sabato, Luglio 31

India: ridurre le disuguaglianze Compito principale: ridurre il divario; il Governo Modi deve promuovere politiche che proteggano gli interessi finanziari dei poveri

0

India

 

New Delhi – Grazie alle previsioni dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economici (OCSE) di una crescita del 5,7% nel 2014 e del 5,9% nel 2015, e al recupero di una valutazione ‘stabile’ da parte di Standard and Poor’s (S&P) dopo essere stata ribassata per due anni in modo ‘imbarazzante’, l’economia indiana sembra star ricevendo una spinta verso l’alto durante il mandato del Primo Ministro Narenda Modi. Molti economisti e organismi internazionali, però, mettono in guardia, perché la crescita potrebbe non favorire i settori più poveri e bisognosi del Paese; al contrario, potrebbe aumentare il divario tra gli indigenti e i benestanti.

Nonostante l’inflazione e l’aumento dei prezzi di cibo e beni di prima necessità siano ancora fattori di grande preoccupazione, secondo Raghuram Rajan, Direttore della Banca centrale indiana, si sta avvicinando all’obiettivo di inflazione regolare, cercando di limitare la crescita dei prezzi al consumo all’8% entro l’inizio del nuovo anno e al 6% nel 2016.

L’arrivo al potere di Modi in un momento di stasi nella crescita economica dell’India è stato interpretato come un motivo di speranza dal mondo imprenditoriale e dai leader economici mondiali, che considerano il Paese un terreno potenziale per le attività economiche e commerciali.

«La fiducia degli investitori è tornata da quando, dopo esser stato eletto in maggio, Modi ha affermato di voler rivitalizzare gli investimenti e spronare la crescita», afferma Rafael Nam dell’agenzia di stampa ‘Reuters’, e aggiunge: «Le azioni hanno raggiunto i livelli massimi quest’anno, e anche i bond si sono ripresi, con un impressionante recupero dall’anno scorso, quando l’India aveva vissuto il peggior periodo dalla crisi della bilancia dei pagamenti dal 1991. Tutto ciò si deve alle promesse incluse nel programma di Modi».

Anche la Commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico (UNESCAP) fa previsioni simili riguardo l’economia indiana. Nel rapporto sulla situazione economica e sociale dell’Asia e il Pacifico per il 2014, dice che «si prevede che l’economia goda di un momento di crescita più forte del 5,5% per l’anno fiscale 2014, sostenuto da una solida espansione del settore industriale e di quello dei servizi».

Allo stesso tempo, il rapporto dell’UNESCAP ha messo in guardia sull’aumento del divario tra i ricchi e i poveri nella regione Asia-Pacifico, e su una maggiore disuguaglianza nei redditi in alcune delle principali economie, tra cui l’India, la Cina e l’Indonesia.

La concentrazione del reddito, o coefficiente di Gini, che misura le differenze nei redditi, è passata in India dal 30,8 al 33,9 tra gli inizi degli anni ‘90 e la fine degli anni 2000, secondo quanto dice il rapporto.

Quindi, ora ci si chiede se le politiche economiche del Governo di Modi potranno far fronte al problema della disuguaglianza e diminuire il divario.

Dopo essere salito al potere, il Governo di Modi ha annunciato di avere tra le priorità la riduzione della povertà, il controllo dell’inflazione, la promozione dell’agricoltura, la creazione di posti di lavoro e lo sviluppo delle infrastrutture, il tutto favorendo un ambiente che assicuri una facilità per gli affari.
Il recente slogan ‘produci in India’ per dare un maggior impulso all’industria manifatturiera e la campagna per generare investimenti ad esso associata non sono nulla di nuovo inventato da Modi, visto che «ogni Primo Ministro e Consiglio dei Ministri indiano ha fatto lo stesso per attrarre in India investimenti stranieri fin dall’introduzione delle politiche di liberalizzazione, privatizzazione e globalizzazione», dice Sandeep Pandey, uno dei vincitori del premio Magsaysay per la leadership emergente.

«In breve, la politica economica di Modi è una versione accelerata di quella del precedente Primo Ministro Manmohan Singh e del suo Governo dell’Alleanza progressista unita (UPA)», dice Pandey.

Gli investimenti esteri diretti, le grandi industrie e il sogno di Modi di città intelligenti potrebbero non portare l’economia sulla buona strada, visto che richiederebbero più terre, cosa che avrebbe serie ripercussioni sull’agricoltura.

«Le comunità indigene che vivono nelle zone rurali e boscose verrebbero quindi sfollate e marginalizzate con maggiore impunità. I piccoli contadini sarebbero soggetti a una maggiore pressione economica per abbandonare le proprie terre e migrare in cerca di lavoro. Gli abitanti delle zone urbane, con meno competenze per via dell’ambiente socio-economico, e in gran numero provenienti dalle baraccopoli, verrebbero privati maggiormente di quel poco di sicurezza sociale che possono ancora avere», dice Rahul Pandey, ex professore dell’Istituto Indiano di Tecnologia (IIT) di Bombay e dell’Istituto Indiano di Management (IIM) di Lucknow.

«Ci sono già indicatori del fatto che i controlli e le norme ambientali e sociali siano stati ridotti», per promuovere lo sviluppo industriale e infrastrutturale, aggiunge Rahul.

Se tutto ciò vuole offrire un ambiente di facilità per fare affari, ci sarà solo un vago meccanismo regolatore a controllare le operazioni degli investitori istituzionali. Queste politiche finiranno per aumentare la disuguaglianza e allargare il divario tra i ricchi e i poveri.

Come sottolinea il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, «i mercati liberi portano a crisi economiche e politiche. I mercati funzionano bene solo quando operano nell’ambito di adeguate norme statali; quest’ambito si può creare solo in una democrazia che rifletta gli interessi generali, non quelli dell’1% della popolazione. Il miglior Governo che si possa comprare coi soldi non è più abbastanza».

«Le spese dei poveri delle campagne sono aumentate del 10,5%, mentre quelle dei ricchi del 31,5%. Allo stesso tempo, nelle zone urbane, le spese dei poveri sono aumentate del 15,8% mentre i ricchi hanno visto un aumento del 29,1%. È evidente, quindi, che il divario tra i due gruppi stia aumentando sia nelle zone rurali che in quelle urbane, fatto che potrebbe preoccupare il governo, che sta spingendo per uno sviluppo inclusivo», dice India Spend, pioniera del giornalismo di precisione in India, basandosi sui dati forniti dall’organizzazione nazionale che si occupa dei sondaggi a campione, la NSSO.

«Qualsiasi modello economico che non affronti le differenze in modo corretto si troverà prima o poi a far fronte a una crisi di legittimità», dice Nouriel Roubini, professore di economia all’Università di New York.

Questo è un punto su cui il Governo di Modi e i suoi esperti devono riflettere.

Il compito principale è, quindi, quello di ridurre il divario; per fare ciò, il Governo deve promuovere politiche che proteggano gli interessi finanziari dei poveri nel mercato globalizzato. Mentre l’investimento estero diretto e le grandi imprese devono spronare il settore manifatturiero e creare opportunità di lavoro, l’agricoltura come attività economica, le esportazioni agricole e le industrie basate sulle risorse naturali nelle campagne dell’India sono altrettanto importanti per assicurare la crescita economica delle comunità delle zone rurali svantaggiate e per far fronte ai problemi della disuguaglianza tra ricchi e poveri.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->