lunedì, Settembre 20

Indipendenza Catalogna: se è il popolo a volerla, chi si può opporre? Intervista esclusiva Silvio Falcón, Presidente dell’Associazione Finestra d’Oportunitat

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Se ne erano al corrente, perché non hanno fatto niente per impedire questa operazione online? Chi sta finanziando questi canali internet? Quali società si nascondono dietro queste operazioni nel web e quali sono i loro interessi legati al referendum?

La Guardia Civil ha osteggiato sotto controllo alcune comunicazioni postali private e ha bloccato, per ordine giudiziario, più di 140 siti web legati al referendum. Alcuni di questi erano stati creati dal Governo, però la maggior parte erano siti ad hoc, realizzati per appoggiare la giornata democratica e per garantire che le persone fossero informate in tempo riguardo la forma e le condizioni in cui il referendum verrà celebrato.

Quali sono le lobby economiche, che appoggiano la consultazione del 1 ottobre e il movimento indipendentista catalano?

I principali sindacati appoggiano il referendum, così come i datori di lavoro delle piccole e medie imprese in Catalogna. In cambio, i datori delle grandi imprese si oppongono all’indipendenza e al referendum, riconoscendo che la Spagna può proibire la sua realizzazione. Nonostante ci siano differenti correnti nell’indipendentismo catalano (dall’estrema sinistra ai democristiani), non si può comunque asserire che abbia l’appoggio dell’oligarchia catalana. Banco Sabadell o Caixabank, per citare due esempi di imprese catalane, si oppongono fermamente alla secessione e al referendum. L’oligarchia catalana rifiuta il 1-O, mentre la grande mobilitazione popolare lo sostiene.

Lei crede che l’indipendenza della Catalogna potrebbe influenzare le altre realtà indipendentiste spagnole? Se la catalogna raggiungerà l’indipendenza, e se questo risultato in qualche modo darà coraggio agli altri movimenti indipendentisti, che scenario si verrà a creare in Spagna? Quali potrebbero essere le reazioni dei Paesi Baschi e della Galizia, ad esempio?

La situazione in Catalogna apre, senza dubbio, una finestra d’opportunità per il resto delle popolazioni dello Stato spagnolo, anche se ciò non implica che a breve si verranno a formare dei movimenti indipendentisti anche nei Paesi Baschi o in Galizia. Ci sono delle differenze culturali, storiche e politiche. Il caso catalano è unico è singolare, ma può convertirsi in un nuovo modello, una via d’accesso a un nuovo status come soggetto politico indipendente. Anche la sinistra spagnola potrà approfittarne per proporre un cambio in una nuova Spagna senza la Catalogna. Bisognerà vedere se vi sarà la maggioranza necessaria per conseguirlo.

Lei crede che il movimento di indipendenza catalana potrà in qualche modo influenzare li movimenti indipendentisti in Europa?

Ogni movimento indipendentista è unico e differente.  Ogni caso presenta delle ragioni diverse, che siano economiche, culturali, storiche, etc.. Quello catalano ha, di fatto, menzionato specialmente la variabile della volontà democratica, ed è questo quello che gli indipendentisti stanno utilizzando per legittimare il loro processo politico. L’appoggio cittadino è il fattore che configura la realtà in cui oggi vive la Catalogna. L’Unione Europea dovrà adattarsi a questa nuova realtà e dovrà permettere alla Catalogna un re-entrée nel ‘club europeo’ tramite un fast-track -accesso facilitato -, cui obiettivo sarà quello di  far continuare l’import-export e di dare copertura ai 7 milioni di cittadini europei che vivono in Catalogna. Non credo che la questione catalana possa avere ulteriori conseguenze sugli altri Paesi europei. Infine, ciò che di solito determina un processo di emancipazione nazionale sono le relazioni di forza nel territorio. Se gli indipendentisti – in Catalogna, o dovunque sia – contano su di una solida maggioranza, sostenuta da tempo, chi può evitare una loro secessione?

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