martedì, Giugno 15

India – Africa: con l’AfCFTA, svolta in vista? Ecco perché esiste un enorme potenziale per migliorare il commercio tra i due Paesi

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I Paesi africani sono pronti a lanciare l’Accordo di libero scambio per l’Africa Continentale (AfCFTA), uno dei più grandi accordi di libero scambio al mondo. Secondo uno studio dell’ ‘Observer Research Foundation’, l’accordo potrebbe raddoppiare entro il 2022 il commercio intra-africano, che negli scambi totali ha africani corrispondeva solo al 14% nel 2013, favorendo la crescita economica e lo sviluppo dei vari Paesi africani.

Da decenni l’Africa tenta di far crescere le proprie economie. Uno di questi tentativi è stato fatto durante la diciottesima sessione ordinaria dell’Unione Africana (UA), svoltasi ad Addis Abeba nel gennaio 2012, con la decisione di aprire una zona di libero scambio continentale (CFTA) entro il 2017. Un importante passo avanti è stato raggiunto il 21 marzo 2018 quando i leader di 44 paesi africani si sono incontrati a Kigali, in Rwanda. L’accordo stabilisce che l’area africana di libero scambio continentale (AfCFTA) entrerebbe in vigore 30 giorni dopo la ratifica da parte dei parlamenti di almeno 22 Paesi. La ratifica dovrebbe avvenire entro 120 giorni dalla firma della dichiarazione preparatoria alla ratifica che, finora, è stata firmata da 49 Paesi africani, ma solo sette e cioè Ciad, Guinea, Ghana, Kenya, Niger, Rwanda, eSwatini  lo hanno ratificato. 

L’obiettivo del CFTA è un creare un mercato continentale unico africano per beni e servizi con libera circolazione di uomini d’affari e investimenti, impegnando i Paesi a rimuovere le tariffe Il 90 percento delle merci con il restante 10 percento che sarà rimosso gradualmente in una fase successivaEntro il 2030, si prevede che le dimensioni del mercato africano raggiungeranno 1,7 miliardi di persone, con una spesa combinata e cumulativa per consumi e imprese pari a 6.7 trilioni di dollari.

L’AfCFTA cerca anche di promuovere un settore manifatturiero competitivo e promuovere la diversificazione economica visto che attualmente, la produzione rappresenta solo circa il 10% del PIL totale in Africa. SI parla di un mercato enorme, di 1,2 miliardi di persone e oltre 3,4 trilioni di dollari complessivi, che verrebbe a crearsi se l’AfCFTA venisse attuata correttamente.

Negli ultimi anni sono state adottate numerose iniziative africane volte ad accelerare il processo di integrazione regionale e continentale come la ‘Nuova partnership per lo sviluppo dell’Africa‘ (NEPAD) per migliorare le relazioni con i partner o lZona di libero scambio africana‘ (AFTZ), annunciata per la prima volta nell’ottobre 2008, che dovrebbe divenire operativa entro quest’anno, o la ‘Minimum Integration Program‘ (MIP). Potenziare il commercio intrafricano è stato l’obiettivo del piano BITA, del 2012, che intendeva ‘aumentare i livelli degli scambi intra-africani dagli attuali livelli del 10-13 percento al 25 percento o oltre entro il prossimo decennio’ e dell’ ‘Area di libero scambio tripartita‘ (TFTA), raggiunta il ​​10 giugno 2015 a Sharm El Sheikh, in Egitto. Lo stesso obiettvo aveva l’ Unione doganale sudafricana (SACU) rinnovata nel 1910, nel 1969 e nel 2002 così come il ‘Mercato unico del trasporto aereo africano’ (SAATM) del 2015, un progetto di punta dell’Unione Africa nell’ambito dell”Agenda 2063′, che mira a creare entro il 2017 un unico mercato unificato del trasporto aereo in Africa e liberalizzare l’aviazione civile in Africa. Diversi Paesi africani hanno lavorato, inoltre, per alleggerire le regole per il rilascio dei visti. 

Da questo punto di vista, l’AfCFTA offre un’importante opportunità per i Paesi africani. L’eliminazione delle tariffe in beni e servizi contribuirà a stimolare la crescita economica. Gli analisti, però, ipotizzano anche che la crescita commerciale e i benefici per il welfare derivanti dal CFTA possa maturare in modo disomogeneo tra i Paesi africani.

Ma quale impatto potrebbe avere sul commercio tra India e Africa? Lo studio dell’ORF ricorda che le esportazioni dell’India verso l’Africa sono aumentate di quasi quattro volte, dai 7 miliardi di dollari nel 2005-06 ai 25 miliardi nel 2015-16. Le importazioni dell’India dall’Africa durante lo stesso periodo sono aumentate di sette volte, da 4,9 miliardi a 31,7 miliardi, con una quota dell’8,3%. Tuttavia, le tendenze recenti mostrano un costante declino negli scambi India-Africa e le esportazioni dell’India verso l’Africa sono state anche dominate dai prodotti petroliferi.

Per quanto riguarda gli investimenti dell’India in Africa, secondo l’analisi, negli ultimi anni si è registrato un aumento, dovuto principalmente alla crescita in alcuni dei mercati africani e alle loro riserve di minerali. Le multinazionali indianesi sono avventurate in vari settori, tra cui le telecomunicazioni, l’energia, le scienze informatiche. I dati del Ministero delle Finanze riportati dal report affermano che il governo dell’India e la Reserve Bank of India hanno approvato un investimento cumulativo di 54 milioni di dollari in Africa tra il 1996 e il 2016. E le principali destinazioni di questi investimenti sono stati Egitto, Sudan, e Sudafrica.

Tuttavia, proprio come nel commercio, gli investimenti dell’India in Africa hanno visto un crollo dal 2013: si sono attestati a 14 miliardi di dollari nel 2016-2017, un valore inferiore ai 16 miliardi di dollari del 2011-12. Una delle ragioni di ciò è che, a parte gli investitori tradizionali dell’India, poche aziende guardano al continente con un certo grado di serietà.

Esiste un enorme potenziale per migliorare il commercio India-Africa e le partnership di investimento se l’AfCFTA entrerà in vigore. E’ importante notare che gran parte delle esportazioni africane in India sono costituite da energia e prodotti minerari e poiché c’è una minore domanda interna di questi prodotti, i Paesi africani stanno reindirizzando le esportazioni di questi prodotti dall’India, e in una certa misura dalla Cina, verso l’Unione europea e gli Stati Uniti.

In termini assoluti, questo calo del totale delle esportazioni africane verso l’India sarà il più grande tra i Paesi non in via di sviluppo, pari a tre quarti dell’importo totale o 7 miliardi di dollari. In termini relativi, le esportazioni dai Paesi africani meno avanzati verso l’India subiranno una battuta d’arresto maggiore con una diminuzione del 18,7%.

Per ridurre le perdite commerciali previste per i paesi africani derivanti dalla creazione di alcuni grandi accordi regionali commerciali, come il ‘Regional Comprehensive Economic Partnership‘ (RCEP), l’India e l’Africa devono continuare a costruire una solida partnership per incrementare i loro scambi bilaterali e i flussi di investimento. E questo aiuterà molto l’Africa. E se le esportazioni dell’Africa verso l’India diminuiranno perché ci sarà un aumento del commercio tra i vari Paesi africani, con l’AfCFTA, le esportazioni dell’India verso l’Africa potrebbero aumentare. Dall’altra parte, però, rimane la forte domanda indiana di risorse energetiche.

Ecco perché l’India concorda sostiene l’attuazione dell’AFCFTA, come ha ribadito nella Dichiarazione di Delhi del 2015. La sfida più grande per l’Africa è lo sviluppo, la creazione di posti di lavoro manifatturieri con salari più elevati. E grazie a quest’intesa, potrebbe essere possibile vincerla. E questo farebbe comodo anche all’India.

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