martedì, Giugno 15

India – Emirati Arabi Uniti: petrolio, un accordo storico L' intesa riguarderebbe sfruttamento del giacimento emiratino di Lower Zakum e il sito di riserva indiana di Mangalore

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«Con il primo ministro Narendra Modi in visita negli Emirati Arabi Uniti l’11 febbraio 2011, il suo secondo in meno di tre anni, i crescenti legami tra UAE e India riceveranno ulteriore impulso strategico. Dal momento che la sua visita ha luogo poco più di un anno dopo che l’India ha ospitato il principe ereditario di Abu Dhabi e il vice comandante supremo delle forze armate His Heikh Mohamed Bin Zayed Al Nahyan come capo ospite nel Republic Day nel gennaio del 1978, riflette la particolare importanza il governo colloca i legami tra EAU e India»  aveva detto Navdeep Suri, ambasciatore indiano negli Emirati Arabi Uniti pochi giorni prima della visita del Primo Ministro indiano Narendra Modi.

Durante la sua visita ad Abu Dhabi, ha presentato un modello del primo tempio indù che sarà costruito nella capitale del piccolo Stato e dopo aver incassato il permesso emiratino alla costruzione, ed ha ribadito, nel suo discorso sul palco dell’Opera di Dubai, davanti a centinaia di diplomatici e immigrati indiani sui legami storici ed economici – 53 miliardi nel 2016-17 di scambi bilaterali – che collegano l’India con gli Emirati, dove risiedono 3,3 milioni di indiani, : «Oggi, che si tratti degli Emirati Arabi Uniti o di altri paesi del Golfo Persico, la nostra relazione non è più solo quella di un acquirente e di un venditore, è una partnership costruita» . Ha avuto modo di incontrare il primo ministro degli Emirati lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum ed ha preso parte  a Dubai al World Government Summit. Sono stati siglati memorandum sulla cooperazione in manodopera, nei trasporti marittimi e terrestri e finanziari.

Nel corso della sua permanenza, è stato siglato un accordo storico tra India ed Emirati Arabi Uniti che riguarda la concessione di una licenza ad una serie di compagnie petrolifere di New Delhi. «La concessione offshore a favore di un consorzio indiano ha portato l’impegno bilaterale nel settore del petrolio e del gas a un nuovo livello, che si addice a una partnership strategica ad ampio raggio tra i nostri due paesi», ha constato Modi. La ristrutturazione delle concessioni è volta a massimizzare il valore commerciale, ampliare la base di partner, ampliare le competenze tecniche e consentire un maggiore accesso al mercato.

Del resto il documento che è stato firmato dal consorzio indiano Ovl-Bprl-Iocl – comprendente Ongc Videsh Limited, Bharat PetroResources Limited e Indian Oil Corporation– e dall’ Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) riguarda la partecipazione del 10% nello sfruttamento del giacimento emiratino offshore di Lower Zakum per quarant’ anni: infatti l’ accordo, che entrerà in vigore il 9 marzo, scadrà nel 2057.

L’ Indian Oil Corporation, che detiene in India ben 11 raffinerie su 23, una rete di condotte di 13 mila chilometri e con 47 mila punti di distribuzione, riesce a soddisfare quasi il 50% del fabbisogno di prodotti raffinati della nazione; Bharat PetroResources, controllata al cento per cento da Bharat Petroleum Corporation Limited, dispone di partecipazioni in 23 aziende leader nel gas e nel petrolio di sette Paesi; la ONGC Videsh, una consociata interamente controllata da ONGC, che ha partecipazioni in 39 progetti petroliferi e di gas, in 18 Paesi.

La produzione estesa dai suoi bacini offshore rientra nella linea di ADNOC di aumentare la capacità produttiva onshore e offshore a 3,5 milioni di barili al giorno entro la fine del 2018. I giacimenti offshore dell’ azienda degli Emirati producono attualmente circa 1,4 milioni di barili al giorno. Ad agosto, ADNOC aveva annunciato che avrebbe diviso la sua concessione petrolifera offshore in due o più aree.  La produzione attuale nel campo di Zakum inferiore è di circa 400.000 barili al giorno (20 milioni all’ anno), e il piano è di aumentare l’obiettivo di plateau a 450.000 barili al giorno entro il 2025.

Stando a quanto disposto nel memorandum firmato da Shashi Shanker, presidente di Ongc Group, e da Sultan Ahmed Al Jaber, amministratore delegato di ADNOC, membro del Consiglio supremo del petrolio e ministro di Stato, il consorzio indiano, per accedere ai diritti di concessione del sito, dovrà versare un contributo pari a 600 milioni di dollari, l’ equivalente di 2,2 miliardi di dirham. ADNOC rimarrà il socio di maggioranza con il 60 per cento. Il restante 30 per cento sarà assegnato ad altre compagnie internazionali. E non va dimenticato che ADNOC ha firmato lo scorso anno accordi anche con aziende cinesi e coreane per la prima volta partner nei suoi principali campi onshore. L’India diviene il secondo più grande acquirente di greggio emiratino dopo il Giappone.

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