sabato, Ottobre 16

India-Giappone, intese più forti field_506ffb1d3dbe2

0

Japan's Prime Minister Abe and his Indian counterpart Singh shake hands after addressing the media at Hyderabad House in New Delhi

Il principio fu una coppia di elefanti. Due enormi pachidermi donati nel 1949 dal governo dell’India, fresca di indipendenza dalla Gran Bretagna, allo zoo comunale di Tokyo per rimpiazzare quelli uccisi dalle bombe aeree statunitensi nel 1945. Un gesto puramente simbolico, ma che gli anziani cittadini di Tokyo ricordano ancora oggi con affetto. L’imperialismo nipponico in Asia si era lasciato alle spalle enormi lutti e brutalità, e quello di New Delhi rimase per anni l’unico atto di solidarietà inter-asiatica con l’ex-Impero del Sol Levante.

Appena liberatasi dal giogo coloniale, l’India marciava già a grandi passi verso quella che nel 1955 sarebbe stata la svolta del Non –Allineamento in politica estera con la Conferenza di Bandung. Pur consumatasi durante l’occupazione britannica, la tentata invasione nipponica dell’Assam (giugno 1944), incluse l’India indipendente tra i paesi invitati alle conferenze sulla resa del Giappone come parte lesa. Ma leadership del Pandhit Nehru,  invece di schierarsi con i vincitori, utilizzò la circostanza per sfidare le grandi potenze, ponendosi a difesa degli sconfitti. Nel 1951 il Paese rifiutò di partecipare alla Conferenza di San Francisco, giudicando le limitazioni al riarmo di Tokyo come una ingerenza indebita. Ed il 28 aprile 1952, New Delhi siglò con Tokyo un trattato di pace separata, rinunciando ad ogni richiesta di riparazione economica per danni di guerra.

L’euforia bilaterale sconfinò presto nel campo economico, con le forniture di ferro indiane che negli anni ‘50 aiutarono considerevolmente la ricostruzione economica giapponese.  Ma le intese furono rapidamente soffocate dalle spinte della Guerra Fredda. Con il Pakistan supportato dagli Usa, a partire dalla seconda guerra del Kashmir (1965) l’India mosse rapidamente dal non allineamento verso l’appoggio sovietico, mentre il Giappone fu il vero bastione della presenza militare statunitense nel Pacifico. Tra le due nazioni calò il gelo riflesso dalla Cortina di Ferro.

Gli anni ’80 videro il riavvio di relazioni cordiali tra Tokyo e Delhi, seguita da contenute interazioni commerciali grazie alla liberalizzazione economica indiana del 1991. Una riapertura che si interruppe però nuovamente nel 1998 con la crisi dei test nucleari incrociati indo-pakistani. Ancora fedele alleata di Washington, Tokyo assecondò rapidamente le sanzioni statunitensi sospendendo le misure di assistenza economica ad entrambe i Paesi. Un allineamento durato però ben poco: Tokyo decise infatti una revoca unilaterale delle sanzioni nel 2001.

Quella revoca è stato il primo segnale di una inversione di tendenza nei rapporti tra Giappone ed India, che nell’ultimo decennio sono andate incontro ad una vera e propria escalation positiva. Il primo volano è stato naturalmente di natura economica. Già stabilita formalmente nel 2001, la partnership economica ha portato ai due Paesi a moltiplicare l’interscambio commerciale da 4 a 19 miliardi di dollari tra il 2002 ed il 2012.

La partnership del 2001, nel 2006 si è trasformata in un formale framework di relazioni strategiche tre le due nazioni, la India-Japan Global and Strategic Partnership, spaziante dai progetti di sviluppo economico alla cooperazione tecnologica e militare. Il Governo di Tokyo ha accordato a New Delhi un gran numero di aiuti, miranti soprattutto sviluppo infrastrutturale: aziende giapponesi hanno realizzato, con il supporto governativo, l’intero impianto della metropolitana di New Delhi, e nel 2008 una linea di credito nipponica di 4,5 miliardi di dollari ha finanziato la realizzazione di un segmento ferroviario tra Delhi e Mumbai. Iniziative importanti, che hanno però spinto le relazioni commerciali tra i due Paesi in un surplus commerciale nipponico ed un deficit da parte indiana.

Da diversi anni però, le grandi aziende di Tokyo fanno del Paese il terzo investitore diretto estero sul suolo indiano, e gli anni seguenti la crisi del 2008 sono stati caratterizzati da ulteriori accordi miranti sia ad attirare investimenti che ad approfondire ulteriormente l’interscambio sia commerciale che umano. Nel 2010 sono state semplificate le procedure di ottenimento di visti per ragioni economiche, e nell’ottobre dello stesso anno, un ulteriore round di trattative  ha eliminato tariffe e dazi sul 94% dei prodotti indiani importati in Giappone, ed il 90% di quelli seguenti la rotta commerciale opposta. New Delhi ha in progetto ben tre “corridoi di investimento preferenziali” per le imprese giapponesi, e l’intento dei due governi è di portare l’interscambio totale a 25-30 miliardi di dollari entro il 2015.

È però sul versante strategico e militare che India e Giappone hanno approfondito enormemente i loro rapporti nell’ultimo quinquennio. Il segnale di inizio di questa tendenza è arrivato il 22 ottobre 2008, con la sigla tra i governi dei due Paesi di una Dichiarazione Comune di cooperazione in materia di sicurezza e tecnologie militari. Da allora Delhi e Tokyo hanno portato a termine una cospicua serie di incontri tra Ministeri degli Esteri e della Difesa, culminati nell’organizzazione di due esercitazioni navali congiunte nell’Oceano Indiano. Il Giappone ha inoltre inviato navi e reparti della fanteria di Marina a partecipare congiuntamente alle esercitazioni Malabar 2007 e 2011, le manovre militari navali congiunte tra Stati Uniti, India ed Australia che si svolgono periodicamente nel Pacifico Meridionale.

Questo attivismo militare congiunto, inedito nella storia dei rapporti tra i due Paesi, è da considerarsi tutt’altro che casuale, ed ancora meno il suo carattere marittimo. Sia Tokyo che New Delhi guardano con grande preoccupazione all’espansione dell’influenza cinese nei rispettivi mari di riferimento. A preoccupare l’India è l’ingresso della Marina militare di Pechino nell’Oceano Indiano attraverso i porti birmani, nonché la storica vicinanza cinese al Pakistan. Il Giappone è invece alle prese ormai da anni con le annose rivendicazioni di Pechino sull’area marittima circostante le Isole Senkaku/Diaoyu, i cui fondali sono ricchi di gas naturale e petrolio.

A catalizzare l’avvicinamento tra Giappone ed India sono – per le stesse ragioni-  anche gli Stati Uniti. Alle prese con pressanti tagli al bilancio militare ed un disimpegno generale dall’Asia Centrale, l’Amministrazione Obama ha rilanciato la sua strategia asiatica proprio nei due Oceani. Washington punta ad un ruolo di bilanciamento delle pressioni cinesi appoggiandosi sia ad alleati storici che a Paesi considerati affidabili, per costruire un cordone di sicurezza intorno al raggio d’azione politico e militare di Pechino. A partire dall’ottobre 2011, Washington ha incluso sia l’India che il Giappone in un tavolo diplomatico periodico sulla sicurezza nel Sud-Est asiatico.

La rivalità tra Tokyo e Pechino ha visto un notevole salto di qualità negli ultimi 15 mesi: da un lato la ri-elezione a Primo Ministro in Giappone del nazional-conservatore Shinzo Abe, fautore di una politica estera muscolosa e aperto sostenitore del revisionismo storico sull’imperialismo di Tokyo in Asia nella prima metà del ‘900. Sul versante cinese, gli scossoni politici che hanno caratterizzato il cambio di leadership, hanno prodotto una accelerazione nelle rivendicazioni di Pechino. Il culmine è stato raggiunto proprio sulla questione Senkaku/Diaoyu lo scorso 26 novembre, quando Pechino ha decretato unilateralmente lo spazio aereo sopra le isole come parte della sua “Air defense identification zone”, cessando di riconoscerlo come aereo-via commerciale internazionale.

Ed è in questo contesto che si sono svolte le visite in India prima della famiglia dell’Imperatore Akihito (dicembre 2013); ed il 24-26 gennaio scorso, quella del Primo Ministro Abe a New Delhi, dove ha partecipato come ospite d’onore alla parata del “Republic Day”, l’anniversario della Costituzione Indiana del 1950.

A differenza della visita Imperiale, la seconda ha avuto un seguito ben più materiale che simbolico. I risultati dell’incontro tra il Premier nipponico e quello indiano Singh sono tutt’altro che trascurabili. Primo, il Governo di Delhi ha indicato come “inviolabile” la paternità internazionale delle rotte aeree commerciali; un atto di condanna – seppur indiretto- delle recenti azioni di Pechino. Secondo, i due governi hanno stabilito una cabina di dialogo permanente tra i rispettivi Ministeri degli Esteri e della Difesa. Non solo: la partecipazione nipponica alle esercitazioni Malabar sarà d’ora avanti periodica, ed il 2014 ne vedrà la terza ripetizione. Quarto: per la prima volta nella storia dell’India indipendente, Tokyo si è dichiarata disponibile a rifornire Delhi di armamenti e tecnologie militari. L’India dovrebbe presto ufficializzare l’acquisizione di una flottiglia di 15 idrovolanti da soccorso e pattugliamento marittimo “ShinMaywa US-2”.

Altrettanto fruttuosi appaiono però gli accordi di assistenza economica, soprattutto per Delhi. Altri due miliardi di dollari provenienti da Tokyo finanzieranno la costruzione di una linea metropolitana nella megalopoli di Mumbai, mentre la linea ferroviaria tra questa e la capitale già finanziata nel 2008 sarà dotata della prima linea ad alta velocità di tutta l’India. 15 milioni di dollari andranno alla costruzione di un grande centro medico per bambini nel sud del Paese.

Ma è proprio sul fronte economico che si registra lo sgambetto diplomatico forse più duraturo da parte di Delhi e Tokyo verso Pechino. Nel pacchetto di assistenza finanziaria portato da Abe, ci sono anche 13 milioni di dollari per la costruzione di strade ed acquedotti nello Stato dell’Arunachal Pradesh, sul confine tibetano con la Cina. Anche se la motivazione ufficiale è la ricostruzione di opere analoghe distrutte dai monsoni dello scorso anno, la regione è al centro delle ormai cinquantennali rivendicazioni territoriali da parte della Cina. Gli ingegneri di Tokyo entreranno dunque in questa regione contesa sotto i binocoli dei soldati di Pechino.

Unico neo della visita del 26 gennaio, la questione nucleare. Complice la fine delle limitazioni Usa, Singh avrebbe voluto strappare a Shinzo Abe anche la fine dell’embargo nipponico sulle forniture di tecnologia per l’energia atomica civile. Ma il rifiuto di Delhi di fornire garanzia permanenti contro ulteriori test nucleari – di fronte alle analoghe velleità pakistane- avrebbe fatto desistere la delegazione nipponica dal proposito. Un rifiuto tutto sommato comprensibile, da parte di chi ha avuto in casa gli olocausti di Hiroshima e Nagasaki, e convive ogni giorno con la minaccia atomica nord-coreana. Ma la special relationship mancata negli anni ’50, sembra oggi davvero innestata su un binario stabile.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->