mercoledì, Settembre 22

India, la nuova dottrina dell'esercito

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New Delhi – Il capo dell’esercito, il Generale Dalbir Singh Suhag, mi ha detto l’altro giorno che la corrente ‘Dottrina militare’ indiana è una pubblicazione del 2010 che necessita di un aggiornamento. A sua detta, il processo di revisione è in corso e al riguardo si stanno pronunciando tutti i principali interessati. Si può notare come la Dottrina militare indiana sia un documento strutturato in due parti: la parte principale contiene informazioni  per un’ampia divulgazione interna ed esterna all’esercito, mentre la seconda parte è un’appendice scelta della prima  ed è destinata a una circolazione ristretta. La parte principale o ‘parte uno’ è rivista ogni cinque anni e, se necessario, aggiornata; la dottrina viene ripubblicata ogni dieci anni.

Considerando il fatto che la dottrina oggi disponibile e di pubblico dominio è datata 22 ottobre 2014, il Generale Suhag sottintende come la dottrina del 2010 sia stata meramente una revisione, bene articolata dall’allora capo dell’esercito Deepak Kapoor a fine dicembre 2009. In questo senso, la nuova dottrina militare avrebbe dovuto essere stata ripubblicata nel 2014; in altre parole, la dottrina è scaduta. Speriamo in una ripubblicazione il prima possibile.

Idealmente, una dottrina è una visione che identifica delle sfide e, di conseguenza, suggerisce come affrontarle considerando le attuali forze, sviluppando nuove abilità e tentando approcci innovativi a strutture, armi e addestramento per cooperare con l’ambiente emergente. Cos’è dunque cambiato negli ultimi sei anni dalla revisione articolata dal Generale Kapoor nel 2009? Si può rilevare come cinque tratti principali della revisione del Generale Kapoor fossero particolarmente degne di nota:

  • L’India deve affrontare l’eventualità di una guerra in simultanea su due fronti. Tali fronti sono ovviamente il Pakistan al confine ovest e la Cina a nord.
  • L’India deve contrastare aspetti militari e non militari di minacce asimmetriche e non convenzionali. A questo punto era data particolare enfasi per via della crescente consapevolezza che Pakistan e Cina potrebbero usare questi strumenti come moltiplicatori di forza; queste minacce potrebbero anche rallentare le rapide operazioni indiane in seconda linea e nelle retrovie.
  • L’India deve aumentare la sua ‘portata strategica’ e la prontezza delle operazioni fuori area per proteggere i suoi interessi dal Golfo Persico allo Stretto di Malacca. Qui il punto è l’ampliamento delle capacità dell’India, sia come potenza regionale, sia come potenza globale.
  • È necessario che vi sa una migliore sinergia operativa tra i tre Servizi del Paese. Ciò è estremamente importante, poiché le future operazioni militari saranno corte e rapide, soprattutto contro avversari che rappresentano delle potenze nucleari. In altri termini, le operazioni dell’esercito indiano al fine di neutralizzare la minaccia cinese e pakistana devono essere portate a compimento in fretta, basandosi su un alto livello di sinergia tra i tre Servizi (esercito, marina e forze aeree).
  • Il Paese deve ottenere un vantaggio tecnologico sugli avversari. Ciò include l’intero spettro di Network-centric Warfare, Information Warfare e Cyber Warfare; una loro integrazione faciliterebbe la rapidità dei processi decisionali e l’esplorazione di opportunità tattiche contro gli avversari.

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