giovedì, Maggio 13

India: i cauti rapporti con l’UE

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Molto si è sentito parlare della presunta ‘inutilità’ del G7 ma, in queste ore, lo scenario politico ed economico globale sta mutando anche a causa delle discussioni avviate a Taormina, molte delle quali hanno messo in evidenza le differenze insormontabili tra i diversi Paesi partecipanti, in primis l’ostilità Americana nei confronti delle Germania.

Pochi giorni fa Donald Trump ha definito la Germania ‘very bad’ e la Cancelliera Angela Merkel non ha fatto attendere la sua replica, annunciando «che noi europei dobbiamo riprendere il nostro destino nelle nostre mani». Parole abbastanza importanti che hanno fatto pensare ad un allontanamento dal Presidente statunitense, sempre più intenzionato a portare avanti una politica economica di stampo isolazionista. ‘America first’, come dice il motto di Trump. Per adesso non possiamo sapere se a lungo andare la politica estera americana subirà una sterzata; ma ciò che ad oggi appare lampante è che Merkel, contando sul sostegno della Francia di Emmanuel Macron, si sta muovendo per far accelerare i piani della Germania e dell’Europa.

Non a caso mercoledì, a Berlino, la Cancelliera tedesca ha incontrato il leader indiano Narendra Modi, con cui ha ridiscusso un piano commerciale e ha affrontato il tema delle energie rinnovabili, argomento su cui il Presidente Trump al G7 è stato irremovibile. Però, anche se l’India è sembrata molto aperta al dialogo con la Germania lo stesso non l’ha dimostrato nei confronti dell’UE: nell’agenda del leader Modi, infatti, la tappa a Bruxelles non è prevista; a quanto pare l’incontro tra UE e India dovrà ancora farsi attendere.

Non possiamo, inoltre, dimenticare che ieri la Merkel ha incontrato anche il premier cinese Li Keqiang. Questo incontro, come quello con il leader indiano, cercherà di portare avanti le decisioni in merito agli accordi economici e climatici già impostati dalle due potenze negli anni precedenti. A differenza del leader indiano, però, Li Kequiang è disposto a dialogare con Bruxelles, con la quale proprio oggi potrebbe rafforzare il legame economico in vista della costruzione della nuova ‘Via della Seta’, ovvero il piano economico One Belt One Road’, in cui saranno coinvolti più di 60 Paesi del continente Asiatico, Africano e Europeo. Sicuramente la Cina punta a rafforzare il legame con l’UE per consolidare le basi del suo piano economico; ma in tutto questo la potenza economica indiana che ruolo avrà? Rischierà di essere relegata in un angolo dal grande piano cinese?

Per comprendere più a fondo la questione abbiamo chiesto il parere di Giuseppe De Arcangelis, professore ordinario di Economia Politica presso il Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Roma La Sapienza.

Martedì la Cancelliera Angela Merkel ha incontrato il leader indiano, Narendra Modi, e ieri ha ricevuto la visita del premier cinese Li Kequiang. Sembra che la Germania stia tentando di stringere ancora di più il fronte economico con le potenze asiatiche. Quanto ha inciso su questa decisione il confronto avvenuto al G7 con Donald Trump? Era già presente nell’agenda della cancelliera questo ulteriore rafforzamento con l’India e la Cina?

Sicuramente questi incontri erano già stati fissati ancora prima che iniziasse il G7, poiché visite istituzionali di questo tipo vengono concordate con settimane, se non mesi, di anticipo. Poi è ovvio che le divergenze fra Trump e la Merkel, se prima del summit erano latenti, in questi giorni sono state più lampanti; in effetti sembra più strumentale il commento che Angela Merkel ha fatto in conferenza stampa in risposta alle critiche di Trump: sembra quasi che la Cancelliera abbia voluto spianarsi la strada in vista dell’incontro con le due super potenze asiatiche già fissato da molto tempo. In più, il fatto che l’India si trovi in una situazione ben migliore di qualche anno fa sul piano economico è molto allettante agli occhi della Merkel, che punta molto su questa economia emergente poiché, per alcuni versi, risulta più sicura dell’economia cinese.

Al momento, a livello economico, l’India come si sta muovendo?

L’India, rispetto alla Cina, nell’ultimo periodo ha avuto una grande ristrutturazione finanziaria, in più non ci dobbiamo dimenticare che l’India è una grande democrazia che, in un certo senso, tranquillizza i partners con cui gestisce rapporti economici. Inoltre, non ci dobbiamo dimenticare il fattore linguistico che agevola lo Stato indiano: mentre in Cina la prima lingua è il cinese e pochi sanno le lingue europee, in India la prima lingua è proprio l’inglese, un aspetto che sicuramente avvantaggia molto i legami commerciali con il resto del mondo. La figura di Modi, poi, ha dato una certa stabilità alla democrazia indiana, e gli effetti si possono notare in borsa: è due anni che l’India sta risalendo. Come italiani ci dà un po’ fastidio il fatto che l’Italia sia rimasta fuori dal tour internazionale di Modi.

Il leader indiano non si fermerà a Bruxelles. Secondo lei questa decisione da cosa è stata spinta? Qual è lo stato della situazione fra India e UE?

L’India in questo momento sta giocando una partita bilaterale con i vari Paesi ed ha voluto scegliere lei con chi giocarla: Francia, Germania e Spagna. L’Italia non è stata presa in considerazione e, dunque, possiamo pensare che il leader indiano non ci reputi abbastanza allettanti dal punto di vista economico. Io mi auguro che ci sia una risposta paneuropea da parte dei Paesi membri dell’UE, che dovrebbe cercare di fare un trattato commerciale unico come è stato fatto con Canada e con altri Paesi. Per l’India trattare tramite accordi bilaterali con i vari Paesi europei, al momento, sembra più vantaggioso perché può provare a volgere la situazione a sua vantaggio essendo un’economia potente: se, invece, l’Europa trattasse unita questa posizione di potenza si ridurrebbe molto, facendo perdere all’India quella sicurezza che ha negli accordi bilaterali. In questo caso, però, ci potrebbe essere anche una sorta di scetticismo nei confronti di ciò che è successo con il CETA  -l’accordo di libero scambio fra Canada e UE-; in effetti il CETA è stato bloccato dalla Vallonia e ha avuto una fase di trattative lunghissime. Forse l’India non è intenzionata ad aspettare così tanto per siglare accordi commerciali con i Paesi dell’UE. Sicuramente l’esperienza con il Canada ha messo in evidenza i problemi che un grande partner commerciale potrebbe avere se iniziasse una trattativa con l’Europa unita: questa situazione sicuramente non ci avvantaggia agli occhi delle grandi potenze economiche. Ora che il TTIP -trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, che ha l’intento dichiarato di modificare le regolamentazioni e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti- sembra ‘morto’, penso che sia giunto il momento per l’Europa di spostare la propria attenzione ad Est.

Al momento la Germani che tipo di scambi economici intrattiene con l’India?

Sicuramente i rapporti commerciali sono concentrati su alcuni settori, soprattutto il settore Hi-Tech, delle nanotecnologie e della difesa. Questi sono i settori chiave, poi si parlava anche di forniture di armi; ma è chiaro che l’alta tecnologia si può avvantaggiare molto grazie alla produzione di alto livello che ne viene fatta in India. Al momento l’India è molto concorrenziale, poiché ha una bilancia commerciale nell’ambito dei servizi attivi, sembra strano, ma non lo è, perché proprio la cultura e la lingua inglese ha attratto molti produttori industrializzati delle nanotecnologie in India piuttosto che in Cina. Io penso che la Germania abbia capito che gli accordi con l’India fossero da impostare su questo tipo di prodotti commerciali, seguendo l’esempio di Stati Uniti ed Inghilterra.

Fra India e Cina, invece, quali sono i rapporti economici ad oggi?  la Cina è proiettata verso una nuova ‘via della seta’; in questo progetto cosa avrà da guadagnarci l’Italia e l’UE?

La via della Seta è un grandissimo progetto in cui vi saranno enormi investimenti pubblici che porteranno uno sviluppo economico non solo in Cina, ma anche in altri Paesi. I cinesi sperano così di spostare verso est, come accadeva mille anni fa, il commercio, controllando sia le vie terrestri che le vie marittime. A questo punto, parlando dell’Italia, forse al nostro Paese converrà molto di più aprire un dialogo aperto con la Cina, rispetto all’India, poiché il progetto cinese non potrà non coinvolgere le coste italiane, il vero porto sul Mediterraneo. L’Italia, non a caso, è stata invitata al summit cinese che comprende 28 Paesi, dove sono coinvolti gli investitori per questo progetto, soprattutto per quanto riguarda i porti, che potrebbe essere una vera e propria opportunità per l’Italia. Anche negli incontri internazionali con la Cina i Paesi europei non si sono presentati uniti sotto il simbolo dell’UE; penso che anche questo sia un limite per l’Unione, poiché se si presentasse unita al tavolo delle trattative sicuramente avrebbe molto da guadagnare. Anche questo è l’effetto del ‘caso Vallonia’ che per anni ha ostacolato il CETA. La Cina vuole che il suo progetto vada avanti senza intoppi, dialogare con un’UE divisa potrebbe essere controproducente perché rischierebbe di rallentare il progetto. La politica fiscale e la politica commerciale sono ancora un problema per l’UE, perché i grandi Paesi europei non sono disposti a concedere troppo della loro egemonia all’Europa.

Fino a pochi anni fa si parlava di Cindia come un unico polo economico rappresentato dalle due potenze asiatiche. La sinergia fra Cina e India è al capolinea?

La Cina è un gigante nel commercio globale, è il primo esportatore in tutto il mondo: questo primato ha avuto anche delle importanti ripercussioni all’interno dell’economia statunitense, non a caso dal 2001, ovvero da quando la Cina è entrata nell’OMC -organizzazione mondiale del commercio- la disuguaglianza dei redditi negli Stati Uniti è aumentata. Gli effetti della globalizzazione e della concorrenza cinese sicuramente ha avuto ripercussioni negative sull’economia americana. Tra Cina e India ancora non sappiamo il rapporto che si instaurerà durante questo lungo progetto, a mio avviso, però, ci dovremmo aspettare una larga intesa e partecipazione: essendo una via che lega Oriente e Occidente è indubbio che l’India sarà necessariamente coinvolta, così come ci dobbiamo aspettare per l’UE. Diciamo che ancora non sono state delineate le linee guida di una possibile collaborazione economica: quasi sicuramente ci sarà una richiesta di collaborazione, ma ancora non è stato definito niente. L’India potrebbe giovare di questo progetto cinese, ovviamente le decisioni politiche decideranno i piani economici di investimento. Al momento non mi sembra, però, che fra i due Paesi ci sia una grandissima intesa, anzi, intercorrono ancora una serie di situazioni politiche non del tutto chiarite. Le risorse economiche cinesi rimangono sempre enormi e incomparabili con quelle indiane, dunque, da questo punto di vista, l’economia cinese rimane sicuramente la più forte: i surplus commerciali hanno dato la possibilità alla Cina di accumulare credito nei confronti del resto del mondo, quindi possiede molte risorse che potranno essere reinvestite nella nuova Via della Seta. L’India, pur essendo un’economia molto forte, non ha tutte le risorse che ha la Cina, e non può neanche competere in questo senso.

Quanto potrebbe rischiare l’America se l’UE si avvicinasse ancora di più alle due potenze asiatiche?

Trump è difficile da capire, non sappiamo esattamente cosa voglia fare né in politica estera né in merito alla questione economica. Prima di Trump gli Stati Uniti erano rivolti completamente verso il Pacifico, adesso non abbiamo ancora capito dove si volgerà l’America. L’unico atto certo del nuovo Presidente in ambito economico è stato la sua uscita dal Partenariato Trans-Pacifico (TPP), però allo stesso tempo si può dedurre che non mira ad accordi commerciali con l’UE dopo gli attacchi verbali nei confronti della Merkel. L’unica definizione che, fino ad adesso, possiamo dare alla politica commerciale di Trump è quella dell’isolazionismo, anche se è presto per dirlo. Direi isolazionista piuttosto che protezionista perché il protezionismo andrebbe contro l’organizzazione mondiale del commercio e, molto probabilmente, una tale politica economica non sarebbe sostenuta neanche dai repubblicani. L’isolazionismo è la forma più mite del protezionismo, significa sempre rinchiudersi non portando avanti nuovi accordi commerciali e ritirandosi da dove ci si può ritirare.

Sicuramente la nuova via della Seta cinese potrà rendere l’America sempre più chiusa e isolata: diciamo che questa idea potrebbe essere anche una contromossa cinese per rispondere alla mossa dell’ex amministrazione Obama, che aveva escluso la Cina dal TPP.

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