mercoledì, Settembre 22

India tra i 5 maggiori esportatori di denaro sporco Dal G20 garanzie per arginare la situazione con un accordo di libero scambio di informazioni

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New Delhi – Secondo una ricerca condotta da Global Financial Integrity (GFI), nel decennio 2002-2011 l’India ha perso 343.900 miliardi di dollari a causa di illecite fuoriuscite di denaro, ovviamente ‘denaro sporco’;  prendere provvedimenti in merito dovrà essere una delle maggiori priorità del Governo indiano.

Sempre secondo le statistiche di GFI, l’India si colloca al quinto posto della black list dei Paesi con le maggiori fuoriuscite illecite di denaro  e, considerando il Pil, è il più povero dei dieci Paesi in cima alla lista.

In vetta alla classifica si colloca la Cina, con 1080 miliardi dollari di deflussi illeciti nel decennio di riferimento, seguita dalla Russia -con 880.960 miliardi-, dal Messico  -con 461.860 miliardi-,  dalla Malaysia -con 370.380 miliardi-,  e, infine, dall’India, con 343.930 miliardi. Nel 2010, l’India si è collocata all’ottavo posto tra i più grandi esportatori di denaro sporco.

Il totale dell’illecito in uscita dall’India è rimasto fermo a 7.9 miliardi di dollari nel 2002, ma è balzato a 84,9 miliardi dollari nel 2011, con una crescita di oltre il 1000% in un solo decennio. La crescita avrebbe superato tutti i record durante il 2012 e il 2013, se una parte dell’ammontare della truffa 2G e di altre truffe non fosse stato deviato su conti bancari esteri.

I flussi di denaro sporco sono sempre stati un problema enorme in India e il rapporto di GFI ‘I driver e le dinamiche dei flussi finanziari illeciti in India: 1948-2008, pubblicato nel 2010, ha provocato indignazione in tutto il Paese. Secondo il rapporto  -che ha analizzato i dati relativi ai sessant’anni tra il 1948 e il 2008-  l’economia sommersa indiana è strettamente legata ai flussi finanziari illegali: in India l’attuale valore totale delle attività illecite all’estero (462.000 miliardi dollari) rappresenta circa il 72% dell’economia sommersa del Paese. Questo significa che quasi tre quarti delle attività che compongono l’economia sommersa -secondo una stima rappresenterebbero il 50% Pil dell’India (circa 640 miliardi dollari alla fine del 2008)-  finisce fuori dal Paese.

La constatazione che solo il 27,8% degli illeciti economici dell’India si consumi all’interno del Paese stesso, supporta l’idea di chi sostiene come il desiderio di accumulare ricchezza illegalmente e senza attirare l’attenzione del Governo sia una delle motivazioni principali del trasferimento all’estero di capitali ‘fuori dalle regole’.

Nel periodo post-riforma dal 1991 al 2008, la deregolamentazione e la liberalizzazione degli scambi hanno accelerato la fuoriuscita di capitali dal Paese, così le opportunità di mispricing sono cresciute e si sono estese sull’India le ombre del sistema finanziario globale  -soprattutto per quanto riguarda i paradisi fiscali-  favorendo la crescita dell flusso illecito dei capitali verso l’estero.

Con l’avvio di misure per controllare tali flussi finanziari, il Governo precedente nel 2012 aveva potenziato gli sforzi per arginare il misinvoicing trade (attività commerciali senza l’emissione di fattura o apposita documentazione fiscale) alla dogana, recuperando quasi  400 milioni di dollari di entrate fiscali supplementari in due anni. Tuttavia, «l’India. limitando i flussi finanziari non legali, ha intaccato appena la superficie del problema», si legge in un comunicato GFI relativo ai risultati della ricerca.

La speranza di rintracciare il denaro fuoriuscito illegalmente dal Paese è cresciuta tra gli indiani grazie al Primo Ministro Narendra Modi che ha annunciato, subito dopo aver assunto la carica di Capo del Governo, la formazione di una Squadra investigativa speciale (SIT) per indagare i flussi finanziari non legali.

Questo denaro è spesso nascosto in Paesi con normative che tutelano l’identità dei titolari dei conti o che impongono una tassazione bassa e per questo, ovviamente, è necessaria la cooperazione delle autorità svizzere, che hanno tutto l’interesse a prestare la propria collaborazione senza alcuna fretta.

Una volta appurato che i titolari di conti bancari indiani avevano spostato il proprio denaro in segreto in altri Paesi, l’India è stato il primo Paese del G20 a richiedere una normativa per lo scambio automatico di informazioni finanziarie, richiesta che i membri del G20 si sono impegnati ad esaudire entro la fine del 2015.

Gli illeciti finanziari sono diventati una questione di interesse mondiale. I leader del G7 riuniti a Bruxelles hanno ribadito l’impegno a limitare i flussi finanziari illeciti derivanti dalla criminalità, dalla corruzione e dall’evasione fiscale, rispondendo alla richiesta del GFI di portare avanti iniziative esplicite contro i flussi finanziari illeciti e di inserirle tra gli obiettivi di sviluppo per la fine del 2015.

In un comunicato ufficiale, i leader dei Paesi membri del G7 hanno dichiarato: «Continueremo a lavorare per combattere l’evasione fiscale e i flussi illeciti di denaro, anche mediante il sostegno ai Paesi in via di sviluppo aiutandoli a rafforzare la loro base imponibile e a creare Stati stabili e sostenibili».

Questa visione dei leader mondiali porta una certa dose di speranza al Governo indiano per quanto riguarda il successo nella tracciabilità del denaro illegalmente depositato in banche estere. Gli economisti indiani concordano nel sostenere che frenare gli illeciti finanziari e garantire il monitoraggio del denaro sporco sarebbero iniziative di grande aiuto per la crescita economica dell’India.

(Traduzione di Francesca Penza)

 

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