martedì, Dicembre 7

India e la gestione dei disastri field_506ffb1d3dbe2

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Come solitamente accade, il Kashmir e Jammu fa notizia per ragioni sbagliate. Questa volta a causa dell’inondazione senza precedenti che ha colpito lo Stato. È stato un sollievo sapere che uno dei miei più cari amici, il celebre Professore universitario Amitabh Mattoo, residente in Australia, trovandosi in vacanza nella sua città natale Srinagar, sia stato salvato con i suoi genitori appena in tempo dalle forze armate. Il livello dell’acqua aveva, infatti, raggiunto il primo piano della sua bella casa situata nella valle. Migliaia e migliaia di persone intrappolate nelle zone basse circostanti della capitale dello Stato stanno lottando similmente da giorni per il cibo e l’acqua e se non fosse per gli eroici sforzi delle forze armate indiane solo Dio sa cosa sarebbe potuto succedergli.  L’amministrazione locale e il governo statale non erano semplicemente preparati alla calamità naturale, benché adesso i rapporti suggeriscano che la tragedia fosse stata prevista con largo anticipo.    

Possiamo comprendere l’angoscia dei cittadini del Kashmir mostrata sui canali televisivi. Dopotutto sono stati sui tetti per i giorni, circondati da 3-6 metri d’acqua e sono sopravvissuti grazie agli alimenti in busta e alle bottiglie d’acqua lanciati dall’aviazione militare. Non si riesce a capire, però, da dove abbiano preso le pietre da scagliare alle squadre di soccorso, fatto messo in evidenza dai notiziari. Mi chiedo se questi siano stati gestiti dai canali d’informazione privati assetati di indici d’ascolto, che, come ho sostenuto diverse volte, sono probabilmente tra i peggiori al mondo.
I conduttori indiani del telegiornale, molti dei quali ridotti a essere “attori” del piccolo schermo, e alcuni dei loro ospiti prescelti, trovano sempre “politica sporca” in tutto, persino nelle calamità nazionali. Uno di loro si preoccupa se le forze armate, “dato il loro passato di repressione e oppressione” potranno ingraziarsi gli abitanti del Kashmir tramite le loro azioni di soccorso. Alcuni commentatori ed “esperti” hanno dato la colpa al governo centrale, guidato da Narendra Modi, nonostante, insieme ai suoi colleghi ministri in visita allo Stato, abbia promesso miliardi di dollari per le operazioni di soccorso e recupero e abbia ordinato alle forze armate di non lasciare niente di intentato durante le operazioni di salvataggio. Uno di questi critici ha scritto su Facebook che per la sicurezza del Primo Ministro vi erano 10 elicotteri e che, di conseguenza, l’evacuazione di oltre 1000 persone era stata bloccata, cosa da cui persino i canali tv non si sono accorti di poter trarre vantaggio.

Comunque sia, le forze armate indiane hanno dimostrato ancora una volta il loro coraggio. Intrepidi di fronte a un clima torrido e ad acque vorticose, hanno adempiuto ai loro obblighi nei confronti della popolazione del Kashmir e hanno subito essi stessi perdite durante le operazioni di soccorso. Tra l’altro, molti dei loro accampamenti sono stati inondati nel Kashmir; tuttavia non hanno smesso di prestare soccorso alla popolazione, 24 ore al giorno e sette giorni alla settimana. L’Aviazione militare indiana ha utilizzato tutti i tipi di velivoli da trasporto a propria disposizione.  L’Esercito fa la spola su dozzine di imbarcazioni gonfiabili Zodiac per cercare di soccorrere le persone bloccate oltre ad approvvigionarle con tonnellate di cibo e bottiglie d’acqua potabile. Infatti, come ha detto un amico appartenente all’ambiente militare, “Per l’esercito non importa se le inondazioni sono nel Kashmir, nel Bihar o nell’Assam, solo una parola conta — “duty”, il dovere. È stata denominata la parola più sublime nella lingua inglese. ‘Seva parmo dharm’ (servire le persone è il dovere religioso più grande), il motto che più dura nel tempo è radicato nella psiche di ogni soldato: Il servizio/dovere è la religione più sublime. Questo è ciò che è insegnato a un soldato indiano; questo è ciò che gli è insegnato a credere; questo è ciò che guida il suo comportamento dentro e fuori il campo di battaglia”.

 Nonostante tutto questo, se alcuni commentatori avessero ancora da ridire, mi viene in mente un esempio che ha citato l’altro giorno il celebre analista Mohan Guruswamy: «C’è un vecchio detto ucraino che dice che quando ad alcune persone è mostrato un cavallo eccezionale, invece di apprezzarne la bellezza, gli alzeranno la coda, avvicineranno il loro naso ed esclameranno- puzza!».  Mohan stava commentando uno specifico canale tv di informazione che “ha preso l’abitudine di farlo”.

Detto ciò, vorrei adesso passare al problema grave e reale del sistema indiano della gestione dei disastri nel suo insieme. E qui si potrebbero fare molte critiche legittime. Deve essere evidenziato che l’India è uno di quei paesi soggetti, con frequenza regolare, a disastri naturali quali inondazioni, tsunami e terremoti. Secondo uno studio delle Nazioni Unite che ha riguardato il periodo compreso tra il 1994 e il 2003, l’India è la quindicesima tra i principali 25 paesi nei valori assoluti e relativi di persone uccise (67.505) e colpite (680.8 milioni). L’importo totale dei danni economici segnalato per l’India per quel periodo era di 17.08 miliardi di dollari o 76.500 crore di Rupie (N.d.T. nel sistema di numerazione indiano un crore equivale a dieci milioni). Se avessero aggiunto le calamità successive quali le inondazioni nel Bihar e nell’Odisha e il grande disastro di Uttarakhand dello scorso anno, le vittime e la perdita della proprietà sarebbero state ancora più alte. Infatti, il rapporto 2011 della gestione dei disastri, “Disaster Management” DM, del Ministero degli Affari interni (M.A.I.) stima le perdite annuali della gestione dei disastri in India a uno sconcertante 2% del proprio P.I.L. Descrive persino l’India come la decima nazione al mondo più soggetta ai disastri.

Ciò nonostante, resta il fatto che il Paese non dispone di sistemi di allarme sufficienti. Nei luoghi in cui è dato l’allarme, le amministrazioni locali falliscono molto più spesso nell’adottare misure preventive. Ci sono serie lacune nella progettazione e nella formulazione di leggi, norme, politiche e linee guida per l’attenuazione, l’evacuazione, il soccorso in caso di calamità naturale e la successiva riabilitazione. Spesso non ci sono né programmi di comunicazione di emergenza né infrastrutture per gestire la comunicazione con le zone e le persone isolate, ciò è stato più evidente nella valle del Kashmir in questi giorni.
 
In un saggio molto acuto che avevo commissionato in passato per una pubblicazione sulla sicurezza di cui sono socio (Geopolitica), il Maggiore Generale (pensionato) Raj Mehta aveva concluso che esiste “una grande retorica ma un operato terribile” per quanto riguarda la gestione dei disastri in India. Desidero condividere alcuni dei suoi risultati. A livello nazionale, il Ministero degli Affari interni (M.A.I.) è il ministero più importante per la gestione dei disastri. Il M.A.I. è organizzato in sei dipartimenti e in 18 divisioni, una delle quali è la divisione della gestione dei disastri. Questa è guidata dall’Autorità nazionale della gestione dei disastri, la “National Disaster Management Authority” (NDMA),  presieduta dallo stesso Primo Ministro. Sono autorizzati un Vicepresidente (a livello di gabinetto) e nove Ministri di Stato – come membri. L’NDMA è stata creata a norma di un atto parlamentare nel 2005 e si ritiene definirà la politica sulla gestione dei disastri, approverà il programma nazionale in merito, definirà le linee guida per i ministeri centrali e le autorità di stato e fornirà tale supporto nella gestione dei disastri ad altri paesi. Il suo funzionamento è supervisionato da un Comitato esecutivo nazionale (NEC), presieduto dall’Unione dei ministri dell’interno insieme ai Segretari provenienti da 15 ministeri connessi alla gestione dei disastri, come membri.

I ministeri più importanti nella gestione dei disastri

Terremoto e Tsunami –  M.A.I./Ministero di Scienze della terra/ Dipartimento meteorologico indiano (IMD) 

Inondazioni           –        M.A.I./Ministero delle Risorse idriche/CWC

Cicloni                     –         M.A.I./Ministero di Scienze della terra/ Dipartimento meteorologico indiano (IMD)

Siccità                      –        Ministero dell’Agricoltura

Disastri biologici   –        Ministero per la salute e il benessere familiare  

Disastri chimici       –      Ministero dell’ambiente e delle foreste

Disastri nucleari       –     Ministero dell’energia atomica

Incidenti aerei           –     Ministero dell’aviazione civile

Incidenti ferroviari    –    Ministero delle ferrovie


Il Generale Mehta era rimasto molto colpito dalla scoperta che l’NDMA non si fosse mai incontrata tra il 2008 e il 2012.

L’NDMA fino ad oggi non ha elaborato un piano di lavoro di gestione dei disastri e la maggior parte dei suoi progetti è stata interrotta per una ragione o per un’altra.

Infatti, esistono alcuni problemi strutturali nell’NDMA, che tuttavia ha un impressionante edificio di nuova costruzione nel Safdurjung, zona in via di sviluppo di Nuova Delhi. Il Vicepresidente è un ministro di gabinetto, ma il ministero più importante di tutti è il M.A.I. Allora l’Unione dei ministri dell’interno dove trova esattamente il proprio spazio in questo stato di cose se il Vicepresidente risponde direttamente al Presidente, che incidentalmente è il Primo Ministro? In secondo luogo, cosa è previsto per il coordinamento degli altri Ministeri più importanti? C’è sicuramente un’assenza di chiarezza. Le cariche dell’NDMA finora sono state occupate dagli attivisti del partito al potere (al centro) e da pensionati burocrati ma malleabili.

Diamo uno sguardo all’NDMA attuale. Con l’insediamento del governo del Partito popolare indiano (BJP), tutti i politici nominati durante il precedente Congresso di governo hanno lasciato o è stato chiesto loro di lasciare l’incarico. Di conseguenza l’NDMA, allo stato attuale, è effettivamente senza una guida. Il sito web (alla data dell’11 settembre) dice che l’NDMA ha appena un membro – il Dott. Muzaffar Ahmed.  Non ha un Vicepresidente in seguito alle “dimissioni” del politico del Congresso Shashidhar Reddy, benché il nome del precedente Ministro dell’interno R K Singh, ora membro del Parlamento del Partito popolare indiano (BJP) del Bihar, stia circolando. In un rapporto si afferma che essendo un Singh non può occupare questa carica, poiché essa implica la cosiddetta disposizione di carica onorifica.
Essendo profondamente impegnato nella causa di buon governo, il Primo Ministro Modi dovrebbe fare il necessario e il prima possibile. La gestione dei disastri è un compito troppo importante che non può essere trascurato.

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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