sabato, Ottobre 16

Incroci pericolosi per le riforme field_506ffb1d3dbe2

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bivio


All’indomani dell’approdo in Senato del DDL Boschi di riforma costituzionale, la cronaca della giornata parlamentare restituisce un quadro di incertezza. All’interno delle singole forze politiche sono, infatti, in atto una serie di
redde rationem che stanno portando al rimescolamento delle carte e alla messa in discussione degli accordi che hanno portato all’approvazione del testo in Commissione Affari Costituzionali. «Giovedì vediamo cosa fare» ha detto Beppe Grillo ai giornalisti nel bar di Palazzo Madama, alludendo all’incontro sulle riforme tra PD e M5S che dovrebbe tenersi dopodomaniNon è inverosimile ritenere che il confronto in streaming avrà un valore puramente mediatico e che inciderà poco sull’impostazione della riforma del Senato e sulla legge elettorale. Il premier Matteo Renzi ha ribadito che «Entro il 2014 la legge elettorale, nel 2015 le riforme istituzionali». Non pochi tra gli addetti ai lavori hanno intravisto in questo ennesima dichiarazione sul calendario delle riforme, l’indicazione dei paletti temporali alle vere incognite da cui dipenderà il compimento delle riforme: il PD, gli alleati di Governo, la tenuta del patto del Nazzareno con FI, l’intesa con la Lega Nord.

Nel partito del Premier la situazione è ancora tesissima con i senatori ‘ribelli’. Durante la discussione generale al Senato, i dissidenti dem non le hanno mandate a dire: Paolo Corsini ha parlato di ‘involuzione democratica’ e Felice Casson ha accusato il Governo di ‘censurare’ attraverso ‘falsità’ quanti dissentono. Proprio Casson, intervistato da ‘Radio Anch’io‘, sulla riforma costituzionale ha affermato: «è meglio abolire il Senato, piuttosto che farne una conferenza mal assortita tra Stato e Regioni», aggiungendo che il numero dei deputati andrebbe dimezzato. L’ex pm ha anche ribadito la sua netta preferenza per l’elezione diretta dei senatori «perché altrimenti continueranno ad essere nominati dalle segreterie dei partiti. Il testo proposto dal governo è negativo per i suoi effetti sulle istituzioni». In risposta ai dissidenti, il capogruppo del PD in Senato Luigi Zanda ha invitato a rispettare le posizioni di tutti, comprese quelle dei dissidenti; al tempo stesso, ha invitato questi ultimi a non utilizzare toni eccessivi e imputare ai colleghi di partito una “linea antidemocratica”. Intervistata a Radio Anch’io, il vicesegretario PD Debora Serracchiani ha dichiarato: «Dico no alla libertà di coscienza dei parlamentari nel voto sulle riforme istituzionali. (…) Nel PD abbiamo tenuto un confronto molto approfondito per ottenere la quadratura di un equilibrio istituzionale importante per il Paese. Il dissenso è legittimo, ma tutti dovrebbero rispettare la maggioranza del partito e anche gli elettori che li hanno votati».

Accanto alla coesione all’interno del PD, l’altra incognita maggiore è costituita dalla tenuta di FI, che ogni giorno di più sembra lacerata da spinte interne di disgregazione. Cercando di ricompattare i suoi, durante la riunione dei gruppi di FI Silvio Berlusconi ha detto: «Sono vent’anni che mi date la vostra fiducia e vi chiedo di darmela ancora una volta. Manteniamo fermo il patto anche se non sono le nostre riforme ideali, ma sono quelle possibili visto che siamo all’opposizione». Sulle riforme ha poi aggiunto: «Dobbiamo mantenere l’accordo sulle riforme. Forza Italia è centrale ma, se ci tiriamo fuori dall’accordo, diventiamo ininfluenti perchè Renzi, dopo le Europee, ha acquisito un grande consenso ed ha comunque i numeri per fare le riforme». Concludendo il suo intervento, l’ex Cavaliere ha esortatoo a evitare fratture: «Forza Italia deve essere unita!». Il fatto che al termine del suo discorso, il leader abbia invitato i presenti a evitare di aprire il dibattito, non è certamente un segnale positivo. La sensazione è che la lotta per la successione a Berlusconi rischi di essere completamente fuori controllo e minacci di cannibalizzare non solo le riforme, ma l’esistenza stessa del partito.

Presentando in conferenza stampa il protocollo d’intesa anticorruzione firmato oggi al Viminale assieme al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha dichiarato: «È linea dura contro la corruzione. Da oggi i corrotti vengono trattati usando le stesse misure di prevenzione previste per i mafiosi». Tra le novità più significative introdotte dal protocollo, si segnala la regola in base alla quale, in caso di episodi di corruzione, salterà il contratto di appalto con l’azienda. A riguardo Cantone ha spiegato che, invece, «oggi sussiste l’obbligo di risoluzione del contratto da parte della stazione appaltante in presenza di fenomeni corruttivi che emergano in seguito a procedimenti giudiziari». Com’era ampiamente prevedibile, il presidente dell’Autorità anticorruzione ha anche sollecitato la società Expo 2015 a «firmare subito il protocollo di legalità, in modo che in tutti i bandi futuri sia prevista la risoluzione del contratto in presenza di fatti corruttivi. Questa regola avrebbe evitato molti dei problemi che finora si sono verificati». Visto lo stato di avanzamento cui dovrebbero trovarsi i lavori per l’Expo, viene da chiedersi: riuscirà il protocollo a correggere efficacemente la situazione e a tenere lontana la corruzione dalla kermesse internazionale che dovrebbe iniziare tra 10 mesi?

Corrado Clini non è più agli arresti domiciliari: la misura cautelare, che era stata disposta sulla base dell’accusa di peculato avanzata dalla Procura di Ferrara nei confronti dell’ex Ministro dell’Ambiente, è stata revocata. Clini ha espresso la propria soddisfazione per la decisione, ma non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito alla sua situazione giudiziaria. Paolo Dell’Anno, avvocato dell’ex ministro, ha detto che «Corrado Clini è un uomo libero, non ha vincoli di nessun genere»; il legale ha precisato che, dopo aver preso visione della cospicua serie di memorie e documenti prodotti dalla difesa, «il gip ha riconosciuto che non ce n’era più l’esigenza» e ha quindi disposto la revoca del provvedimento restrittivo. La posizione di Clini, ha aggiunto Dell’Anno, verrà completamente chiarita al processo.

In un bollettino medico, i sanitari dell’ospedale San Maurizio di Bolzano informano che «Benché il quadro clinico generale del Presidente emerito della Repubblica, Senatore Carlo Azeglio Ciampi, rimanga serio, il paziente è stabile dal punto di vista respiratorio e cardiocircolatorio», e «la prognosi rimane tuttora riservata». Il presidente Ciampi, che il 9 dicembre compirà 94 anni, si trovava in Alto Adige per il riposo estivo. Cinque giorni fa è stato ricoverato in ospedale per un’appendicite acuta e domenica è stato sottoposto a intervento chirurgico.

Auguri Presidente!

 

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