lunedì, Giugno 21

India, schiarita sui marò field_506ffbaa4a8d4

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L’alzata di testa italiana sui marò smuove le acque. All’indomani della minaccia del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di «riservarsi l’urgente richiamo dell’Ambasciatore italiano a Nuova Delhi», l’India ha fatto sapere di «esaminare, con spirito positivo», una proposta di soluzione consensuale dell’Italia sul caso dei due fucilieri della Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti in India.
«Non possiamo prevedere quanto tempo prenderà questo esame, allo studio del nostro Governo. Mentre e la vicenda è nelle mani della Corte Suprema», ha precisato il Ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj. Per la prima volta, New Delhi ha comunque ammesso l’esistenza della proposta italiana, in risposta a un’interrogazione alla Camera alta del Partito comunista indiano (CPI) se fosse «un fatto la soluzione consensuale cercata dal Governo italiano alla vicenda, da tempo in sospeso, dei due militari italiani accusati dell’omicidio di due pescatori indiani, nel 2012, al largo delle coste del Kerala». Swaraj ha anche affermato che le «relazioni fra Italia ed India sono molto buone, lo spirito non può essere negativo ma positivo».

In attesa di una schiarita sulla crisi diplomatica con New Delhi -la Corte suprema indiana ha rigettato le richieste di rientro e di proroga del soggiorno in Italia dei due marò per Natale- l’Italia festeggia le timide aperture sulla flessibilità del piano di investimenti lanciato dal Presidente della Commissione europea (UE), Jean Claude Juncker, al vertice europeo di Bruxelles.
«Il via libera è un traguardo sulla strada della crescita. Un primo passo, non certo l’ultimo, ma comunque buono», ha incalzato il Premier italiano Matteo Renzi, soddisfatto che, «per la prima volta», la flessibilità venga legata, nero su bianco, agli investimenti.
Ma i margini per la crescita restano stretti, a causa del freno tirato dalla Germania. La flessibilità applicata è quella «già esistente» nel Patto di Stabilità. Ma anche il Capo della Banca centrale europea (BCE) Mario Draghi ha promosso il piano che crea un nuovo fondo per gli investimenti strategici (EFSI), per mobilitare 315 miliardi di euro tra il 2015 e il 2017.
A gennaio la Commissione UE presenterà i dettagli sul tipo di progetti finanziati. Juncker, intanto, ha dichiarato la sua
«piena fiducia in Renzi, certo di non restare deluso». Il Premier-rottamatore, da parte sua, al termine del semestre italiano europeo ha ripetuto il mantra della «crescita, crescita, crescita. Non solo austerità. Questa è l’eredità che lasciamo».

Importanti notizie arrivano all’Italia, da diverse fonti, sulla sorte di padre Paolo Dall’Oglio, scomparso un anno e mezzo fa nel Nord della Siria.
Il gesuita, fondatore in Siria del monastero
Deir Mar Musa, sarebbe vivo e detenuto in un carcere dello Stato islamico (ISIS), tra Raqqa e Aleppo. Il racconto «attendibile» è stato raccolto dall’‘Ansa’ in una conversazione telefonica via Skype da Raqqa, dopo che un’altra agenzia italiana, ‘Adnkronos’, aveva battuto la stessa indiscrezione di «Dall’Oglio in carcere ad Aleppo», citando come fonte l’Osservatorio siriano per i diritti umani, organo di propaganda dei ribelli con base a Londra. La fuga di notizie sarebbe scaturita dal trasferimento del religioso da Raqqa alla «prigione di Tabqa»,al confine con la regione di Aleppo.
Dal luglio 2013, si rincorrono notizie contrastanti su padre Dall’Oglio:
prima le voci della sua presunta esecuzione dopo il rapimento, poi di una sua detenzione nelle mani dell’ISIS. Anche le ultime indiscrezioni non possono essere verificate in modo indipendente.

Per l’Iraq, teatro di guerra contro i jihadisti islamici, è in partenza l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’UE, Federica Mogherini. Lunedì 22 dicembre, tappa a Baghdad per il colloquio con il Presidente iracheno Fuad Masoum, il Premier Haider al Abadi e altre personalità politiche. Martedì 23 Mogherini sarà invece a Erbil, nel Kurdistan iracheno, per parlare con il Presidente della regione Massoud Barzani e con il Primo Ministro Nechirvan Barzani, della «lotta contro l’Isis», e del «disastro umanitario» in corso.
«L’Unione europea ha fornito 20 milioni di euro di aiuti umanitari ed è pronta a un ulteriore sostegno», ha annunciato il “Ministro” degli Esteri europeo.
Il clima si surriscalda, sempre di più, anche nella confinante Turchia, dove le autorità hanno emesso un mandato di cattura internazionale contro l’Imam Fethullah Gülen, lobbista a capo di un’influente confraternita islamica e acerrimo nemico del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Residente americano dal 1999, nel provvedimento d’arresto il 73enne Gülen è indicato come «dirigente d’una organizzazione terroristica».

Nel Pakistan della terribile strage di bambini (132 minori tra i 148 morti nella scuola mattatoio dei talebani) del 16 dicembre a Peshawar, i vertici dell’Esercito hanno chiesto una condanna altrettanto terribile: «Più 3 mila impiccagioni di terroristi» entro le «prossime 48 ore».
I preparativi per le esecuzioni sono in corso: sei terroristi sarebbero già stati giustiziati.
E in tre retate l’Esercito pachistano ha ucciso 44 militanti islamici: la maggioranza nella valle di Tirah, al confine con l’Afghanistan, gli altri in azioni nella provincia sud occidentale del Baluchistan e nella metropoli di Karachi. Tra i morti ci sarebbe il leader di un gruppo locale.
Clima incandescente, a Gerusalemme, per la manifestazione politica indetta da Hamas nella Spianata delle Moschee, al termine della preghiera del venerdì, in occasione del 27esimo anniversario della sua fondazione.
Un centinaio di militanti è sfilato, invocando la
«liberazione della Moschea al Aqsa», la fine dell’occupazione militare e anche della cooperazione di sicurezza tra l’Autorità nazionale palestinese (ANP) e Israele.

In Tunisia, attesa per il ballottaggio, domenica 21 dicembre, delle Presidenziali che vedono l’88enne ex socialista Béji Caid Essebsi, a capo del partico laico e progressista Nidaa Tounes sfidare l’attuale Presidente ad interim Moncef Marzouki, rientrato in Tunisia dopo la caduta del regime socialista di Ben Ali.
Sostenuto anche dagli islamisti di Ennahda, il 69enne Marzouki è al 33,4%, dietro di sei punti a Essebsi (39,4%): l’esule difensore dei diritti umani ha impostato la sua campagna elettorale sulla difesa dei valori della rivoluzione contro il ritorno del vecchio regime impersonato dal suo avversario. Ma, dalle previsioni, la maggioranza dei tunisini è favorevole a una controrivoluzione.
A Nord del Mediterraneo,
suscita dibattito l’ultimo sondaggio in Catalogna per l’indipendenza dalla Spagna con, per la prima volta dal 2012, il no alla secessione (45,3%) superiore al sì (44,5%). Brutte notizie ancora dalla Russia, con gli americani pronti ad estendere le sanzioni contro al Cremlino.

Crollato il rublo e il prezzo del petrolio, i russi agiati stanno perdendo potere d’acquisto anche in Europa: le loro compere di immobili di lusso a Londra sono calate del 70%.
Con il disgelo tra i Castro e la Casa Bianca, Oltreoceano i ricconi americani si preparano in compenso a sbarcare a Cuba. I media statunitensi hanno svelato il nome del misterioso agente a doppio soldo scambiato insieme ad Alan Gross con i tre agenti cubani. Si tratterebbe Rolando Sarraff Trujillo, spia dell’Avana che criptava messaggi americani, agganciato poi segretamente dalla Cia. Fino al suoi arresto, da parte dei connazionali cubani.
Negli Usa infuriano le polemiche per l’apertura del Presidente Barack Obama a Cuba. E nel week-end potrebbero esplodere nuove proteste razziali, per la diffusione di un nuovo video choc c
on un agente in borghese di New York che picchia un 12enne di colore.

 

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