), ad esempio, continuerà ad appoggiare Ugo Cappellacci (Presidente uscente e ricandidato) dopo aver lambito il Partito Democratico dopo la vittoria di Francesca Barracciu alle primarie, così come l’UdS (Unione dei Sardi) e la lista Zona Franca – Lista Randaccio della stessa Maria Rosaria Randaccio.
Partito dei Sardi, Rossomori e iRS (indipendentzia Repubrica de Sardigna), invece, hanno scelto di parteggiare per il centrosinistra e di sostenere il candidato Presidente Francesco Pigliaru, subentrato all’eurodeputata Barracciu.
Ai lati delle coalizioni ‘italiane’, trainate da Pd e Forza Italia, vi è un coacervo di liste civiche e di indipendentismo in ordine sparso: Michela Murgia è supportata da ProgReS e dalle liste civiche Gentes e Comunidades; Mauro Pili (ex Governatore) dalle liste Soberania, Unidos e dalla storica lista Fortza Paris; Pierfranco Devias dal Fronte Indipendentista Unidu e Gigi Sanna dal Movimento per la Zona Franca.
Escluso, invece, dalla competizione elettorale Meris il partito di Doddore Meloni che avrebbe candidato Cristina Puddu a Presidente del Consiglio Regionale. Ultima, ma non meno importante, la mancanza di Sardigna Natzione – Indipendentzia, capitanata da Bustianu Cumpostu.
In una recente intervista al quotidiano online ‘Controlacrisi’, Cumpostu aveva dichiarato che quella della non partecipazione è stata «una decisione politica».  «Abbiamo deciso di non presentarci per creare un trauma all’interno del mondo indipendentista che non è riuscito a riunirsi in una proposta univoca al fine di creare un soggetto politico che potesse essere realmente alternativo ai partiti italiani. Lo abbiamo tentato in tutti i modi, fino all’ultimo momento, fino anche ad arrivare alla presentazione di un simbolo in cui erano presenti altre liste; abbiamo offerto questa proposta alla coalizione Sardegna possibile, la cui candidata presidente è Michela Murgia, ma non è stato realizzabile. Una parte degli indipendentisti, poi, si è accodata al centrosinistra ma noi, indipendentisti storici, non potevamo seguirli. Abbiamo scelto questa volta di rimanere fuori dalla competizione elettorale e di non dare indicazione di voto precisa ma dire alla gente di votare strettamente i lavoratori e i rappresentanti delle imprese della Sardegna che si candidano all’interno delle liste sparse: dai zonafranchisti alle liste indipendenti».
Qui sta il punto: buona parte delle organizzazioni indipendentiste ha accettato la candidatura di Pigliaru e, quindi, l’alleanza coi partiti italiani. Eccezion fatta per i Rossomori di Gesuino Muledda, nati da una scissione del PSd’Az perché aveva scelto di dare a suo tempo il proprio appoggio ad Ugo Cappellacci e al centrodestra, assieme a Pd, Sel, Rifondazione/Comunisti Italiani e Idv, sono presenti iRS e il Partito dei Sardi 
Perché tanto stupore? Perché iRS – indipendentzia Repubrica de Sardigna nasce circa dieci anni fa andando a ‘rottamare’ perfino il simbolo storico dell’indipendentismo della Sardegna: i quattro mori.
Il nuovo simbolo di chi lotta per l’autodeterminazione dell’Isola sarebbe diventato un alberello verde sradicato e stilizzato: l’albero verde arborense.
Quel simbolo, la cui storia è stata tracciata diffusamente nel volume ‘La vera storia della bandiera dei Sardi’ di Franciscu Sedda, ha letteralmente invaso il campo indipendentista: ProGreS, ad esempio, è il partito che ha proposto la candidatura di Michela Murgia come Governatrice della Sardegna e nasce, dunque, da una scissione di iRS.
Il livello di contaminazione del partito di Gavino Sale, dunque, ha fatto sì che la nuova organizzazione che si era venuta a creare non riprendesse più il simbolo classico, il brand ‘finito anche sulle bottiglie dell’Ichnusa’, bensì l’albero verde.
Sembra un po’ strano, dunque, che il pasionario Sale si sia prestato ad un ripiegamento tale in favore del centrosinistra e dei partiti italiani, lo stesso leader, dunque, ci spiega le sue ragioni  affermando come ci siano state motivazioni alla base della scelta: “La prima è storica”, ci spiega Gavino Sale, “iRS – indipendentzia Repubblica da Sardigna, nasce dieci anni fa. In questo lasso di tempo abbiamo realizzato battaglie in solitaria, condotto lotte da soli e raggiungendo  risultati numerici buoni. Da un punto di vista numerico ed elettorale, quindi, l’esperienza è andata molto bene; dall’altra iRS era l’unico movimento che parlava di indipendenza, raggiungibile in forma nonviolenta e gandhiana, apportando una rivoluzione culturale prima che politica: abbiamo cambiato, e questo lo riconoscono tutti, la ‘forma mentis’ dei sardi, guardando da un punto di vista indipendentista o – usando un termine più ‘aggiornato’ per questa campagna elettorale – per raggiungere alcuni segmenti di sovranità.

 

E, tutto questo, Sale, ha fatto nascere, pullulare, una marea di movimenti nuovi, tutti indipendentisti sia di destra che di sinistra. Corretto?
Corretto. Di questo, di aver cambiato mentalità ai sardi, siamo soddisfatti, per cui, potremmo anche andarcene ‘in ferie’, visto che il processo che abbiamo innescato è in atto, sotto gli occhi di tutti. Ormai crediamo che ci sia un processo irreversibile nell’Isola: la Sardegna sta dirigendosi verso una strada di tipo catalano, o meglio ancora scozzese. Perché iRS si presenta con la sinistra? Perché in questo pullulare di movimenti, tra cui anche il movimento di Michela Murgia che, almeno a parole, si definisce indipendentista, abbiamo tentato di aggregarli più o meno tutti. La parte di essi che più è stata restìa all’aggregazione è stata proprio  quella vicina a Michela Murgia.

Murgia che, tra le altre cose, era all’interno di iRS prima della scissione che aveva sancito la nascita di ProgReS …
La Murgia è stata la protagonista più determinata a progettare, e realizzare, la scissione. Lei, Bobore Bussa, Omar Onnis, gli stessi che sono ancora in ProgReS. Murgia appare d’improvviso dentro iRS, senza avere mai avuto tessera, si mette in azione, progetta e realizza una scissione. Quindi, tornando a noi iRS, Sardigna natzione, Rossomori, Partito dei sardi e Sardigna Libera (il movimento di Claudia Zuncheddu) propongono a Michela Murgia di rimanere la candidata Presidente per la Regione Sardegna insieme al gruppo ProGreS, ‘gentes’ e Comunidades: in questo caso ci sarebbe stata la seria possibilità di vincere le elezioni. Dal momento che abbiamo avuto una risposta negativa sono scattati dei meccanismi fuori logica all’interno del mondo politico e tutti noi ci siamo chiesti come fosse possibile che ogni candidato si  mettesse in corsa per vincere.
Il dubbio si è insinuato: qual è il ruolo della Murgia se non vincere? Il ruolo della Murgia ha due finalità: primo, non far unire il mondo indipendentista e sovranista, in quanto sarebbe diventato un precedente molto pericoloso per la storia politica della Sardegna; secondo, il potere secolarizzato dell’editoria, televisione e carta stampata, in questo ventennio è stato determinante nel processo politico/culturale italiano, per la prima volta si nota un’ingerenza massiva di questo potere in Sardegna. Guarda caso la Murgia possiede contratti con Einaudi e Mondadori e tutti conosciamo chi è il proprietario di questi due gruppi. Suppongo si sappia. E vediamo che gli interessi del Signor Cappellacci, di Mondadori e di Murgia, sono perfettamente funzionali ad un progetto.

Mi sta dicendo che Michela Murgia sarebbe funzionale ad un progetto assieme alle destre? 
Sì, anche perché il gruppo editoriale per cui la Murgia ha i suoi contratti ha grossissimi interessi in Sardegna che vengono tutelati dal Signor Cappellacci. Infatti Murgia e Cappellacci si beccano, ma senza farsi male… E rubano le scene mediatiche a tutti gli altri candidati facendo finta di darsele ‘tu sei così’, ‘tu sei colà’, ma poi non trattano mai questioni né politiche, né economiche.

 

Murgia a parte, il dato da rilevare, in merito a queste elezioni regionali, è che iRS aveva depositato un simbolo, una sorta di lista comune, un ombrello indipendentista dal nome Soberanistas – Indipendentistas. La lista comune vedeva assieme a iRS, Sardigna Libera di Claudia Zuncheddu e Sardigna Natzione di Bustianu Cumpostu. A quanto pare, quindi, il centrosinistra non era l’unica scelta, ma il fatto che quel simbolo non avesse mai visto la luce della scheda elettorale, Gavino Sale lo spiega così: “Quei simboli li abbiamo presentati un po’ per scaramanzia: nel senso che se ci fosse andato male tutto quanto, avremmo messo insieme questi simboli. Ma quella lista non aveva nessuna possibilità sia numerica, sia come proposta politica in sé. Mentre il fatto che ha sparigliato i giochi è stato la scelta di appoggiare il Presidente Pigliaru. La trattativa che ha fatto iRS non è col Partito democratico, assolutamente no. La trattativa è stata con il presidente Francesco Pigliaru, persona equilibrata, pulita, figlio del professor Pigliaru, aventi robuste radici culturali radicate nel territorio rimodernate e rivisitate in termini attuali rispetto alla situazione sarda. In antitesi, dunque, a tutto quel mondo ‘allegro e disinvolto’ di ‘polveri bianche’ e ‘cose affini’, giusto per capirci, che abbiamo visto sia in Italia sia in Sardegna negli ultimi tempi”.

Certo è che, mettiamola così: le malelingue affermano che iRS abbia trattato col Partito Democratico, e, in effetti, l’albero verde arborense compare vicino al simbolo del partito italiano per eccellenza e che tutela le larghe intese e che, ora, per personalismi interni è riuscito a far dimettere il proprio Presidente del Consiglio dei Ministri. A questo Gavino Sale afferma che “all’interno dei partiti italiani ci sono moltissimi sardi e che è inutile ripetersi tra indipendentisti ‘noi siamo indipendentisti’: noi non ci rivolgiamo all’1% o allo 0,%: noi ci rivolgiamo almeno al 50% dei sardi. Questo è un salto qualitativo perché mantenere l’indipendentismo fuori dai giochi politici era come ghettizzarlo, farne quasi una setta. Una setta purissima, per carità, che però non incideva più nella società sarda. A questo punto c’è stato il salto: invece che fare solo testimonianza ed opposizione, ci rimbocchiamo le maniche e vogliamo essere forza di Governo. Perché? Perché ogni ipotesi, tesi e prassi, e le forme di agire di iRS, sono patrimonio comune collettivo di tutta la classe politica sarda: t-u-t-t-a! Dico questo perché è l’evidenza tanto che Mauro Pili, candidato Presidente, parla di indipendenza; Michela Murgia parla di indipendenza, Pierfranco Devias parla di indipendenza, perfino Cappellacci ne parla! Allora l’obbiettivo è stato raggiunto! Quindi, perché non diventare forza di Governo? Ovviamente abbiamo perso l’area purista e settaria dell’indipendentismo, ma c’è tutto un mondo di sinistra che ormai ci sta appoggiando”

Sale, dunque, è fermamente convinto della maggioranza ‘de facto‘ degli indipendentisti in Sardegna. “Quell’opera di penetrazione che abbiamo iniziato dieci anni fa sta arrivando a compimento in forme sostanziali, pratiche, concrete e governative. Tutti i programmi, dunque, sono tutti sulla falsariga di iRS, nel senso che noi chiediamo al presidente Pigliaru, innanzitutto, di salvare le aziende, quelle che ancora reggono nonostante la crisi e l’attacco furibondo delle banche e di Equitalia. In Italia le cartelle esattoriali aumentano del 12%, in Sardegna aumento del 25%. In un’economia così fragile, in un’isola, è fatale, tant’è che il tasso di suicidi più alto è ormai in Sardegna, i maggiori consumatori di psicofarmaci sono in Sardegna, a me dispiace dirlo, dal momento che viviamo in paradiso come diceva Fabrizio de Andrè”.

 

Ma tutto questo, Sale, si riesce a compiere in che modo?
Aprendo una trattativa con lo Stato Italiano,e Pigliaru in questo è esperto, mi riferisco alla vertenza entrate: l’Italia ci doveva 10 miliardi (per l’articolo 8 dello Statuto) ma decide, non avendo restituito questi soldi derivanti dai proventi della tassazione della Sardegna, di spalmarne la restituzione in vent’anni. Il nostro debito, dunque, che abbiamo con lo Stato italiano, che ammonta più o meno a quattro miliardi più interessi astronomici lo andiamo a contrattare spalmandone la restituzione in vent’anni, trovando poi altre forme di restituzione. Cosa potrebbe succedere? Che salveremmo aziende, quindi lavoratori, quindi famiglie, potendo uscire da questa tristezza infinita che ci avvolge!

Salvare aziende, ritrattare il debito, riacquisizione della sovranità: si rilancerebbe la proposta dell’Agenzia sarda delle entrate?
Esatto! Invece che pagare a Roma, paghiamo a Cagliari. E poi diamo allo Stato quello che gli spetta, anche se non siamo molto convinti che gli spetti qualcosa. A meno che non ci venga spiegato il perché: per diritto dinastico? Perché ci hanno conquistato i Savoia 150 anni fa?.

 

Di pari passo al concetto di sovranità, iRS aveva indetto un’assemblea in occasione della presentazione per la lista, in cui anteponeva il concetto di sovranismo a quello di indipendentismo. Il politologo orunese Carlo Pala, in una recente intervista rilasciata a ‘L’indro.it, affermava come, secondo lui, il sovranismo fosse solo un passaggio che poi dovrebbe portare all’indipendenza fattiva: “La sovranità esiste, e come si esiste!“, ci spiegava in quella intervista.  “E’ un concetto che rappresenta una tappa dell’indipendentismo. La Scozia è diventata sovrana quando alla fine degli anni ‘70 ha scoperto i giacimenti di petrolio al largo delle isole Ebridi. Il partito che adesso governa la Scozia, in quell’epoca era un partito fortemente autonomista e identitario ma non avevo una caratterizzazione ben definita, nel momento in cui sono stati scoperti i giacimenti di oro nero e Londra se ne voleva impossessare non lasciando niente alla Scozia, essa inizia quel percorso per cui, piano piano, diventa sovrana dal punto di vista economico, prima che vi fosse la devolution di Blair. Questo vuol dire che la sovranità esiste, come concetto, può essere applicato in diversi campi della vita della popolazione, anche in quello culturale ad esempio, ma è una tappa per arrivare all’indipendentismo. Gli indipendentisti veri odiano il termine sovranismo, innanzitutto perché, secondo me a ragione non significa nulla, ma secondariamente perché vedono nella sovranità un aspetto molto importante del loro agire politico, ma è una tappa. […] Sarebbe meglio definirsi autonomisti. Se mi definisco sovranista potrei confondermi con il mare magnum di persone, che sono affezionate alla propria identità, ma che non hanno un’idea e una caratterizzazione politica chiara. Ecco perché quel termine è da rifuggire, almeno in un dialogo scientifico, ma anche in un dialogo più colloquiale. Anche perché gli stessi indipendentisti tengono da parte quel termine, almeno in Sardegna: lo vedono come una stratagemma affinché le coalizioni più grandi, che vanno formandosi per le regionali, possano dire anche loro di essere sovranisti. Fino a poco tempo fa era impossibile che dei partiti italiani si spostassero verso tematiche che sono fortemente identitarie.

Per Gavino Sale, dunque, iRS ha “coniato questo termine un anno e mezzo fa, abbiamo detto che l’indipendenza non si ottiene nell’arco di una legislatura: neanche per idea. L’indipendenza è un’ipotesi strategica nel medio/lungo termine. Noi, adesso, dobbiamo amministrare, governare. Dobbiamo, quindi, tranquillizzare e far diventare graduale questo messaggio: è una forma tranquilla, un passettino collettivo in avanti: dall’autonomia, che non era altro che una catena ormai diventata troppo corta, ad una traiettoria nuova che va dritta verso l’indipendenza. È un passo in avanti accettato da tutti, da destra a sinistra. Il miracolo è stato proprio quello! Aver avuto l’intuizione di parlare di segmenti di sovranità e cioè: sovranità fiscale, energetica, agroalimentare, linguistico/culturale. Questi temi hanno riscosso un  consenso inaspettato, tutti si sperticano in lodi sui temi sovranisti, oggi. Ma è un opportunismo! Bisogna, quindi, tradurre questo in governo e pratica politica”.

Il problema, però, per il Segretario di iRS è sempre Michela Murgia, secondo Gavino SaleSa benissimo che non vincerà, perché non ha i numeri: si vince al 40%, non con il 15%, così come gli ultimi sondaggi riportano. A questo punto, stanti questi numeri, il progetto di Michela Murgia è saltato”.

 

Non mi starà mica parlando di ‘voto utile’, vero Gavino?
Sto parlando di responsabilità: Murgia a questo punto deve decidere chi deve far vincere. Io so chi vuole far vincere la Murgia: Cappellacci e il suo gruppo editoriale di riferimento. Lei ha rifiutato di vincere fin dal principio chiudendo le porte alle altre organizzazioni politiche indipendentiste.

Anche perché l’area sovranista-indipendentista ha condizionato fortemente l’area del centrosinistra….:Senza di noi il Partito Democratico perderebbe le elezioni! E, dico di più, a questo punto il confronto diventa molto, molto interessante. Presto le basi del Partito democratico, di Sinistra ecologia libertà, di Rifondazione, dei giovani che compongono le organizzazioni politiche che ho citato, inizieranno a fremere per la questione sovranista. Abbiamo preso in mano la storia paralizzata, come se un destino infernale l’avesse bloccata e l’abbiamo acchiappata come una palla di neve spingendola verso il costone facendola diventare valanga. Questo è quello che sta succedendo in Sardegna”

 

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