domenica, Ottobre 17

India e il caos della Goods and Service Tax

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Nuove riforme, nuove proteste in India. Dal primo luglio è entrata in vigore la Goods and Service Tax (Gst), una tassa nazionale simile alla nostra Iva che elimina una serie di tasse locali e dovrebbe rendere più semplice fare business nel Paese. La realtà però sembra ben diversa.

Nei mesi scorsi Narendra Modi (ma non solo) ha parlato della Gst in India come della più grande riforma fiscale nel Paese dal 1947 ad oggi. In effetti questa sorta di Iva unificata, che si applicherà a tutti i prodotti e i servizi venduti in territorio indiano, pone fine a un regime fiscale particolarmente complesso, composto sinora da tasse nazionali, locali, sulla produzione e sulla vendita differente da Stato a Stato (in India ce ne sono 29, più sei territori speciali). Praticamente i costi per le imprese erano enormi, e con questo salivano anche i prezzi di vendita, con conseguente aggravio per le tasche dei consumatori. Ma il problema sorgeva anche con i documenti da presentare alle dogane da parte degli autotrasportatori.

Con questa nuova e unificatrice tassa, ogni prodotto o servizio in vendita nel mercato nazionale sarà soggetto a un’unica imposta finale, ma il ‘peso’ di questa cambierà a seconda dei prodotti. Ad esempio per i beni di prima necessità, la stragrande maggioranza alimentari, la Gst sarà allo 0 per cento: poi si salirà gradualmente fino al 28%. Con un valore ancor più alto invece ci sono i beni cosiddetti ‘peccaminosi’ come i derivati del tabacco, tassati al 280%.

E proprio il settore del tabacco sta soffrendo di più, come mostrano anche i dati nel servizio proposto. Ma in generale in India è stato molto complicato scegliere i prodotti e le relative tassazioni. E le polemiche non sono mancate. Ad esempio sono rimasti fuori i simboli femminili della tradizione hindu (i bindi, puntini rossi che si mettono in fronte le donne sposate, il sindoor, la polvere rossa che le donne sposate mettono perpendicolarmente l’attaccatura dei capelli sopra la fronte, e i bangles, i bracciali), mentre gli assorbenti sono stati tassati al 12%. Poi tanti i prodotti di cui è difficile la categorizzazione e che potrebbero essere tassati in maniera diversa.

Ad aumentare il caos anche la decisione di rendere obbligatoria la dichiarazione dei redditi online, collegandosi al sistema denominato Gst Network (dove tra l’altro il sistema di pagamento è ancora molto lacunoso), almeno una volta al mese. Un impegno che se per le grandi compagnie sembra sostenibile, non lo è affatto per le tante piccole imprese presenti sul territorio e che rischiano di aumentare l’evasione fiscale per l’eccessiva lentezza e difficoltà del nuovo sistema.

Ma Modi è fiducioso. E non solo lui: diversi istituti bancari internazionali pensano che l’avvento della Gst in India porterà ad un incremento del Pil tra lo 0,5 e i 2 punti percentuali. Ma intanto chi ha subito gli aumenti maggiori riuscirà ad andare avanti con le proprie imprese? O sarà costretto alla lunga a chiudere?

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