domenica, Agosto 1

India: WTO e crisi alimentare field_506ffb1d3dbe2

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 India

New Delhi – Dopo la sua partecipazione al vertice BRICS sull’accordo di facilitazione del commercio proposto dal Consiglio generale dell’OMC/WTO, la posizione dell’India ha impressionato gli Stati Uniti e molte altre Nazioni sviluppate, accreditandosi come rappresentante del mondo in via di sviluppo.

Il Governo di Narendra Modi ha assunto una posizione forte in merito alla ratifica dell’accordo di facilitazione degli scambi (Trade Facilitation Agreement, TFA) del Consiglio Generale OMC a Ginevra, chiedendo una seria attenzione da parte del mondo sviluppato verso la questione della sicurezza alimentare, che colpisce 600 milioni di poveri di tutto il mondo, e di trovare una soluzione permanente al problema. Mentre si prevede che il TFA sia ratificato entro il 31 luglio, l’India cerca di far slittare la data al 31 dicembre, in attesa di trovare una soluzione definitiva.

Paesi in via di sviluppo come l’India e il Sudafrica hanno voluto che le questioni legate alla sicurezza e al sostegno alimentare fossero considerate per quel che sono: un’ancora di salvezza per centinaia di migliaia di persone, da discutere prima della questione del TFA.

«L’India è del parere che l’accordo di facilitazione del commercio si debba attuare come parte di un accordo generale che comprende la soluzione permanente del problema della sicurezza alimentare», ha detto Anjali Prasad, l’Ambasciatore indiano, alla riunione dell’OMC.

La posizione dell’India ha deluso la maggior parte dei Paesi sviluppati, tra cui gli Stati Uniti, che premono sulla rapida ratifica del TFA; questa ratifica dovrebbe aggiungere circa 1.000 miliardi dollari al PIL mondiale e può anche generare 21 milioni di posti di lavoro, tagliando burocrazia e rendendo più agile il transito doganale.  

«Siamo molto scoraggiati che una piccola manciata di membri di questa organizzazione siano pronti a disconoscere gli impegni assunti a Bali, a uccidere l’accordo di Bali, a interrompere quella forma di condivisione del potere che in buona fede avevamo tutti condiviso, a spegnere le luci dentro questo edificio comune, per riportarlo nel buio», ha detto il vice rappresentante al Commercio USA Michael Punke.

Le parole di Michael Punke dove parla di ‘piccola manciata di membri’ è visto come un tentativo di minare gli interessi di una significativa popolazione di poveri, ha risposto il Ministro del Commercio e Industria indiano, Nirmala Sitharaman, dicendo: «Bali era un pacchetto intero, non si possono rilanciare singole offerte basandosi su quell’accordo», come invece diceva ’Hindu Businessline’.

Nella sua dichiarazione, l’India ha detto che una sola azione per trovare una soluzione definitiva sono importante per far sì che milioni di agricoltori e famiglie povere -che dipendono dalle scorte alimentari nazionali- non vivano più nella paura. «Mettere a repentaglio la sicurezza alimentare di milioni di persone sull’altare di una semplice anomalia delle regole è inaccettabile», dice il comunicato in cui l’India spiega la propria posizione molto chiaramente.

Mentre lancia appelli affinché il consiglio OMC possa convocare sessioni speciali in cerca di una soluzione permanente, l’India ha voluto che i sussidi per l’approvvigionamento di cibo fossero esclusi dalla categoria dei sussidi che disturbano il sistema degli scambi. Ha inoltre chiesto che l’anno in corso fosse fissato come anno di riferimento per il calcolo dei sussidi alimentari  -attualmente si fa riferimento al 1986.

«Tutto quello che chiediamo è che la questione delle scorte pubbliche sia portata avanti con quella della facilitazione degli scambi», dice la nota, aggiungendo che «Noi non saremo soltanto in grado di trovare una soluzione definitiva alla questione delle scorte per la sicurezza alimentare, ma anche di implementare l’accordo di facilitazione del commercio, e nei tempi concordati», a condizione che tutti i membri dell’OMC dimostrino la stessa energia ed impegno sulle altre questioni discusse a Bali.

Invece, «come se non bastasse, sono stati fatti sforzi intensi per sovvertire il mandato – eliminando i suoi elementi fondamentali», ha detto l’India nella sua dichiarazione, facendo sorprendentemente riferimento agli Stati Uniti ed alle altre nazioni industrializzate.

Vedendo la posizione indiana come un blocco al patto commerciale, Punke ha detto, «è profondamente deludente che siamo arrivati ​​a questo punto. Io non voglio parlare troppo direttamente della questione sulla detenzione di scorte pubblica per la sicurezza alimentare, perché su questo si è concentrata molta attenzione», ha aggiunto. «Non abbiamo fermato nulla. Se questa è l’interpretazione, Dio solo sa quante volte l’OMC è stata bloccata. Nessuno però lo ha detto nel 2006, 2005, 2008, 2009, 2013, quando i colloqui sono deragliati a causa degli atteggiamenti problematici dei Paesi industrializzati», ha detto KR Sudhaman, del Financial Chronicle, citando un funzionario del Ministero del Commercio che ha anche detto, «la sicurezza alimentare non è un questione esoterica, si tratta di una questione rilevante e reale».

Mentre i membri, compresi Paesi in via di sviluppo come Nigeria, Pakistan e Thailandia, concludevano l’accordo di facilitazione del commercio, l’opposizione indiana si è attirata il sostegno di Cuba, Venezuela e Bolivia, che hanno espresso il loro disappunto dicendo che solo i Paesi ricchi hanno ottenuto quello che volevano dalla conferenza di Bali.

Definendo la posizione dura dell’India come ‘apostasia’, che avrebbe portato l’OMC ‘sull’orlo della crisi’, in un comunicato il rappresentante dell’US Trade Michael Froman ha detto che «Gli Stati Uniti dovrebbero consultarsi con gli altri membri dell’OMC sugli appropriati passi futuri».

L’opposizione frontale all’accordo di facilitazione degli scambi, fortemente spinto dai membri industrializzati dell’OMC, da parte dell’India e di molti altri Paesi in via di sviluppo, tra cui il Sudafrica, ha sollevato interrogativi in merito all’obiettivo di OMC e all’impegno dei Paesi sviluppati per conseguire il benessere e lo sviluppo dei poveri anziché perseguire strategie espansionistiche di mercato per la realizzazione dei propri interessi commerciali.

La questione principale è: gli interessi di milioni di poveri verranno sacrificati per aprire il mercato ai produttori, con il pretesto dello sviluppo? E il problema più grande è: i Paesi sviluppati non stanno forse dimostrando la loro irresponsabilità nel trascurare la questione della sicurezza alimentare di milioni di poveri solo per promuovere i loro affari?

Dato che il Segretario di Stato USA John Kerry visiterà l’India il 30 luglio, domani, può darsi che debba già dare risposta alle domande provenienti da diversi forum internazionali.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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