mercoledì, Maggio 5

India e scrittori: disonestà, non dissenso

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New Delhi Kaliburgi fu il primo razionalista ad essere ucciso in India? Lo studioso di letteratura Kannada fu un arduo combattente delle superstizioni diffuse nell’induismo, si oppose fortemente all’idolatria e questo lo rese nemico di molti estremisti indù. Sfortunatamente fu ucciso a colpi di pistola ad agosto, ma non fu il primo dei razionalisti a morire in India. Nel 2013 un razionalista Maratha, Narendra Dabholkar, presidente e fondatore di Maharashtra Andhashraddha Nirmoolan Samiti, un organizzazione fondata per sradicare la superstizione, fu anch’egli ucciso ma i suoi assassini rimasero in libertà.

L’aspetto rilevante di questi due assassinii è che sono avvenuti nei due stati governati dal partito del Congresso. Il Congresso è al potere in Karnataka e nel 2013 era al potere in Maharashtra. L’unica differenza adesso è che mentre il Congresso era a capo del governo centrale nel 2013, oggi questo è sotto la cosiddetta destra (che non è effettivamente il caso del Bharatiya Janata Party (BJP), una varietà di socialismo) guidata dal Primo ministro Narendra Modi. È necessario ricordare che dietro la distribuzione del potere federale indiano, ordine e legalità, ossia la polizia, è sotto il controllo del governo di stato, non del governo centrale.

Questi fatti sono importanti per capire quanta ipocrisia, disonestà e disparità sono coinvolte nel grido e pianto massiccio di una parte del panorama letterario indiano e degli artisti di spettacolo sulla scia della tragica uccisione di Kalburgi. Quando ho scritto questo articolo 23 scrittori indiani che, in diversi periodi, hanno ricevuto premi dalla Sahitya Akademi, l’organismo letterario più alto dell’India, che si presume sia autonomo ma fondato dal ministro della cultura, e quindi appartenente al governo dell’India. Il motivo verosimile è che l’Akademi non si è espressa sull’uccisione di Kalburgi in un periodo in cui c’è una “atmosfera di intolleranza” di visioni indipendenti in India sotto Modi.

Vi parlerò di queste donne e uomini e delle loro ideologie. Ma prima di ciò, lasciate che vi segnali quanto sono stati selettivi nelle loro proteste. Nessuno di loro ha restituito il premio quando Dabholkar è stato ucciso. Nessuno di loro ha pronunciato parole di condanna quando lo studioso islamico Maulana Masoodi (un grande sostenitore dell’Islam liberale) e Sarvananand Kaul Premi sono stati brutalmente uccisi dai fondamentalisti in Kashmir. Nessuno di loro ha mai osato protestare contro l’allora governo del congresso a Delhi e contro il governo comunista nel Bengala occidentale per perseguire il richiedente asilo del Bangladesh Taslima Nasreen. Nessuno di loro ha pianto per la pulizia etnica degli indù in Kashmir. Nessuno di loro ha esitato ad accettare gli onori del governo sotto i regimi, anche se il governo del congresso ha assistito senza dubbio ai disordini comunali più brutti sotto forma di pogrom anti-Sikh in tutto il paese nel 1984.

Lasciatemi iniziare con lo scrittore indiano Uday Prakash, che fu il primo a restituire il premio il mese scorso con il “silenzio” dell’Akademi. Uday Prakash sostiene la sua visione di “laico, liberale, pro Dalit e minoranze”. Ha studiato e insegnato per un periodo all’Università indiana Jawaharlal Nehru di orientamento di sinistra. Quando il Congresso ha amministrato il governo centrale negli anni ’90, il Ministro dell’agricoltura gli ha commissionato di studiare, scrivere e dirigere il documentario televisivo di 15 episodi Krishi Katha sulla storia dell’agricoltura indiana, trasmesso nel 1997. Prakash vinse nel 2010 (l’India era sotto il governo del congresso) il Sahitya Akademi Award in hindi per la sua collezione di racconti brevi, Mohan Das.

Sachidanandan, un poeta e critico che scrive in malayalam e inglese. È un ex segretario di Sahitya Akademi ed era in servizio nel Consiglio generale, Comitato esecutivo e e comitato finanziario dell’Akademi prima di lasciare il posto per la serie di proteste avanzate al di sopra del silenzio. Ha dichiarato, inoltre, di essere un intellettuale pubblico «sostenitore di visioni secolari anti-casta, a supporto di cause quali l’ambiente, i diritti umani e il software libero».

Poi c’è Ashok Vajpeyi, un ex funzionario civile, noto non per la sua importanza come burocrate ma per essere un cortigiano strisciante insieme alle sue opere nella letteratura dell’ultimo primo ministro Indira Gandhi e Arjun Singh l’uomo forte del Congresso. In realtà, sotto il governo del Congresso, è diventato vicerettore; presidente di Bharat Bhavan Trust in Madhya Pradesh; fiduciario dell’Indira Gandhi National centre for the Arts (IGNCA); membro dell’Indian Council for Cultural Relations (ICCR); membro del Comitato esecutivo della Sangeet Natak Akademi e presidente del consiglio di amministrazione di Lalit Kala Akademi, l’accademia indiana delle arti.

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