martedì, Ottobre 19

Incontro Haftar-Pinotti: l’Italia punta sulla Realpolitik Intervista all’Ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, docente di Strategia presso l’Università di Trieste

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Nel grande gioco libico, nonostante l’Italia parli con tutti, è chiaro che si stanno posizionando verso il centro questi due soggetti di cui abbiamo parlato: il generale Haftar che ha importanti sostenitori internazionali, dalla Francia alla Russia, e il figlio di Gheddafi che ha soprattutto il sostegno delle tribù. Ricordiamo che Haftar, all’epoca di Gheddafi, era stato salvato durante la guerra in Ciad dai servizi segreti americani, Può quindi essere considerato un uomo tanto degli americani quanto dei russi e quindi mettere d’accordo entrambi per stabilizzare la Libia? Ricordiamo che Haftar ha anche la doppia cittadinanza, libica e americana.

Una delle peggiori illusioni che ci facciamo a proposito dei leader del Sud del mondo è che quando vanno al potere facciano gli interessi dei loro ‘sponsor‘ stranieri anziché quelli del loro Paese.  Questi signori si appoggiano a qualcuno o a qualcun altro per difendere gli interessi di quelli che sono loro vicini o di quelli che gli interessano. Poi, una volta che arrivano al potere, si regolano come si devono regolare. Ricordiamo che la geografia e la storia sono purtroppo le due condizioni principali che influiscono sul comportamento dei governi.

Quindi non bisogna fare troppo affidamento sul fatto che un soggetto sia considerato un uomo dell’uno oppure dell’altro?

Il potere di ogni governante, tanto in un regime dittatoriale quanto in un regime democratico, dipende dal consenso. Se perde il consenso della sua popolazione o, peggio, se incorre nella disapprovazione della sua popolazione, prima o poi scompare.

In conclusione, ritiene che possa formarsi un consenso della popolazione libica nei confronti di una figura di governo? E queste figure potrebbero davvero essere Gheddafi o Haftar come uomini forti?

Io non sottovaluterei Serraj, il quale ha un grosso consenso  soprattutto nella parte più tradizionalista della Tripolitania. Io vedo che il futuro della Libia non può che avvenire da un accordo di tipo libanese in cui le varie componenti etniche e religiose si bilanciavano avendo ciascuno la propria sfera di competenza. Non si dimentichi che sono i circa duecento capitribù ad essere la vera forza della Libia. Se i duecento capitribù si mettono d’accordo nei confronti di uno, dell’altro o di tutti e tre dando ad ognuno una fetta di potere, questo è tutto da vedere. Ma non c’è dubbio che il vero potere in Libia ce l’hanno i duecento capitribù.

Pertanto saranno loro a decidere quale sarà il futuro, quale sarà il loro comandante?

Sì. Quando sento parlare di Haftar o Serraj penso che questi sono soltanto i personaggi in prima fila, quelli seduti nei congressi dei partiti e nei vertici, ma quando si arriva alla votazione si vede davvero chi tira le fila.

Anche se è difficile da prevedere adesso, verso chi potrebbe pendere l’ago della bilancia delle tribù? Potrebbe pendere verso Gheddafi o verso Haftar, in quanto questi fonderebbe un governo laico?

Io francamente non credo che i duecento capitribù vogliano puntare tutti i loro soldi su un solo cavallo. E comunque è presto perché ciò avvenga. Vaglieranno la rosa dei possibili uomini forti e poi o divideranno il potere o cercheranno di superare questa situazione proponendo altri nomi o tirando fuori altri candidati.

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