mercoledì, Maggio 12

India, ricorso nel caso Agusta Westland field_506ffb1d3dbe2

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Elicotteri Agusta Westland India

L’India ha presentato ricorso contro la sentenza di un tribunale italiano che le ha impedito l’incasso di garanzie bancarie di Agusta Westland per un valore superiore ai 277 milioni di euro nell’ambito delle sanzioni imposte su di essa dopo il mancato rispetto del contratto da 560 milioni di euro per l’elicottero destinato a VVIP. La vicenda in Italia diventa nota il 12 febbraio 2013 quando viene emesso nei confronti del manager Giuseppe Orsi, oggi ex presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, e di Bruno Spagnolini ex capo di Agusta Westland in Italia, un ordine di arresto dalla Procura di Busto Arsizio con le accuse di corruzione internazionale, concussione e peculato per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri al governo indiano. I giornali, vista anche la dimensione internazionale delle persone coinvolte, riportano la notizia. Non sono state rese note le fonti dell’accusa, ma è stato comunicato che a capo delle indagini che hanno portato all’arresto, è stato il colonnello dei Carabinieri Sergio De Caprio, più noto come “Capitano Ultimo”, ufficiale famoso per aver arrestato il capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina.

A causa delle enormi polemiche e delle accuse di corruzione, anche il ministro della Difesa indiano, A.K. Antony, ordinò un’inchiesta al Central Bureau of Investigation. Dal cosidetto “affaire indiano” oltre a Giuseppe Orsi  e Bruno Spagnolini fu  travolto Guido Ralph Haschke, un italo-americano ritenuto il mediatore di una presunta tangente pagata da Finmeccanica per ottenere la commessa dal governo indiano per la fornitura di elicotteri destinati a svolgere compiti per il Presidente dell’India e di altri importanti funzionari statali.

Verso la parte indiana i pubblici ministeri italiani rivolsero accuse pesanti che tirarono in ballo Ahmed Patel segretario politico del presidente del Partito del Congresso, Sonia Gandhi. Una nota che risale al 15 marzo 2008 presentata nel tribunale italiano indica in Sonia Gandhi la forza guida che stava dietro l’acquisto degli elicotteri per i VVIP. Nell’inchiesta saltano fuori anche i nomi di consiglieri chiave di Sonia e quelli del primo ministro Manmohan Singh, Pranab Mukherjee, M. Veerappa Moily, Oscar Fernandez, MK Narayanan, Vinay Singh

Fu fra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 che Guido Ralph Haschke, grazie ad amicizie nella cerchia della potente famiglia indiana Tyagi, informa gli allora vertici di Agusta dell’esistenza di un futuro bando di gara riguardante elicotteri. Haschke e il suo socio Gerosa si trovarono così a disporre di informazioni riservate che li misero in grado di contattare i vertici di Agusta, di cui erano consulenti attraverso la società tunisina Ids, e di concordare, secondo l’accusa, una tangente di 52 milioni di dollari da versare a vari soggetti. Nel corso della gara Agusta prevalse, il contratto per l’acquisto di 12 elicotteri Agusta Westland AW101 fu firmato nel febbraio 2010.

Il giorno seguente l’arresto di Giuseppe Orsi, il 12 febbraio 2013, a  causa dalle enormi polemiche e dalle accuse il ministro della Difesa indiano A.K. Antony ordinò una verifica del contratto  e un’inchiesta da parte del Central Bureau of Investigation. Il 25 marzo 2013 le accuse di corruzione furono confermate. Il 25 febbraio 2013, il Central Bureau of Investigation inizia un’indagine preliminare su 11 persone e il 13 marzo annunciò che aveva prove sufficienti per emettere il First Information Report che tirava in causa 13 persone, tra cui l’ex capo delle Forze aeree indiane, il maresciallo dell’aria SP Tyagi, i suoi tre fratelli Juli, Docsa e Sandeep, il fratello dell’ex ministro dell’Unione Santosh Bagrodia, Satish Bagrodia, Pratap Aggarwal, Presidente e Amministratore Delegato di IDS Infotech. Il First Information Report nominava anche quattro società: Finmeccanica con sede in Italia, AgustaWestland con sede nel Regno Unito, IDS Infotech e Aeromatrix con sede a Chandigarh.

Il 27 febbraio 2013 viene istituita una la Commissione parlamentare per svolgere ulteriori indagini. L’India ha prima sospeso e poi annullato il contratto con  Agusta Westland nel gennaio 2014 per  violazione dell’integrità dei patti  pre-contrattuali, come provato dall’Indagine del Central Bureau of Investigation, dato che erano state pagate tangenti. Dopo la risoluzione del contratto, l’India aveva deciso di andare in arbitrato con la ditta anglo- italiana e le due parti hanno nominato i propri membri in questo senso. Contemporaneamente dalla capitale indiana sono partite due azioni dirette, l’una, a recuperare i 27 milioni di performance bond garantiti da un consorzio di istituti capitanati da State Bank of India e, l’altra, verso un pool di banche italiane, guidate da UniCredit e scese in campo per garantire altri altri 279 milioni di euro.

Circa a metà gennaio, Agusta Westland, mette a segno un primo risultato nella delicata partita con il Governo indiano. La società ha infatti fermato l’iniziativa dell’esecutivo indiano che aveva ufficialmente avviato l’iter per l’escussione delle fideiussioni bancarie versate a garanzia del contratto. In particolare, Agusta Westland è riuscita a evitare che Nuova Delhi mettesse le mani sul secondo importo di 279 milioni di euro invocando l’intervento del tribunale di Milano perché tali fideiussioni rientrerebbero sotto la giurisdizione italiana. Altro punto a vantaggio AgustaWestland lo ha segnato due giorni fa, il 17 marzo, quando il tribunale di Milano ha confermato l’inibitoria della richiesta di escussione delle garanzie bancarie formulata da Nuova Delhi, dopo il provvedimento d’urgenza emanato a inizio gennaio. Secondo il giudice non sarebbero specificati in modo esaustivo i motivi o gli inadempimenti che farebbero scattare la richiesta di escussione. In questo modo, AgustaWestland mette per ora al sicuro i 276 milioni di euro garantiti da un pool di banche e composti da due advance payment guarantees e da un performance bond. Ieri un portavoce del ministero della Difesa indiano ha detto che l’India ha deciso di presentare un ricorso contro la decisione del giudice italiano e che non intende rinunciare  a incassare le garanzie bancarie depositate nelle banche italiiane.

Da parte di Finmeccanica la risposta è arrivata in un comunicato: «Con questo provvedimento , il tribunale ha accolto le richieste fatte dalle società del gruppo Finmeccanica , riconoscendo come manifestamente abusivo il ritiro delle garanzie da parte del Ministero della Difesa indiano , data la vaghezza delle denunce presentate in relazione a presunte violazioni del contratto. Il tribunale di Milano ha confermato la sentenza emessa lo scorso gennaio , che vieta … il pagamento delle garanzie di oltre € 278.000.000 depositati in relazione al contratto».

La società anglo-italiana ha già fornito tre elicotteri all’India e la consegna dei restanti nove è stata  sospesa dopo che il ministro della Difesa indiano AK Antony è stato informato dei risultati dell’indagine del Central Bureau of Investigation sulle accuse di corruzione e dopo l’arresto dell’ex amministratore delegato Giuseppe Orsi di Finmecannica e dell’ex capo di AgustaWestland Bruno Spagnolini in Italia, in collegamento con le indagini che lì sono state svolte.

 

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