venerdì, Maggio 7

India e Cina: lotta per il mercato internazionale

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Mercoledì 31 maggio il Premier cinese Li Keqiang ha incontrato la Cancelliera Angela Merkel; il giorno seguente, giovedì 1 giugno, è arrivato a Bruxelles per parlare con i rappresentanti dell’UE. Durante l’incontro a Bruxelles il canale di comunicazione tra Cina e Europa è sembrato aperto, anche se in fondo le due potenze non sono riuscite a trovare dei punti d’incontro stabili sulla questione commerciale. Mentre sul clima Li Keqiang sembra viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda degli europei – tutti contro Trump dopo l’annuncio del ritiro degli USA dall’accordo di Parigi -, lo stesso non si può dire della questione commerciale. Alcuni Paesi dell’UE, di fatto, hanno paura a siglare un accordo commerciale favorevole con la Cina: il timore è quello di essere letteralmente invasi dall’economia cinese, sempre in forte espansione. Dunque, anche se la Cina è intenzionata a dialogare con l’Ue sembra ancora lontana la possibilità di firmare in breve tempo un accordo economico bilaterale. Proprio per l’indecisione dell’UE nel trovare una linea comune commerciale e politica che soddisfi ogni singolo Paese membro, il Leader indiano Narenda Modi martedì 30 maggio ha deciso di incontrare la Merkel a Berlino, declinando, di fatto, l’incontro con i vertici di Bruxelles. Al momento l’India preferisce siglare patti commerciali bilaterali con i singoli Paesi dell’UE – per adesso Spagna, Francia e Germania -,  forse per evitare di confrontarsi con un’UE divisa e poco aperta al dialogo.

Dunque, mentre l’India decide di prendere le distanze da Bruxelles, la Cina sembra più intenzionata che mai a creare dei solidi accordi con il mercato europeo, quasi sicuramente nel tentativo di avere un sostanzioso appoggio per il suo enorme progetto: la nuova Via della Seta, detta anche “One Belt One Rode” (OBOR). Questa nuova Via commerciale è un progetto vastissimo che, in pratica, si scinde in due sotto-progetti: una via terrestre, che collegherebbe la Cina alla Spagna, attraversando l’Asia centrale e l’Europa; e una via marittima che, invece, partirebbe dall’Asia orientale e meridionale per arrivare fino al Mediterraneo, attraverso il Canale di Suez. È ovvio che un progetto così ambizioso, che coinvolgerà più di sessanta Paesi, non potrà concludersi con la sola volontà della Cina: per quanto la potenza cinese sia indiscutibile, un progetto del genere coinvolgerà letteralmente mezzo mondo e dovrà avere il benestare delle potenze più importanti, fra cui l’UE.

Nel nuovo panorama politico ed economico che si sta delineando le due grandi potenze mondiali, Cina e Stati Uniti, stanno prendendo posizioni economiche in grado di cambiare l’immaginario collettivo: la Cina promuove l’apertura di un commercio enorme, che collegherà almeno tre continenti, mentre l’amministrazione Trump fa retromarcia, incentivando la politica economica isolazionista, che dovrebbe rendere gli Stati Uniti “Great Again”.

Di fronte ad uno scenario del genere non possiamo pensare che la politica e l’economia internazionale non subiranno dei mutamenti importanti, anche se ancora è difficile capire quanto saranno profondi e quanto incideranno nella politica dell’Unione Europea e dell’India. La Cancelliera, infatti, rispondendo alle parole di Trump afferma che è giunta l’ora per  noi europei di  “riprendere il nostro destino nelle nostre mani”.

Per capire coma l’enorme progetto cinese inciderà sulla politica economica europea, indiana e Americana abbiamo intervistato Romeo Orlandi, Vicepresidente di Osservatorio Asia, un think tank specializzato in ricerche, formazione, convegni sui mercati e i paesi dell’Estremo Oriente.

 

È sbagliato pensare ad un asse Cina-Europa contro gli Stati Uniti?

In un certo senso la parola “asse” rispetto ad una probabile intesa fra Cina e Europa potrebbe essere un po’ esagerato, infatti, come è storicamente risaputo, tale accezione rimanda ad un concetto che rispecchia un’unione forte e duratura nel tempo. Al momento possiamo dire che Cina e Europa abbiano solo delle convergenze reciproche messe temporaneamente in risalto dall’amministrazione Trump, che sta seguendo una politica di disimpegno e di differenziazione rispetto all’andamento internazionale. Dunque, dato che gli Stati Uniti si stanno tirando fuori dagli impegni che hanno preso a livello internazionale negli anni precedenti- come l’accordo di Parigi sul clima – molti hanno iniziato a pensare ad un asse Cina-Europa. In realtà, al momento, la situazione è meno stabile di quello che sembra e, perciò, possiamo dire che in questo particolare frangente le due potenze si stanno avvicinando a causa di un’America instabile e chiusa al dialogo.

L’india che ruolo potrebbe giocare in questo panorama internazionale? Il leader indiano non si fermerà a Bruxelles. Secondo lei questa decisione da cosa è stata spinta? Qual è lo stato della situazione fra India e UE?

L’India, in questo momento, soffre molto per l’espansione della Cina perché non riesce a stare dietro alla prima economia mondiale, per questo sta cercando in tutti modi di ritagliarsi uno spazio importante a livello geopolitico. I rapporti con l’Europa dell’India sono sostanzialmente buoni, ma non eccitanti: come abbiamo visto in questi giorni, il Leader indiano Modi ha preferito trattare con i singoli Stati attraverso accordi bilaterali, piuttosto che con l’Europa unita. Questo sicuramente è un problema perché il maggior partner commerciale europeo dell’India, fino ad ora, era la Gran Bretagna che, purtroppo, al momento ha un piede fuori dall’Europa. In più l’India si trova in difficoltà a causa della manovra espansiva della Cina, che sta progettando una nuova via della Seta capace di collegare tre continenti: Asia, Africa e Europa. Forse la via marittima, rispetto a quella terrestre, è quella che più di tutti preoccupa l’India poiché si troverà in una tenaglia che le girerà intorno, partendo dalla Cina fino ad arrivare ai Paesi limitrofi. L’India sta cercando di riposizionarsi, soprattutto dando fiato alla crescita economica, che, al momento, si è assestata su valori meno alti di quelli che lo Stato sperava. Ad oggi, per quanti sforzi possa fare l’India, la Cina rimane sicuramente superiore a livello di capacità negoziale.

La Cina e il suo progetto della nuova via della Seta sta conquistando spudoratamente l’Africa? L’Europa e l’America stanno perdendo molto terreno nel continente africano?

La via marittima della Seta toccherà l’Africa attraverso una diramazione, perché salirà verso il Canale di Suez attraversando tutto il Mar Rosso. In questo tragitto costeggerà ad Est la Penisola arabica, mentre ad Ovest sfiorerà i Paesi africani: Gibuti, Sudan, Kenia, Tanzania e gli altri Stati che si affacciano sulla costa africana orientale. La Cina sta investendo ormai da qualche anno nel continente africano e i mutamente strutturali sono abbastanza oggettivi: se misuriamo il miglioramento in termini di infrastrutture, strade, aeroporti, ospedali e crescita del pil, il contribuito cinese è stato innegabile. Se invece subentrano valutazioni non soltanto economiche ma anche sociopolitiche possiamo dire che ancora in Africa c’è tanto da lavorare affinché la crescita economica possa portare degli effettivi miglioramenti fra la popolazione. Da una parte possiamo vedere una collaborazione economica con la Cina che ha portato una crescita economica oggettiva, dall’altra parte qualcuno ha usato il termine di “neocolonialismo cinese”: per me questa visione risulta superficiale e sommaria, anche se talvolta alcuni episodi possono ricondurci vagamente a qualcosa di simile al neocolonialismo. In un contesto del genere possiamo dire che sia l’Europa che l’America non si sono impegnate a far in modo di avere una voce in capitolo in Africa con livelli di qualità, perciò la Cina al momento è la Nazione che dirige il panorama internazionale sul continente africano.

La Cina sta realizzando il progetto della nuovo via della Seta, che dovrebbe coinvolgere più di 60 Paesi, molti di questi africani e asiatici. Cosa prevede il progetto?

La nuova Via della Seta cinese è un progetto titanico, che prevederà un’enorme espansione grazie a forti investimenti nelle infrastrutture. Le infrastrutture hanno un doppio vantaggio: per prima cosa trainano il pil perché sono costruzioni che aumentano la spesa e la domanda globale; in secondo luogo facilitano lo scambio di merci: la ferrovia, ad esempio, vale sia per la costruzione dei binari ma, al contempo, facilita anche gli spostamenti da un posto all’altro. I numeri sono indiscutibili: la Cina è già la  più grande economia al mondo in termini di parità di poteri d’acquisto, ed è fra le prime economie mondiali in termini di pil per valore assoluto. Questo ci fa capire che il progetto cinese farà crescere e accelerare ancora di più l’economia asiatica: d’altra parte è il Paese più popoloso al mondo e non può non essere la prima economia mondiale.

Nel progetto cinese che ruolo avrà l’India? La visita del Premier indiano in Europa è una risposta al progetto espansionistico cinese?

Quanto sia lungimirante il piano indiano non so, ma molto probabilmente Modi ha fatto questa viaggio in Europa per tastare il terreno e dare una risposta all’avanzata cinese. Per adesso vedo l’India in difficoltà rispetto alla politica espansionistica cinese, d’altra parte gli errori fatti negli anni passati non gli consentono una leva negoziale pari a quella che oggi può avere la Cina. Alcuni errori dello Stato indiano si rilevano nella mancanza di infrastrutture, oppure nel non avere abbastanza investito nell’obbligo d’istruzione nei confronti di tutta la popolazione e non aver accelerato il processo di snellimento burocratico necessario per accattivare gli investitori stranieri. Nonostante ciò non ci dobbiamo dimenticare che le cose tutto sommato stanno andando bene, infatti, negli ultimi trimestri l’economia dell’India è cresciuta più di quella cinese, però si tratta di una circostanza occasionale più che strutturale.

Come cambieranno i rapporti tra Cina e India? Fino a poco tempo fa si parlava di Cindia, come se le due grandi potenze componessero un grande blocco economico fuso insieme; possiamo dire che la Cina stia andando più veloce dell’India?

Fortunatamente questo concetto di “Cindia” è stato rivisto ed è rimasto in circolazione per un breve lasso di tempo, perché oggettivamente Cina e India sono due Stati diversi che crescono in maniera diversa e talvolta si trovano su posizioni ampiamente divergenti, tanto da definire i due Paesi come potenze economiche antagoniste. Fortunatamente le profondità analitiche fra i due Paesi stanno palesemente crescendo, mostrando come in realtà Cina ed India siano due economie antagoniste e alternative: fino ad esso la storia è stata dalla parte della Cina, anche se l’India sta dando sempre segnali positivi, non deludendo le aspettative del mercato internazionale.

Come cambierà il ruolo dell’India una volta che il progetto cinese si svilupperà ancora di più? Se l’India non entrerà a far parte di questa immensa via della seta rischierà di perdere terreno?

È da capire se i due Paesi, che sono fortemente nazionalisti, riusciranno a trovare un modo per collaborare. Fino ad esso un accordo è molto lontano: l’immagine che si può trarre da questa situazione vede l’India molto sofferente rispetto al progetto cinese, e sembra che stia cercando di trovare qualche ancora di salvezza attraverso degli accordi bilaterali. Inoltre per il progetto della via della Seta, in realtà, non è necessario che questa passi attraverso l’India, la quale è separata dalla Cina dalla catena montuosa dell’Himalaya, che non è ancora superabile né a livello geografico né a livello ideologico. Il progetto terrestre prevede, infatti, il passaggio attraverso l’Asia Centrale – comprendendo gli ex Stati satelliti dell’Urss -. Dunque la Cina, a conti fatti, potrebbe portare avanti il suo progetto della via terrestre senza dover necessariamente chiedere aiuto all’India; il punto più discutibile è quello che riguarda la via marittima, poiché la Cina potrebbe aver bisogno di porti di attracco in India nel Mar Arabico o nel Golfo del Bengala: l’India dovrà sfruttare bene questa opportunità, cercando di cogliere tutti i vantaggi che le si presenteranno.

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