martedì, Ottobre 19

Incontro Kim Yong-Un – Moon Jae In: al centro una denuclearizzazione senza se e senza ma «Senza progressi nella denuclearizzazione, non sarebbe realistico discutere modi per stabilire la pace»

0

A questo punto occorre chiedersi: «Kim smantellerà tutte le sue armi nucleari e le sue installazioni di armi nucleari in cambio di garanzie di sicurezza e di eventuali relazioni normali, o insisterà a conservare alcune armi nucleari? Kim accetterà un regime di verifica intrusivo per garantire la conformità tempestiva con un accordo di smantellamento nucleare? Queste e altre domande saranno portate avanti negli storici prossimi incontri con Kim Jung Un. Il summit del 27 aprile tra il leader nordcoreano e quello sudcoreano potrebbe essere un successo. Sembra che Kim impegnerà pubblicamente la Corea del Nord a una eventuale denuclearizzazione della penisola coreana, abbracciando gli sforzi di Moon per migliorare le relazioni inter-coreane: un trattato di pace per porre fine alla guerra di Corea; riunire famiglie separate; riprendere il turismo al Nord e fornire al Nord un significativo aiuto allo sviluppo economico» auspica l’ Ambasciatore Joseph Detrani, ex direttore del Centro di contro proliferazione nucleare statunitense.

«Sebbene la recente decisione di Kim di fermare tutti i lanci di missili intermedi e a lungo raggio e test nucleari contribuirà a garantire che il pubblico in Corea del Sud sostenga gli sforzi di Moon per normalizzare le relazioni con il Nord» – scrive Detrani – «ci sarà la pressione su Moon per portare la Corea del Nord anche a fermare tutti i missili a corto e medio raggio che rappresentano una minaccia per la Corea del Sud e il Giappone. Un vertice nord-sud di successo aiuterà a garantire che l’imminente incontro di Trump con Kim sarà un successo. Kim accetterà una denuclearizzazione verificabile della penisola coreana, in cambio di garanzie di sicurezza, uffici di collegamento nelle rispettive capitali e l’istituzione di relazioni diplomatiche formali con gli Stati Uniti».

L’ esperta dell’ ISPI aveva poi chiarito: «A Panmunjom, dunque, si discuteranno alcune questioni molto importanti per il destino della penisola coreana, a cominciare dalla sostituzione dell’armistizio con un trattato di pace che ponga definitivamente fine allo stato di guerra che formalmente vige dal 1953 tra le due Coree. Occorre, però, ricordare che all’epoca la Corea del Sud si era rifiutata di firmare quell’armistizio, che era stato sottoscritto solamente dalla Cina, dagli Stati Uniti (in rappresentanza del contingente Onu) e dalla Corea del Nord. Allorché si possa sostituire questo documento con un trattato di pace, sarà necessario il coinvolgimento delle altre potenze firmatarie …».

Del resto, i vertici della sicurezza di Corea del Sud e USA si sono a lungo confrontati circa una pace nella Penisola coreana, che sostituisca l’armistizio in vigore dal 1953, quando si è conclusa la Guerra di corea. Come riferito giovedì scorso dal capo del Consiglio di sicurezza nazionale sudcoreano, Chung Eui-yong, di questo ha parlato con John Bolton, a Washington: «Abbiamo discusso approfonditamente un’ampia serie di questioni, come la fine delle ostilità nella Penisola, la definizione di un quadro durevole per la pace, come rassicurare la Corea del Nord e garantirle un futuro radioso se farà la decisione giusta», ponendo fine alle proprie ambizioni nucleari.

«Kim Jung Un» – ha ricordato Detrani – «passerà anche un po’ di tempo a spiegare che le sue armi nucleari sono a scopo difensivo, il suo cosiddetto deterrente nucleare, data la precedente politica ostile degli Stati Uniti…. La principale sfida sarà far capire alla Corea del Nord che la loro probabile richiesta di conservare alcune armi nucleari non sarà mai accettabile. La Corea del Nord, che manterrà anche poche armi nucleari, inciterà a una corsa agli armamenti nucleari nella regione, con la sfida della proliferazione di garantire che armi nucleari e materiali fissili non vengano forniti agli Stati canaglia e agli attori terroristi non statali. Questo è stato spiegato ai funzionari nordcoreani dal 2003, quando è stato istituito il processo dei Sei Parlamenti. Il mio primo incontro nel 2003, in qualità di negoziatore, ha affrontato questo problema. La mia controparte nordcoreana ha detto che la Corea del Nord voleva una relazione normale con gli Stati Uniti e dovrebbe essere accettata come uno stato di armi nucleari, come abbiamo fatto con il Pakistan. Come il Pakistan, ha detto che la Corea del Nord sarebbe un buon amico degli Stati Uniti. Gli fu detto che questo non sarebbe mai accaduto; lo smantellamento completo, verificabile e irreversibile delle sue armi nucleari e degli impianti nucleari è stata la nostra incrollabile politica. La Corea del Nord probabilmente continuerà a cercare di convincere gli Stati Uniti ad autorizzare la Corea del Nord a conservare “poche” armi nucleari, anche dopo la normalizzazione delle relazioni. Sarebbe un errore».

E su questo Trump non pare voler transigere: ha già avvertito che «voglio che la Corea del Nord si liberi delle armi nucleari» e che alla Corea del Nord non saranno fatte «concessioni». A proposito del possibile incontro con Kim, il presidente statunitense ha sostenuto: «Potrei uscirne velocemente con rispetto o potrebbe addirittura essere che l’incontro non avvenga, chi lo sa?». E, forse, la strategia della “massima pressione”, corroborata dalle sanzioni economiche internazionali, ha già iniziato a dare i suoi frutti.

L’ obiettivo della denuclearizzazione della penisola è stato perseguito diverse volte nel corso degli ultimi decenni. Ma, come ci insegna la storia, si sono fatti passi avanti e altrettanti indietro. Quel che appare chiaro è che – come ha dichiarato il ministro dell’Unificazione sudcoreano Cho Myoung-gyon – «il summit di aprile sarà l’inizio di un grande viaggio per denuclearizzare la Penisola coreana, portare pace nella Penisola e sviluppare i legami inter-coreani».  Di conseguenza, però, il suo successo di questo incontro ( e, forse, quello di giugno con Trump) deriverà in larga parte da quale sarà il grado di sintonia che Kim e Moon riusciranno a raggiungere proprio sul dossier nucleare domani.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

emanuele.cuda@lindro.it

End Comment -->