sabato, Ottobre 16

Indennità che uccidono

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Ci sono diversi modi per minare il funzionamento della propria comunità, spesso non c’è neppure bisogno di fare ricorso ad azioni clamorose, basta interpretare in modo disinvolto piccoli diritti per creare una voragine. È quello in cui si sono impegnati alcuni Consiglieri comunali di Messina ora sotto inchiesta, rovesciando persino le categorie che Luigi Barzini Jr aveva tracciato con tanta diligenza.

Quando all’inizio degli anni Sessanta del XX secolo la lira suscitava l’ammirazione del mondo intero, in quanto modello di stabilità, specchio di un’economia che trasudava benessere e firmava cambiali senza stancarsi, le famose comode rate da cinquemila lire al mese, gli americani chiesero a Luigi Barzini di raccontare cosa c’era dietro quella moneta. Ne nacque un volume intitolato ‘Gli Italiani’, che raccontava come siamo fatti, almeno secondo l’autore.

Ora, non saprei se e quanto Barzini ci abbia visto giusto, ma una delle dicotomie presenti nel volume, sosteneva che i meridionali vogliono i soldi per arrivare al potere mentre i settentrionali amerebbero il potere per arrivare ai soldi, insomma vanitosi i primi, molto pratici i secondi. Forse non aveva tutti i torti, eppure la vicenda delle indennità che diversi Consiglieri del comune di Messina lucravano, moltiplicando, tramite espedienti riprovevoli, la partecipazione alle Commissioni consiliari, mette a dura prova le osservazioni antropologiche del famoso giornalista, giacché i predetti Consiglieri usavano il potere proprio per avere i soldi, rovesciando le categorie barziniane.

Tutto sommato una svolta foriera di pensieri ottimistici, perché significa che possiamo smontare ogni pretesa di eternità, significa che le cose cambiano e non c’è più spazio per i pregiudizi. Invece, malgrado l’impegno di quei Consiglieri stakanovisti della Commissione, in molte zone del Meridione non solo le cose non cambiano, ma peggiorano, come ci ricordano tutti gli anni i rapporti dello Svimez, che usa termini pesanti, come sottosviluppo.

Torno sull’argomento perché rischia di perdersi nelle nebbie dei commenti che frettolosamente lo iscrivono negli elenchi nella mala-politica, condannandolo di fatto all’omologazione, quindi assolvendolo. Torno sull’argomento perché rischia di scadere in fretta, come un prodotto qualsiasi, superato dall’attualità, soprattutto da quella di questi giorni, che è riuscita persino a marginalizzare un grave disastro ferroviario verificatosi nella stessa Francia che, suo malgrado, aveva già altri grattacapi.

Esistono comportamenti, dicevo prima, che alla lunga distruggono le comunità ma che nel nostro Paese sottovalutiamo regolarmente, una colpa grave perché è la somma di comportamenti del genere a creare quelle condizioni che fanno scrivere agli studiosi dello Svimez quelle cose che dovrebbero farci sobbalzare, inducendoci a unire le forze, a cooperare come mai abbiamo fatto. Invece, accade il contrario, ognuno cerca di salvarsi per conto proprio, possibilmente camminando sui diritti del suo prossimo, com’è accaduto nella città dello Stretto. Più precipitiamo, più diventiamo egoisti, un perverso effetto circolare che ucciderà il Meridione e poi tutto il Paese. I fatti sono noti, diversi Consiglieri comunali di quella città, firmavano il registro delle presenze, pochi secondi, acclarando la loro partecipazione alla Commissione e maturando così il diritto all’indennità, poi sciamavano a fare i loro interessi, quali che fossero, magari una bella passeggiata lungo il Viale San Martino, con tanto di granita e brioche. Ogni mese ciascuno dei trasgressori accumulava cifre notevoli che, moltiplicate per i consiglieri scorretti e per i mesi in cui la malefatta è andato in scena, costavamo all’erario somme con molti zeri. Nel recente passato il fenomeno aveva avuto luogo anche in altri enti locali siciliani, anche loro popolati di stakanovisti. Lavorano talmente tanto da non trovare nemmeno il tempo di riversare il frutto geniale delle loro fatica nella vita quotidiana delle città che, naturalmente, degradano senza posa, in modo inversamente proporzionale alla lievitazione delle indennità.

Questo spiega in parte la ragione della grande stabilità politica in Sicilia. A Messina, tanto per dire, l’attuale Sindaco è sprovvisto di maggioranza eppure è più facile che cada la muraglia cinese piuttosto che lui. Cacciarlo significa rinunciare alle proprie indennità che, come abbiamo visto, può diventare un lauto stipendio. Lo stesso dicasi per il Presidente della Regione, Rosario Crocetta, tutti lo vorrebbero mandare a casa, ma rinviano sempre all’indomani, considerato che un Consigliere regionale siciliano guadagna cifre da capogiro. Quindi, negli enti locali dell’Isola l’amore è per sempre o almeno per cinque anni, possibilmente rinnovabili. Si, perché quando uno mette piede nel bengodi cerca di restarvi a vita e se non ci riesce lui personalmente, si prolunga attraverso figli e parenti. Ma guai a mettere becco, l’autonomia è sacra. Ci prova la Magistratura, a mettere becco, anzi investendo le sue migliori energie, perché se non fosse per la politica, in Sicilia i magistrati potrebbero stare in ferie sei mesi l’anno. Credo che il numero di politici indagati per numero di abitanti, nell’Isola si avvicini a un possibile record mondiale. In fondo la politica qui assolve ad uno dei suoi compiti fondamentali, ossia crea lavoro, almeno ai magistrati. Meglio che niente.

Ora, potremmo continuare a celiare di tutto questo, se non che la situazione in Sicilia è semplicemente catastrofica, probabilmente più grave di quella della stessa Grecia, anche questo c’è scritto nel rapporto dello Svimez. L’Isola è una bomba sociologica, al pari della maggior parte del Meridione, comportarsi come i Consiglieri comunali indagati non significa solo sottrarre risorse pubbliche in modo fraudolento, ma soprattutto rendere evidente le ragioni del progressivo distacco in atto tra Nord e Sud. Fenomeno che, depurato dall’evidenza statistica, ci ricorda che da Roma in giù intere generazioni di ragazzi sono derubati dalla propria vita, spesso da chi dovrebbe contribuire a salvarle. Un caso atipico di pancreatite, in cui non è il pancreas a digerire se stesso ma l’intero Mezzogiorno.

 

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