mercoledì, Settembre 22

India: pensare oltre il Pakistan field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Per prima cosa, è assolutamente insignificante per l’India parlare con un qualsiasi leader civile del Pakistan, sia esso il Presidente o il Primo Ministro (figurarsi il Ministro degli Esteri o un burocrate della segreteria estera). Il motivo è che loro non hanno alcun potere negli affari politici con l’India. Il vero potere decisionale in Pakistan, almeno per quello che interessa all’India, sembra essere nelle mani del capo delle forze armate, il cui consigliere è il famigerato ISI, un importante componente dell’esercito pakistano. Quindi, se mai ci si dovesse muovere per sbloccare l’empasse indo-pakistana, Nuova Delhi dovrebbe insistere affinchè il capo dell’esercito Raheel Sharif o un suo delegato sia presente nella delegazione per i negoziati. Appare chiaro che l’esercito, con il suo potere incontrastato in Pakistan, ha bisogno di un ‘eterno nemico’ quale l’India, per giustificare tutte le sue azioni. E quindi, se mai ci sarà un progresso sul fronte Indo-Pakistano, ciò sarà possibile solo con l’esercito pakistano come primo negoziatore. Sarà forse politicamente scorretto dire queste cose ma rimane il fatto che l’India ha perso una grande opportunità di progredire nella questione del Kashmir quando il Pakistan era sotto la leadership del Generale Pervez Musharraf poichè a quel tempo egli aveva il potere di portare qualche risultato.
La dura realtà è che Nawaz Sharif e i suoi Ministri e consiglieri sono semplicemente incapaci di dedicarsi a un qualsiasi negoziato significativo con l’India. Non dimentichiamoci che il Pakistan è essenzialmente ‘un esercito con una nazione’, è l’esercito che decide delle politiche estere del Paese. Ci sono tre Lakshman Rekhas (linee di demarcazione) che l’esercito ha disegnato per i rappresentanti civili, il Presidente e il Primo Ministro. Uno, non devono in alcun modo interferire nell’organizzazione e nell’amministrazione delle forze armate. Due, devono conformarsi ai consigli del capo dell’esercito nei problem diplomatici o di difesa. Tre, non devono interferire con il controllo dell’esercito sul riarmo nucleare e I programmi missilistici.
Secondariamente, diversamente dalla Cina, che può essere simultaneamente alleata e rivale dell’India, il Pakistan si comporterà sempre da nemico. Accada quel che accada, si continuerà a promuovere la jihad in Kashmir e in altre parti dell’India, qualcosa che è stato fatto interminabilmente dal 1980. Non saranno mai fornite le prove che colleghino i suoi cittadini con gli orribili attacchi di Mumbai nel 2008. Qualsiasi sia il numero di prove evidenti del coinvolgimento con LeT/ISI che l’India possa fornire a Islamabad, ciò non impressionerà mai la classe dirigente pakistana. La risposta sarà sempre la stessa, ossia che queste prove non sono sufficienti per meritare l’attenzione dei tribunali pakistani, che, da soli, sono competenti a trattare con i pakistani accusati di attacchi di Mumbai. È un altro discorso il fatto che lo stesso Pakistan abbia consegnato molti dei suoi cittadini considerati terroristi agli Stati Uniti. Allo stesso modo il Pakistan continuerà ad espandere la sua pressione militare e i suoi punti d’intervento in India rafforzando il suo network del terrore per tutta l’Asia meridionale. Il terrorismo rimarrà per il Pakistan un importante strumento della politica estera verso l’India.
In terzo luogo, è un gigantesco mito quello che ci fa credere che le ostilità tra Pakistan e India cesserebbero qualora la questione del Kashmir venisse risolta sencondo i voleri di Islamabad. Perfino nel caso in ci il Kashmir venisse annesso al Pakistan, Islamabad troverebbe un’altra questione per tormentare l’India. L’antipatia del Pakistan nei confronti dell’India ha radici profonde. Di fatto, l’esistenza reale del Pakistan come entità dipende unicamente dall’ostilità nei confronti dell’India. Se elimini l’India e tutte le ragioni che giustificano l’esistenza del Pakistan come nazione nel planisfero, crollerebbero a terra. L’India fu ripartita nel 1947 per creare una patria per i musulmani sotto il nome di Pakistan. Ma ciò che è accaduto è che sono di più i musulmani che hanno voluto rimanere in India di coloro che si sono trasferiti in Pakistan. E questo spiega perché l’esercito pakistano promuova i Mullah fondamentalisti e li utlilizzi nelle invettive contro l’India attraverso le organizzazioni terroristiche come LeT. Questi fondamentalisti dell’islamismo Wahabi negano la tradizione Sufi che promuove i buoni rapporti tra indù e musulmani e la loro coesistenza nello stesso subcontinente per secoli. Tanto che molti pakistani ora soffrono di qualche crisi di identità – non sono sicuri se devono mantenere le loro radici culturali antiche (che sono ovviamente influenzate dall’ Induismo) o sviluppare completamente una nuova ‘identità araba’.
Dimentico della dimensione, la popolazione e i potenziali dell’India, l’intenzione del Pakistan è stata fin dal principio quella di cercare una parità con l’India. E cosa bisogna fare per ottenere la parità? Occorre fare tutto ciò che fa l’India. Se l’India ha armi nucleari e missili, deve averne anche il Pakistan. Un’altra cosa da fare è lavorare alla disintegrazione dell’India affinchè si ridimensioni la grandezza del Pakistan. Questa politica, per dirla con le parole di Bhutto, era «essenziale per per la sopravvivenza e l’unità nazionale del Pakistan». Pertanto, le politiche del Pakistan contro l’India dovrebbero essere strettamente coordinate con la Cina.
In quarto luogo, e questo è un corollario del punto precedente, l’erosione del potere indiano, lo smembramento dei suoi territori e il consolidamento di un nesso geostrategica anti-India sono obiettivi di politica estera predominanti del Pakistan. La guerra del Pakistan contro l’India non è più confinata al Kashmir. Il Pakistan vuole balcanizzare l’India tagliandone via le ali a nord, est e sud. Di fatto, Mushahid Hussain, ex Ministro dell’informazione sotto il Governo di Sharif, ha sostenuto che il Pakistan dovrebbe lavorare per la divisione dell’India in tre o quattro Paesi indipendenti. Contemporaneamente l’organizzazione ISI del Pakistan si concentrerà nell’ampliare la divisione tra indù e musulmani, diffondendo l’odio e distruggendo l’ideale di comunione e armonia caratteristico dell’India.
Addirittura, se ci si dovesse basare sui libri di storia scritti per gli alunni Pakistani, l’intensità del veleno anti-India e la ferocia con qui questo viene iniettato nelle menti dei giovani è strabiliante. Viene insegnata questa immensa scoperta: «Precedentemente l’India era parte del Pakistan». In questi libri, Muhammad-bin-Qasim, il primo musulmano a conquistare la provincial di Sindh a maggiornanza induista nell’VII° secolo, è definito il primo cittadino del Pakistan. Nel libro di studi sociali per le classi quarte (Sindh Textbook Board, 1997), la storiadell’arrivo degli arabi a Sindh è considerate come la nascita del Pakistan, con la gloriosa ascesa dell’Islam. È interessante notare il volo di immagiunazione dell’autore: «Durante l’XI° secolo l’Impero Ghaznavid comprendeva quelli che ora sono l’Afghanistan e il Pakistan…Nel XIII° secolo, il Pakistan si era allargato a includere l’intera India settentrionale e il Bengala…sotto i Khiljis i confini del Pakistan si sono allargati fino a includere una grande parte dell’India central e del Deccan…Molti mongoli hanno accettato l’Islam. Come tale il Pakistan è rimasto al sicuro per l’Islam…Durante il XVI° secolo, l’Industan scomparve e fu completamente assorbito dal Pakistan…Sebbene il Pakistan sia stato creato nell’agosto 1947, ciò vale solo per il nome, il Pakistan che oggi conosciamo è eststito, come entita, per secoli».
La morale della storia è ovvia. A meno che la mentalità del Pakistan venga cambiata, l’India rimarrà in eterno un Paese nemico.
Tutto ciò non sta a intendere che il Governo Modi non dovrebbe dialogare col Pakistan. I discorsi, di per sè, sono importanti per tre ragioni. Uno, rafforzerà la pace elettorale in Pakistan, per quanto piccolo e insignificante possa essere in questo momento. Due, aiuterà a neutralizzare gli elementi pro-Pakistan dei Paesi occidentali, in particolare degli Stati Uniti, la più grande fonte di aiuti economici e assistenza militare per il Pakistan. Tre, ci lascerà il tempo e lo spazio di aumentare il nostro potere economico e militare, non solo per essere in grado di affrontare una qualsiasi Guerra calda col Pakistan ma anche per sviluppare la capacità di gestire la situazione dopo la disintegrazione del Pakistan a causa delle sue contraddizioni, che è una possibilità concreta.
Tuttavia, ci saranno problemi e delusioni, se Modi si aspetta eventuali risultati positivi dai colloqui con il Pakistan. A mio parere, tali colloqui devono essere considerati una questione di routine, niente di più. Non c’è assolutamente alcuna necessità di spendere molto tempo ed energie con il Pakistan, basta ignorarlo e concentrarsi su altri vicini e geostrategiche opportunità nella vasta regione Indo-Pacifica.
Traduzione di Aurora Presta

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->