lunedì, Ottobre 18

India, il trionfo di Modi La destra del Bjp ha la maggioranza e spazza via la dinastia dei Gandhi

0

Narendra Modi

L’India festeggia il nuovo Premier Narendra Modi, in odore di vittoria sin dalle prime proiezioni e confermato in schiacciate vantaggio dai risultati a scrutinio concluso. La coalizione di centrodestra guidata dal partito Bharatya janata party (Bjp) ha conquistato 329 seggi su 543 della Camera bassa (Lok Sabha), mentre l’alleanza di sinistra del Congresso si è fermata a 68 seggi.

«L’India ha vinto! Stanno per arrivare giorni belli», ha twittato il leader indù-nazionalista che, il 21 maggio, si appresta a giurare come Primo ministro a New Delhi. Il capo del Governo uscente Manmohan Singh, al potere da 10 anni, lo ha chiamato per congratularsi, prima di rassegnare le sue dimissioni alla Presidenza della Repubblica. Anche la leader del Partito del Congresso Sonia Gandhi e il figlio Rahul, sfidante di Modi nella corsa elettorale, hanno riconosciuto la netta supremazia del centrodestra, complimentandosi con il Premier in pectore. «Rispetto il volere del popolo e mi assumo la responsabilità dell’accaduto», ha dichiarato la leader della sinistra indiana, «spero solo che la nuova compagine governativa non comprometta i valori centrali della nostra nazione». In tivù, il suo erede Raul Gandhi ha ammesso la «sconfitta collettiva» del suo partito.

Con più di 300 deputati in Parlamento (oltre 550 milioni di voti), la destra di Modi ha la maggioranza per guidare il Paese senza altre alleanzeCon più della metà dei seggi (272), inoltre, il Bjp potrebbe teoricamente governare anche da solo: record che, nella storia della politica indiana, finora era riuscito ad aggiudicarsi solo il partito dei Gandhi. Il trionfo di Modi è andato ben oltre delle previsioni degli exit poll, che attestavano la sinistra, pur in drastico calo dal 206 deputati del 2009, attorno ai 100 seggi. La destra ha portato a casa tutti i sette seggi della capitale e ha ottenuto, per la prima volta, un parlamentare dal Kerala, unico Stato rimasto in mano al Congresso. Per l’India, le legislative del 2014 sono una svolta, che segnano la volontà popolare di chiudere con il corrotto Governo uscente e anche la fine politica della dinastia dei Gandhi-Nehru.

In Thailandia, dopo i tre morti e i feriti in un agguato a colpi d’arma da fuoco contro i manifestanti accampati da mesi a Bangkok sono riesplose le proteste di piazza. I cortei che hanno costretto la Commissione elettorale a chiedere il rinvio delle elezioni del 20 luglio, sono sfilati davanti al Parlamento e alla sede del Governo, in un clima di scontro sempre più teso e meno controllabile.

Dure manifestazioni anche in Turchia, con oltre 100mila cittadini venuti a dimostrare sul luogo del disastro minerario di Soma, chiedendo le dimissioni del Governo in carica. Per il Ministero dell’Energia, intrappolati nelle viscere si troverebbero  «al massimo» ancora 18 lavoratori. Il bilancio provvisorio del più grave disastro industriale della storia del Paese è di 284 morti, anche se si teme che le vittime «possano arrivare a 302». Per scampare alla morte da monossido di carbonio, alcuni avrebbero tentato di suicidarsi con gli indumenti. I proprietari della miniera negano ogni responsabilità, ma le «maschere antigas non funzionavano, avrebbero dovuto essere controllate ogni sei mesi, ma nessuno lo ha mai fatto», hanno denunciato i sopravvissuti.

Nel mirino delle proteste c’è anche un consigliere del Premier turco Recep Tayyip Erdogan, fotografato mentre prendeva a calci un contestatore a terra, a Soma. Mentre in Siria le forze governative continuano a compiere raid (secondo l’opposizione anche con barili bomba) sui quartieri di Aleppo solidali con i ribelli, per un totale di altri 20 morti, dal Libano, il Governo in carica ha accolto la richiesta di estradizione all’ex senatore e fondatore di Forza Italia Marcello dell’Utri. Il via libera per far rientrare in Italia il condannato  «la settimana prossima» è stato disposto per decreto, senza dibattere il caso in Parlamento.

Nel Vecchio Continente, Italia inclusa, infiamma il dibattito per le europee il 25 maggio prossimo. Al rush finale, i cinque candidati alla Presidenza della Commissione europea si sono affrontati in un faccia a faccia televisivo in Eurovisione. Al match ha partecipato, per la prima volta, anche il leader della Sinistra Unitaria, il greco Alexis Tsipras: al suo fianco il lussemburghese Jean Claude Juncker dei popolari (Ppe), il tedesco e Presidente dell’Europarlamento Martin Schulz dei socialisti europei (Pse), il liberare democratico Guy Verhofstadt (Alde) e la leader dei Verdi, la tedesca Ska Keller.

Moderati dall’italiana Monica Maggioni, Juncker e Verhofstadt hanno ribadito la necessità di tenere i conti pubblici in ordien, attaccati dal radicale Tsipras, che ha incalzato Juncker – ex Presidente dell’Eurogruppo – a dire la «la verità sul G20 di Cannes, quando si fecero pressioni per far cadere due governi in Italia e in Grecia». Schulz ha chiesto un fondo comune per le piccole e medie imprese, mentre Keller ha proposto di investire nell’economia verde e nelle rinnovabili come chiave di sviluppo. Napolitano, in un appello i Capi di Stato polacco, Bronisław Komorowski, e tedesco, Joachim Gauck ha esortato i cittadini ad «andare a votare, merita il nostro tempo ed il nostro sforzo».

 Anche oggi l’Africa brucia per i morti e le violenze. Nell’Egitto, che voterà per le presidenziali il 26 e 27 maggio, al termine del venerdì di preghiera sono ripartite le proteste dei supporter del deposto Presidente Mohamed Morsi, leader dei Fratelli musulmani, con scontri e auto incendiate della polizia e nei cortei.  In Libia, a Bengasi sono esplosi massicci scontri armati tra gli estremisti islamici e le milizie dell’ex generale Khalifa Haftar, che ha disposto una maxi operazione per liberare la capitale della Cirenaica dai «gruppi di terroristi».

Tra le forze di Haftar, protagonista a febbraio di un tentato golpe di Stato, si sarebbero arruolati anche i membri dell’aviazione che hanno bombardato una caserma occupata dai fondamentalisti. In Kenya, da dove il foreign office inglese ha fatto rimpatriare oltre 400 turisti britannici, «esplosioni multiple»di bombe nella periferia di Nairobi hanno provocato 10 morti e oltre 70 feriti. Dal Sudan arrivano, in compenso, notizie positive per la cristiana Meriam Yahia Ibrahim, condannata a morte per apostasia e incinta, che «avrà a breve, tra poche settimane, un nuovo processo e una sentenza della Corte suprema che non prevederà la pena capitale», hanno rassicurato i legali.

Sull’Ucraina, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite di Ginevra ha denunciato «l’allarmante deterioramento della situazione dei diritti umani nell’Est e l’emergenza di seri problemi in Crimea soprattutto in relazione ai tatari». Il rapporto, frutto della missione dell’Onu nel Paese, cita casi di uccisioni mirate, torture e pestaggi, rapimenti, intimidazioni e alcuni casi di molestie sessuali, per lo più commesse da gruppi armati filorussi. Per Mosca, manca «totalmente di obiettività». Pronto a discutere, nella data da confermare del 26 maggio, di gas in un trilaterale tra Russia-Ucraina e UE, il Presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato: «I tatari non devono diventare la moneta di scambio nella disputa tra Ucraina e Russia».

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->