sabato, Maggio 15

India: AAP e la nuova alternativa politica

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Come conseguenza per aver tentato di far approvare la proposta di legge “Janlokpal” (che voleva dare alle persone comuni la possibilità di lamentarsi delle ingiustizie e della corruzione e intendeva fondare un sistema indipendente di amministrazione della giustizia), il partito indiano Aam Aadmi (AAP) cioè il “partito delle persone comuni”, ha ottenuto un pessimo risultato alle ultime elezioni generali.

A parte i 4 eletti nel Punjab, AAP non ha fatto vincere nessun altro dei suoi candidati nel resto del paese. Il leader del partito, Arvind Kejriwal, ha perso il confronto con il candidato del BJP, Narendra Modi, che è diventato primo ministro del governo targato NDA.

Ci si attendeva che AAP avesse un buon impatto nelle elezioni, a seguito degli ottimi risultati delle recenti assembly elections (NdT: con queste consultazioni l’elettorato indiano sceglie i membri del Vidhan Sabha, l’assemblea legislativa presente in ognuno degli stati federali) che si sono svolte nel dicembre 2013 a Delhi; in quell’occasione AAP aveva conquistato 28 seggi su 70 e così aveva potuto formare un governo a sostegno del Partito del Congresso indiano. Kejriwal ne è stato il primo ministro per circa un mese, ma poi è caduto non riuscendo a far approvare dall’assemblea la proposta della legge anti-corruzione (Janlokpal). Per molti, comunque, «Kejriwal ha sbagliato a lasciare il governo».

Secondo lui, invece, «è stato un segno di affidabilità. Non hai il diritto di restare al potere se non riesci a rispettare le promesse fatte agli elettori».

Per molti dei capi e dei militanti di AAP, si è trattato di un sacrificio in vista di un obiettivo maggiore e a vantaggio del paese. Probabilmente ci si attendeva che fosse premiato da una vittoria alle elezioni generali, ma queste non sono andate bene per il partito. Perfino alcuni dei volti più noti ne escono sconfitti.

Il partito non ha conquistato un solo seggio parlamentare, anche se pochi mesi prima aveva avuto la forza di formare un governo. «I risultati sono stati scioccanti», ha detto il portavoce di AAP Yogendra Yadav, mentre il presidente del partito, Arvind Kejriwal, ha dichiarato «avremmo potuto fare meglio, a Delhi».

Passando alle percentuali di voto, fornite dalla Commissione elettorale indiana, l’AAP – anche se è stato sconfitto in tutti i sette seggi di Delhi – ha visto crescere la sua percentuale di preferenze, che è salita dal 29.49% delle assembly elections del 2013 al 32.9% delle elezioni generali del 2014. Nel Punjab, dove il partito ha vinto 4 seggi, la quota percentuale è stata del 24.4%. Nello stato di Haryana, dove il partito si attendeva un punteggio migliore, le preferenze si sono fermate al 4.2%.

Dopo un incontro di riflessione sulla sconfitta ricevuta nelle elezioni generali, i maggiori leader del partito hanno ammesso che «abbandonare Delhi è stato un errore. Dovevamo comunicare meglio con le persone».

Dopo l’incontro, diversi leader di AAP hanno cominciato a dimettersi dal partito. Perfino uno dei fondatori, il portavoce Yogendra Yadav, ha lasciato la direzione nazionale, anche se le sue dimissioni non sono state ancora accettate. Diverse sezioni locali hanno iniziato a rivoltarsi e a criticare la dirigenza nazionale per la «distanza dalle persone e dalla vita reale».

«In molti stati le persone che condividono le nostre idee non hanno votato per noi, perché non volevano disperdere i loro voti, dato che non c’erano le condizioni per arrivare al governo» ha dichiarato a ‘L’IndroPrashant Bhushan, fondatore e membro dell’esecutivo nazionale di AAP. «In effetti, AAP ha giocato un ruolo maggioritario per la vittoria di BJP in tutto il paese, sollevando la questione della corruzione e facendo montare la protesta contro il governo di UPA (United Progressive Alliance), sotto la guida del Congresso. È stato solo perché AAP non aveva una forte base locale, se BJP è riuscito a sottrarci il vantaggio, convertendolo in preferenze a suo vantaggio» ci ha detto l’analista politico Chandra Mishra.

Si potrebbe dire che AAP abbia fatto una pessima performance, ma alcuni partiti politici come Forward Bloc, fondato dall’eroe della lotta per la libertà in India, Subhash Chandra Bose, vedono in questo partito un grande potenziale. Il segretario generale di Forward Bloc, Debabrat Biswas, in una conferenza stampa dello scorso 4 giugno ha detto che «Forward Bloc tenterà di unirsi alle forze politiche emergenti come il partito Aam Admi».

«FB scambierà opinioni con i partiti di sinistra, che si collocano al di fuori del Left Front, come SUCIe il CPI-ML; vogliamo fondare una “sinistra unita” a vocazione maggioritaria, accanto a AAP» ha aggiunto Biswas.

«Non abbiamo ancora discusso una simile proposta, in esecutivo nazionale. Decideremo durante i tre giorni di meeting del direttivo nazionale che si aprirà il 6 giugno» ha detto Prashant Bhushan.

«Prevediamo che l’incontro del direttivo si svolga con molte turbolenze, che si concentreranno sulle ragioni della nostra cattiva performance, sulla scelta dei metodi più adatti a parlare con la base elettorale e con la gente comune, sulla decisione di come dovremmo relazionarci con il governo targato NDA (National Democratic Alliance) e guidato da BJP, e con le sue politiche» ha detto Prashant Bhushan; ha poi aggiunto che il partito svolgerà un ruolo proattivo per sostenere gli interessi delle persone e della nazione.

A una domanda diretta su come il partito voglia riemergere dopo la caduta, Bhushan ha risposto «Non è un fallimento, ma un’opportunità che il partito farà sua per ricostruirsi e riorganizzarsi, allo scopo di riemergere con maggiore forza in quanto alternativa politica. E il direttivo nazionale poserà le prime pietre per la costruzione di questo percorso».

 

Traduzione di Valeria Noli (@valeria_noli)

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