martedì, Aprile 13

Incontro Putin – Gentiloni, questione di business

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Si terrà oggi, a Sochi, sul Mar Nero, l’incontro tra il Presidente russo Valdimir Putin e il premier italiano Paolo Gertiloni. Sul tavolo i grandi temi di politica internazionale: la lotta al terrorismo, la questione ucraina, la Siria, la Libia, e poi i rapporti economico-commerciali tra Italia e Russia.
Una visita che conclude il ciclo degli incontri 2017 tra Russia e Italia  -il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, era stato a Mosca il 27 marzo, il Ministro degli Affari interni, Marco Minniti, il 4 aprile e il Presidente Sergio Mattarella dal 10 al 13 aprile-, e che arriva alla vigilia del G7 di Taormina nel contesto del quale l’Italia potrebbe presentare le ‘ragioni’ di una Russia che qualche mese fa gli osservatori auspicavano potesse avere un ruolo.

E’ previsto siano firmati quattro accordi in materia di energia (a partire da uno tra Eni e Rosneft), con l’obiettivo di avviare partnership industriali, e un’intesa che coinvolge l’Anas, oltre a progetti comuni in tema di università.

La questione del rilancio dei rapporti economico-commerciali bilaterali sarà al centro dei colloqui, c’è stato un pesante calo degli scambi bilaterali, dal 2014 dopo il picco record del 2013 con oltre 53 miliardi di dollari, tema che era stato al centro anche della visita del Presidente  Mattarella al Cremlino, lo scorso 11 aprile. «Malgrado le difficoltà di questo periodo, siamo riusciti a mantenere un livello di collaborazione anche economica che ha resistito. Speriamo che presto si possano ripristinare appieno le condizioni che consentano lo sviluppo della collaborazione», aveva affermato in quella occasione Mattarella, sottolineando che «l’amicizia tra Russia e Italia è forte». «L’Italia è un partner buono e affidabile, purtroppo il nostro interscambio è crollato, ma nonostante questo c’è una tendenza positiva» perchè all’inizio del 2017 «si è verificata una crescita dell’interscambio di oltre il 33%», aveva sottolineato Putin dopo l’incontro con il capo di Stato italiano, rimarcando le «relazioni profonde» tra i due Paesi anche nel «settore culturale e umanitario».
La cooperazione economico-commerciale con l’avvio delle sanzioni   -contro le quali nel corso del 2016 i territori si sono mobilitati – si è ridotta di due volte e mezzo. Nel 2016 si è giunti sotto i 20 miliardi. Il trend nei primi due mesi di quest’anno è stato invertito ma è necessario stabilizzare la ripresa «e va capito come e quanto velocemente, tutto questo, può essere fatto», sostiene una fonte russa sentita dall’agenzia stampa ‘AGI’. I dati relativi al bimestre gennaio-febbraio e diffusi dall’Ice, segnano una crescita (+30%) delle importazioni russe dall’Italia in tutti i settori. L’unico comparto che ancora non cancella il segno negativo e’ quello dell’arredamento e materiali da costruzione (-0,9%), che non vede segnale positivo dal 2014. L’interscambio si attesta a poco più di 3 miliardi, con l’import dall’Italia in aumento del 30,7%, rispetto allo stesso periodo del 2016.

Alle sanzioni si è adattata sia Mosca che Roma, l’Italia, però, non ha ancora colto pienamente le opportunità offerte dalla nuova realtà dell’economia russa, proiettata verso l’ammodernamento e l’affrancamento dalle importazioni dall’estero, col Governo impegnato a favorire chi è intenzionato a investire e produrre il loco.
In questo quadro, per altro, non è da sottovalutare l’attrattività che la Russia ha per i nuovi emigrati italiani.

Per quanto attiene alla politica internazionale, Putin e Gentiloni si prevede si concentreranno su Siria e Libia. Ed è quest’ultima la nazione che più interessa Roma, tanto che – nella scorsa visita di Gentiloni a Washington – il Primo Ministro italiano ha tentato di convincere gli Stati Uniti a tornare a interessarsi al Paese nordafricano. Non è facile capire come Trump deciderà di muoversi su questo teatro. Sino ad oggi, il Presidente ha confermato (al più accentuandolo) il basso profilo adottato dalla seconda amministrazione Obama. Questa scelta, tuttavia, sembra essere costata a Washington la crescente marginalizzazione rispetto a una processo che la Casa Bianca aveva provato a gestire attraverso il sostegno al Libyan Political Agreement voluto dalle Nazioni Unite. Inoltre, dopo l’insediamento dell’amministrazione Trump, l’appoggio al Presidente al-Serraj si è ridotto, tanto a spingere il Wall Street Journal a ipotizzare, negli scorsi mesi, l’esistenza di un accordo fra Washington e Mosca per rilanciare il ruolo di Haftar come possibile garante della stabilità di una Libia riunificata e ‘anti-ISIS’. Nei fatti, questo è lo scenario che il recente accordo Serraj-Hafter sembra configurare, con la preminenza attribuita al governo di Tobruk all’interno del nuovo Consiglio di presidenza dello Stato e con lo sganciamento di Haftar (che con gli accordi di Abu Dhabi acquista la qualifica ufficiale di ‘Capo dell’esercito’) da qualsiasi forma di controllo politico. Come è stato rilevato, si tratta di un successo significativo della triade Russia-Egitto-EAU; successo che, d’altra parte, segna un ulteriore declino della posizione statunitense sulla scena del Mediterraneo.

La Russia già da qualche tempo è pronta a rivestire un ruolo di maggior peso nel Paese. La fondamentale proiezione della Libia nel Mediterraneo permetterebbe alla Russia di aumentare gli hub strategici nella regione e insinuarsi nelle controverse questioni petrolifere. Per questo la Russia sta conducendo azioni di diplomazia economica importante attraverso il colosso petrolifero russo, Rosneft -che fa capo per il 50% al Govenro russo-, multinazionale che ha espanso la sfera d’influenza della Russia nel Nord Africa con un’operazione che appare come la più importante degli ultimi tempi in Libia, ovvero un accordo di cooperazione con la National Oil Corporation (Noc), l’ente petrolifero della Libia, che getta le basi per importanti e futuri investimenti nel settore petrolifero. Si noti che uno degli accordi che oggi Gentiloni e Putin firmeranno sarà proprio quello tra Eni e Rosneft.

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