sabato, Maggio 8

Indagare la terra tra cinema e letteratura field_506ffb1d3dbe2

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Dopo l’anteprima del 2 agosto con Nanni Moretti, martedì 4 agosto ha preso il via a Casacalenda (Campobasso) la tredicesima edizione di Molise Cinema. Durante la conferenza stampa di presentazione (svoltasi il 30 luglio a Roma), il Presidente Federico Pommier Vincelli, ha tenuto a sottolineare come questa kermesse sia nata «per riportare il cinema nei piccoli paesi». Gli ha fatto eco Gabriele Antinolfi, il direttore amministrativo del Centro Sperimentale di Cinematografia, raccontando l’impegno della Cineteca Nazionale a fianco degli organizzatori con la volontà di essere protagonisti di festival territoriali. Ed è proprio qui il punto: è come se in quei giorni Molise Cinema facesse «una cura shock agli abitanti».
Nell’ottica di affondare la lama nell’impronta territoriale, abbiamo deciso di intervistare Ilaria Jovine, co-regista e co-autrice insieme a Roberto Mariotti di ʻC’era una volta la terraʼ, i quali presenteranno al festival il progetto con un evento ad hoc domani 7 agosto: ʻLa terra si presentaʼ. Saranno presentate alcune clip, con una serata live con musica di Giuseppe Moffa e Diego Florio che leggerà brani dello scrittore molisano.
Ci preme ricordare che il documentario è attualmente in lavorazione, ma ci ha incuriositi questo intreccio-incontro tra cinema e letteratura per raccontare la terra risvegliando accezioni forse ormai perdute. Un elemento chiave è costituito dagli scritti di Francesco Jovine, zio dell’autrice e scrittore neorealista che seppe raccontare la terra dov’era nato, il Molise, e la terra in senso lato. Una nota va fatta: questo film non vuole essere un ‘biopic’ sull’autore, ma un’indagine sulla terra attraverso il linguaggio cinematografico – nel caso specifico documentaristico – tramite la traccia del viaggio costituita dalle parole dello scrittore.

 

Com’è nato il progetto?
L’idea era in nuce sin dai tempi della mia tesi in ʻStoria della Letteratura italiana moderna e contemporaneaʼ alla Sapienza di Roma. Mi sono laureata su uno dei romanzi più famosi di Francesco Jovine, ʻSignora Avaʼ e, nel corso della ricerca bibliografica, mi sono concentrata soprattutto sugli articoli di giornale. Lavorando alla tesi ho scoperto, così, una serie di materiali dal forte appeal perché, nonostante fossero stati scritti tra il 1929 e il 1948-49, presentavano un evidente richiamo con l’attualità, oltre a un’ironia e a una veemenza molto sorprendente se si pensa all’epoca in cui son stati scritti. Da allora mi è rimasto il pallino sui suoi scritti, a cui si è aggiunta l’ammirazione che ho sempre provato verso l’intellettuale che si occupa della sua terra, per il legame e la fedeltà a essa e l’impegno nel far qualcosa attraverso la propria arte. Jovine ha sempre avuto a cuore il Molise e, in generale, il Meridione documentandosi storicamente e antropologicamente, con un’attenzione particolare verso i contadini.
Di qui c’è stato il passaggio al progetto di realizzare un documentario sulla terra. Raccontare la terra oggi con tutte le domande che questo comporta: come la amiamo, come ci rapportiamo, quanto la conosciamo, come la difendiamo. Si tratta di una serie di interrogativi verso qualcosa di molto pratico che abbiamo sotto gli occhi, ma che, al contempo, passa come qualcosa di molto astratto perché non abbiamo molto a che fare fisicamente con la terra. Confrontandomi con Roberto Mariotti e con tutto questo bagaglio di domande, abbiamo deciso perciò di avventurarci nel tema terra nelle sue varie declinazioni, dal lavoro contadino – affrontando l’agricoltura e la pastorizia oggi – alla difesa della terra contro l’inquinamento o i rifiuti tossici. Gioco-forza è venuto da sé scegliere di girare questo tipo di documentario sulla terra, partendo dalle parole di Jovine, nella sua terra.

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