lunedì, Luglio 26

India: pensare oltre il Pakistan field_506ffbaa4a8d4

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New Delhi – Molti amici e colleghi si sono chiesti per quale motivo io non abbia commentato le recenti discussioni tra il Primo Ministro Narendra Modi e la sua controparte pakistana Nawaz Sharif a Ufa, in Russia, la scorsa settimana, specialmente quando la dichiarazione congiunta rilasciata dopo i loro colloqui è stata rinnegata da funzionari pakistani nel giro di 24 ore. Apparentemente, nella dichiarazione si sosteneva che i due Paesi avrebbero dovuto rilanciare colloqui bilaterali su tutte le questioni riguardanti i legami bilaterali in generale e il terrorismo in particolare. Per la prima volta non veniva menzionata la parola che inizia per K (il Kashmir) in una dichiarazione congiunta Indo-pakistana. E per la prima volta, è stato deciso di innalzare di categoria i colloqui a livello ufficiale tra i due Paesi: dal livello di Ministri degli Esteri a quello del National Security Advisors (elevate ai ranghi ministeriali e alle dipendenze dirette del Primo Ministro). Ma tutto ciò risulta già inutile all’apparenza, con gli ufficiali Pakistani che portano Avanti diverse interpretazioni della dichiarazione congiunta e mettono abbastanza in chiaro che non avverrà nulla a meno che non venga discussa la questione chiave del Kashmir.
Sebbene io stia infine di nuovo toccando questo argomento per la rubrica di questa settimana, devo chiarire che la mia decisione originaria di mantenere il silenzio era voluta. Poiché, se si va al di là della promozione pubblicitaria dell’ultimo meeting tra Modi e Sharif e del suo seguito immediato negli studi televisivi e sulle pagine dei giornali non c’è assolutamente nulla da commentare, almeno per quanto mi riguarda. Non c’è niente di sorprendente nel voltafaccia pakistano. Ho scritto a sufficienza su questo argomento e semplicemente non ho altre nuove idee da offrire. Di conseguenza lasciatemi, come ho già fatto in precedenza, chiarire alcuni aspetti fondamentali delle relazioni Indo-Pakistane.

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