lunedì, Luglio 26

India: più sostegno alle operazioni speciali Il Governo Modi è pronto a dare l’autorizzazione per la creazione del SOC, il nucleo per le Operazioni Speciali

0

Modi India

New Delhi – Continua la prigionia dei 39 indiani catturati dai militanti islamici nel nord dell’Iraq, e il dibattito si rianima sulla necessità di forze speciali per l’India, allo scopo di compiereoperazioni specialiall’estero sulla scia della crescente guerra asimmetrica, in cui terrorismo e sequestri di persone agiscono come strumenti importanti. Ci sono crescenti esigenze e se Paesi come gli Stati Uniti (SEALS della Marina degli Stati Uniti), Israele e Gran Bretagna (Special Air Service britannico) hanno capacità antiterroristiche sofisticate e di successo, perché anche l’India, una delle principali vittime del terrorismo globale, non dovrebbe svilupparli?

L’India ha già forze speciali, circa 10.000 uomini della Marina (MARCOS), dell’aeronautica (Garud), dell’Esercito (forze speciali) e delle organizzazioni paramilitari. Ma finora sono stati impegnati solo in operazioni tattiche all’interno del Paese, e anche con un successo limitato.

Le forze speciali dell’Esercito hanno otto battaglioni, con varie esperienze nelle giungle del Nord-Est, e Jammu & Kashmir; è stata anche parte della Keeping Pace indiana Force (IPKF) in Sri Lanka. Allo stesso modo, i MARCOS sono stati impegnati in operazioni anti-pirateria nel Golfo di Aden e di lotta al terrorismo nel Kashmir (sono dislocate presso il lago di Wular vicino Srinagar). I commandos sono stati coinvolti anche durante gli attacchi del 26/11 a Mumbai, nel 2008.

La questione ora è come specializzare le Forze Speciali del Paese ad un livello strategico in modo che possano funzionare al di fuori dell’India, soprattutto nella regione dell’Oceano Indiano.

Il precedente Governo UPA aveva istituito la task force di 14 elementi Naresh Chandra, focalizzata sulla sicurezza nazionale, che in una delle sue principali raccomandazioni presentate al Primo Ministro nel 2012, aveva sostenuto la costituzione di tre comandi     -Operazioni Speciali, Cyber ​​e aerospaziale- per tenere il passo con la rapida evoluzione delle modalità di combattimento. Il comando Cyber ​​doveva essere guidato da un Vice Ammiraglio e il comando aerospaziale sarebbe stato gestito da un maresciallo. Si prevedeva che un tenente generale avrebbe comandato le Operazioni Speciali (SOC).

Tuttavia, mentre il Governo UPA ha lasciato ogni decisione in materia di sicurezza al suo successore, la proposta di avere il SOC ha ripreso slancio solo dopo che il Direttore generale dell’Esercito Bikram Singh, che era anche Presidente del comitato del personale, ha fatto una presentazione dettagliata delle informazioni al nuovo Primo Ministro Narendra Modi, nel mese di giugno.

Oggi si ritiene che il Governo Modi sia pronto a dare l’autorizzazione per la creazione del SOC allo scopo di contrastare il terrorismo e condurre operazioni di guerra non convenzionale e operazioni segrete nel Paese e nell’area. Una volta messo in piedi, il SOC vedrà l’integrazione dei commandos delle forze speciali dell’Esercito, dei MARCOS della Marina e del Garud della IAF per affrontare le contingenze ‘fuori area’.

Tuttavia, anche se il Governo Modi desse l’ok per la creazione del SOC, non sarebbe saggio attendersi risultati rapidi.
A mio parere, il SOC avrà difficoltà iniziali e ci vorranno anni prima che possa diventare efficace. Tutto sommato, se il SOC indiano vuole emulare con successo la US Navy Seals, che è riuscita a condurre ad Abottabad l’operazione che ha ucciso Osama bin Laden, sarà necessario un sostegno politico attivo. L’operazione di Abottabad è stata sanzionata e costantemente monitorata dal Presidente degli Stati Uniti. Anche se il Primo Ministro Modi ha l’immagine di un leader forte, resta il fatto che la classe politica indiana in generale non è rinomata per la capacità di assumere decisioni difficili, il che si fa molto evidente nella nostra incapacità di lanciare incursioni di commando transfrontaliere. In realtà, vorrei citare il romanziere Aravind Adiga per quanto riguarda la risposta di New Delhi al prossimo grande attacco terroristico: «Il Governo minaccia di attaccare il Pakistan, ma sa che non può farlo senza rischiare una guerra nucleare, e, infine, chiederà agli Stati Uniti di fare qualcosa. Una volta che sarà chiaro che il Governo ha fallito su tutti i fronti – militare, tattico e diplomatico – contro i terroristi, i ministri appariranno in televisione promettendo che, la prossima volta, saremo preparati per dare al Pakistan una bella lezione!»

Inoltre, le operazioni speciali all’estero implicano i beni tecnologici più sofisticati. Non sono sicuro che li possediamo in questo momento, anche se va ammesso che, data la volontà politica e un Ministro della difesa in grado di capire la situazione, le risorse non dovrebbero essere un fattore limitante. Si dice che gli aerei da trasporto C-130 Hercules di recente acquisizione siano perfetti per le operazioni delle forze speciali. E se il Paese perfeziona le capacità anfibie della Marina, questo darà una spinta enorme alla credibilità e alle capacità dei SOC.

Tuttavia, in ultima analisi, tutto dipenderà dai dati di intelligence forniti dal Research and Analysis Wing (RAW). Senza i dati segreti della Central Intelligence Agency (CIA), in Afghanistan e Pakistan, la missione Abottabad sarebbe stato un enorme flop. Purtroppo, il RAW, che ha svolto un ruolo importante nella formazione del Bangladesh, è stato caratterizzato da debolezze più che da elementi di forza, negli ultimi anni. Naturalmente, molte volte, i fallimenti del RAW derivavano dalla leadership politica del momento. Ad esempio, il Primo Ministro I. K. Gujral ha parlato della presenza RAW in Pakistan così male che le risorse umane sono state letteralmente decimate, in quel Paese. Non c’è da stupirsi del fatto che il RAW non fosse in grado di prevedere l’intrusione di Kargil. Allo stesso modo il RAW ha fatto pasticci nello Sri Lanka; inizialmente ha addestrato il LTTE, e poi gli si è affidato affinché potesse supportare altre azioni dei Tamil e alla fine il Governo dello Sri Lanka; tutto questo era dovuto alla mancanza di chiarezza politica della leadership di Delhi.

Inoltre, c’è mancanza di coesione e di coordinamento tra le varie agenzie di intelligence, come rilevato dal Comitato di Kargil. Ma nulla è stato fatto per intraprendere una riforma dell’intelligence globale, anche se ora abbiamo l’Organizzazione Nazionale delle Ricerche (NTRO), che si suppone sia il ricettacolo di tecniche d’intelligence e spionaggio nazionali, veicoli aerei senza equipaggio (UAV), e aerei spia. Non c’è da stupirsi perché è stato detto che «l’assetto dell’intelligence indiana è come un aereo in grado di volare ad una altezza massima di soli 10.000 metri. Se la nazione ha bisogno di un aereo per andare fino all’altezza di 15.000, non ci sono revisioni o aggiornamenti dei sistemi del vecchio velivolo che possano fargli raggiungere quell’altezza».

Pertanto, come è stato sottolineato da una relazione preparata dall’Indian Defence Studies and Analyses, il Paese ha bisogno di un aereo dotato di tecnologia del tutto nuova che possa arrivare fino a 15.000 piedi e oltre, per quanto riguarda la raccolta di informazioni utili. In realtà, Brajesh Mishra, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, una volta aveva sottolineato la necessità di un Ministro della National Intelligence. Il punto è che l’India non può avere un potente SOC, senza un potente RAW.

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->