venerdì, Maggio 7

India-Cina: nuove opportunità India e Cina devono andare d'accordo se vogliono crescere ancora: il principio alla base della visita del Ministro degli Esteri cinese

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 Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Primo Ministro indiano Narendra Modi

Nuova Delhi – L’incontro tra il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Primo Ministro indiano Narendra Modi, avvenuto lunedì 9 giugno 2014, è stato ‘costruttivo e cordiale’, anche se il portavoce del Ministero indiano degli Affari Esteri, Syed Akbaruddin, ne ha parlato come di una semplice visita di cortesia.

Durante l’incontro, Wang ha consegnato a Modi un messaggio scritto del Presidente cinese Xi Jinping, che così recitava: «Sotto la Sua leadership, l’India potrà conseguire maggiori livelli di sviluppo e progresso. L’India e la Cina sono partner nella cooperazione strategica di lungo termine. Lavoriamo dunque insieme, per creare una cooperazione pacifica e forme di sviluppo inclusivo, a beneficio dei nostri due popoli e nell’interesse della pace, della stabilità e della prosperità dell’Asia e del mondo».

Domenica, in uno dei due giorni del suo viaggio diplomatico in India, Wang ha incontrato il suo omologo indiano Sushma Swaraj; entrambi i leader hanno concordato sull’idea di imprimere un nuovo slancio ai legami economici tra i loro Paesi, per esplorare opportunità non ancora sfruttate e far salire l’interscambio oltre l’attuale cifra di 65 miliardi di dollari l’anno.

Secondo fonti del Ministero indiano degli Affari Esteri, «Il dibattito è stato piuttosto lungo in merito alle questioni economiche, al futuro dei vincoli economici, ma anche sugli attuali impedimenti al miglioramento della cooperazione economica».

Uno dei principali ostacoli sulla via delle relazioni commerciali bilaterali tra i due Paesi è il deficit commerciale, che sta crescendo in modo esponenziale a favore della Cina, e oggi è pari a circa 40 miliardi di dollari. L’India ha dunque sollevato la questione dell’aumento del deficit commerciale, cercando di ottenere maggiore accesso al mercato cinese, per colmare il divario. Sono però mancate, da parte di entrambi i governi, le dichiarazioni su questo tema specifico. Gautam Bambawale, Segretario aggiunto per la Cina, ha semplicemente detto, «Entrambi i leader hanno deciso di approfondire i legami economici.»

Oltre a convenire sull’irrobustimento delle relazioni commerciali, le parti hanno concordato sulla necessità di una corretta gestione dei confini, vitali per l’India, dato che ne condivide con la Cina una grande estensione.

I due Paesi hanno inoltre concordato sull’accelerazione della connettività, circa la sincronizzazione della cosiddetta politica indiana di Look East con una maggiore apertura a ovest da parte della Cina, e di lavorare fianco a fianco per promuovere progetti di cooperazione come quello del corridoio economico Bangladesh-Cina-India-Birmania.

Con lo scopo di adottare e diffondere lo spirito dei Cinque principi di coesistenza pacifica (Five Principles of Peaceful Coexistence), o Panchsheel, elaborati dal Primo Ministro indiano Jawaharlal Nehru (nel 1954, NdT), i leader si sono messi d’accordo per celebrare il 60° anniversario della dichiarazione, sottoscritta da Cina, India e Myanmar.

Dalla prima iniziativa diplomatica realizzata all’indomani dell’incarico di Narendra Modi come Primo Ministro dell’India, sono rimasti esclusi diversi problemi.

Il primo è la questione del Tibet, sulla quale si evidenziano profonde differenze diplomatiche tra le due grandi potenze asiatiche. Mentre la Cina ha lungamente contestato la legittimità del Governo tibetano in esilio, definendo il Dalai Lama un separatista, l’India sostiene la questione tibetana e ha permesso al Governo in esilio di operare anche fuori dal Paese. In particolare, il grande fratello ideologico del partito di Governo Bharatiya Janata Party (BJP), il Rastriya Swayamsevak Sangh (RSS), è un forte sostenitore della causa tibetana. 

Altre questioni di confine lungamente irrisolte sono quelle relative alla regione himalayana del Ladakh e Arunachal Pradesh.

A parte le controversie sui confini, le relazioni tra Cina e Pakistan sono sempre state una preoccupazione per l’India. E nel giorno in cui Wang Yi è arrivato a New Delhi, giravano notizie sul fatto che la Cina starebbe strutturando una presenza militare nel Kashmir, attualmente controllato dal Pakistan.

«Anche se Modi cerca di stringere ancora di più i legami economici con la Cina, sono trapelati i profondi sospetti dell’intelligence indiana circa la sicurezza dell’India,» secondo il ‘New York Times‘.

Nonostante tutte le questioni delicate in gioco, l’India ha ancora bisogno di mantenere buoni rapporti con la Cina, non solo in vista della crescita economica, ma per molte altre ragioni. L’incremento del fabbisogno energetico e il calo della produzione interna, specie per quanto riguarda gli idrocarburi, hanno attivato la ricerca di paesi ricchi produttori di energia dai quali l’India potrebbe importare i combustibili.

Anche se l’India e la Russia hanno avviato uno studio congiunto sulla possibilità di consegnare il petrolio direttamente via terra, dicono gli esperti, l’instabilità politica ambientale del Pakistan e dell’Afghanistan è un potenziale ostacolo per il trasporto di idrocarburi dalla Russia o dall’Asia centrale.

Pertanto, la proposta di realizzare un oleodotto tra Russia e India attraverso la Cina sarebbe un importante passo avanti. Il gasdotto, che dovrebbe partire dalla regione montuosa russa di Altai, potrebbe raggiungere l’India del Nord, passando per la Regione autonoma uigura dello Xinjiang cinese.

Se la Cina aprisse il passaggio al petrolio russo, per l’India si renderebbe possibile perseguire una politica di ‘connessione dell’Asia Centrale’. 

India e Cina devono conservare buone relazioni anche per realizzare il sogno economico del 2050, basato sulla previsione fatta da Goldman Sachs nel 2003: diventare la prima e la terza economia mondiale entro quell’anno. Con altre due nazioni BRIC (Brasile-Russia-India-Cina) come Brasile e Russia, candidate ad assumere il quinto e sesto posto, il ‘club’ potrebbe diventare un’entità economica ancora più grande, purché le due maggiori economie asiatiche lavorino insieme; ecco perché è così importante che tra i due paesi si mantengano buoni rapporti.

La recente visita in India di Wang Yi si può dunque considerare un passo avanti, in questo senso, un passo che potrà portare molto più avanti e lontano con l’intensificazione delle visite diplomatiche e dei colloqui tra i leader di entrambi i paesi.

 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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