domenica, Agosto 14

India, la nuova dottrina dell'esercito

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A parer mio, ciascuno dei cinque punti è tanto rilevante ora come lo era all’epoca. L’India nutre legittime aspirazioni a essere una potenza globale e, pertanto, il suo valore militare deve essere sufficientemente forte da assolvere le responsabilità delle operazioni fuori area. Ma è davvero così forte? L’india ha la capacità di portare a compimento degli inseguimenti serrati nel territorio sotto al controllo pakistano e riportare indietro Maulana Masood Azhar (capo di Jaish-e-Mohammed e ideatore del recente attacco a Pathankot), Hafiz Saeed (capo di Jamaat-ud-Dawa e responsabile degli attacchi a Mumbai) e, addirittura, il fuggitivo Dawood Ibrahim? Questo punto richiede un’ulteriore spiegazione.

La letteratura militare dei recenti anni sostiene che gli eserciti moderni debbano prepararsi per la Fourth Generational Warfare (4GW), secondo la quale, sebbene le guerre tra Stati nazionali non siano divenute obsolete, la principale tendenza del momento è di affrontare ‘attori non statali’ stranieri e non, che stanno sfidando il monopolio sull’applicazione della forza di cui gli Stati nazionali hanno goduto dalla fine della Guerra dei Trent’anni. Di fatto potrebbe non essere più corretto definirli ‘attori non statali’. A differenza dei ribelli tradizionali che vogliono cambiare un regime, gli attori della Fourth Generational Warfare sono transnazionali e puntano a controllare una regione non curandosi dei confini preesistenti. Questo spiega perché l’ISIS, Boko Haram e, in misura minore, le Corti Islamiche (al Shabaab) non riconoscano i confini tradizionali, ma principalmente quelli coloniali internazionali. Allo stesso modo, persone come Azhar e Hafiz Saeed non riconoscono la mappa dell’India; non vogliono solo il Kashmir, ma anche ampi territori a nord, a ovest e a sud, incluse Delhi e Hyderabad. Persino l’ISIS sta avanzando pretese territoriali sull’India.

Data questa situazione, ha senso ormai descrivere persone come Azhar e Saeed ‘attori non statali’? Non è forse un fatto che questi attori non statali perfettamente armati vogliano ora divenire Stati? Di fatto, essi governano nelle aree sotto il loro controllo, forniscono servizi pubblici e mantengono letteralmente un esercito contro cui l’India si dovrà scontrare duramente nei giorni a venire; questi scontri non saranno semplicemente una toccata e fuga.

In altre parole, l’esercito indiano necessita di una nuova mentalità che sia abbastanza agile da realizzare qualunque tipo di guerra si presenti (una più convenzionale o una nuova 4GW) e organizzare prontamente una strategia. Al momento, come è stato sottolineato da svariati esperti, la 4GW avrà una considerevole componente interagenziale; infatti, essa richiederà anche il coinvolgimento di civile con una mentalità parimenti agile. La fondamentale natura della guerra può non essere cambiata negli ultimi 3000 anni di conflitti umani registrati, ma la tecnologia e la mentalità sì.

Si auspica che la Dottrina Militare entrante in vigore terrà conto di questi fattori. Fatto ancora più importante, il Paese deve avere un Governo empatico che faccia del suo meglio per fornire all’esercito (e alle altre forze, incluse quelle della sicurezza interna) tutto il suo supporto, moralmente e materialmente, trascurando la determinata retorica poco informata e antimilitare a cui si assiste negli studi televisivi e che si legge nei giornali indiani in questi giorni.

Traduzione di Jessica Todaro

 

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