martedì, Ottobre 19

Incontro Haftar-Pinotti: l’Italia punta sulla Realpolitik Intervista all’Ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, docente di Strategia presso l’Università di Trieste

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A questo proposito  si ricorda che l’incontro di oggi avviene a poca distanza dal summit in Libia fra il Ministro dell’Interno Marco Minniti e il generale Haftar che segnò un evidente cambio di strategia dell’Italia nei confronti della Libia. Questo cambio di strategia porta solo la firma di Minniti oppure è supportato anche da figure di livello più alto all’interno del Governo italiano?

Io non sottovaluterei il fatto che abbiamo un  Presidente del Consiglio che è esperto di politica estera e si avvale delle persone più eminenti, sia come qualità che come posizione, del suo Governo per creare un dialogo rispettando i ruoli. Noi non abbiamo cambiato la strategia, noi stiamo parlando con tutti, stiamo parlando anche con le tribù del Fezzan perché vogliamo cercare di portare tutti alla convinzione che l’assetto più o meno stabile del Paese sia preferibile rispetto alla situazione attuale.

Ma rispetto ad alcuni mesi fa sembrava che l’Italia spendesse gran parte dei suoi sforzi a sostenere il presidente al-Sarraj. Il sostenitore del suo Governo sembrava essere quasi solo l’Italia perché la Francia è sempre stata ambigua e gli Stati Uniti non sono mai stati pienamente in partita. Invece adesso che sembra il baricentro si sia spostato.

Noi parliamo con tutti, non è che adesso non parliamo più con al-Sarraj. Non abbiamo buttato a mare al-Sarraj, noi stiamo parlando con tutte le parti in causa in modo che venga fuori un assetto stabile.

Bisogna tuttavia ricordare che al-Sarraj controlla comunque una piccola parte della Libia occidentale.

Noi non sostentiamo solo una delle parti in causa. Il punto di forza dell’Italia è che noi non ci siamo legati mani e piedi con una fazione, noi stiamo cercando di portare tutte le fazioni insieme. Al-Sarraj ha una veste ufficiale che gli deriva dal fatto di essere il capo di un Governo di unità nazionale, noi rispettiamo il ruolo, rispettiamo la funzione, però parliamo anche con gli altri. Parlare con Haftar è esattamente come aver parlato con le tribù del Fezzan.

Quella libica è una partita non solo politica ma anche economica e energetica. L’Italia, attraverso ENI,  ha interessi energetici molto importante all’interno della Libia. Questi interessi potrebbero essere messi a rischio, potrebbero essere messi in pericolo dai suoi concorrenti , parliamo in particolare dalla Russia e dalla Francia che da tempo mira  sugli asset energetici dell’Italia in Libia?

Se Lei mi avesse posto la domanda nel 2012 io forse avrei risposto di sì. Ma oggi come oggi quello che sta venendo fuori è che i libici considerano l’Italia come il partner o la controparte meno pericolosa rispetto alle altre. Ed è  pertanto inferiore il rischio che l’Italia sia esclusa dai giochi petroliferi nella regione.

Poche settimane fa era uscita  la notizia su presunti finanziamenti dati all’Italia ad alcune milizie della Libia per fermare i migranti ed una di queste milizie si occupava della sicurezza di un importante impianto petrolifero libico. Tutto questo è collegato alla partita energetica che si sta giocando?

Il gioco che stiamo facendo si potrebbe riassumersi con la frase di San Filippo Neri ‘ragazzi state buoni se potete’. Frase che simboleggia la strategia della pazienza e di solito le buoni strategie sono sempre condite con la pazienza. E l’Italia, nel caso della Libia, si sta conquistando il rispetto dei Paesi del terzo Mondo proprio grazie alla sua pazienza e alla sua moderazione. Se noi invece cominciassimo ad alzare una bandiera ideologica dicendo che tutti quelli che non rispondono a determinati criteri sono brutti e cattivi e vanno uccisi, ovviamente con noi dialogherebbe solo una piccola frazione anziché tutto l’insieme.

Una pazienza, quindi, ispirata al pragmatismo, che Lei la considera positiva?

Per forza, se si guarda a tutte le guerre civili,  quale leader non si macchia di crimini terribili? Si pensi alla storia della guerra civile spagnola per capire che una guerra civile è la cosa più terribile che ci sia. Noi abbiamo ancora, dopo 70 anni, degli scheletri nell’armadio dei due anni di guerra civile che abbiamo avuto nel centro-nord. Qualcuno è stato rivelato, piano piano col tempo emergono sempre di più, però ci vuole tempo.

Alla luce di questo considera positivo che l’incontro di oggi non sia stato troppo pubblicizzato dalla grande stampa mainstream? Lo considera un elemento positivo o ritiene al contrario che possa giocare a sfavore della trasparenza diplomatica?

Quando si arriva a delle conclusioni, in genere non si dà pubblicità all’incontro. Quando invece si tratta di un incontro preliminare, dell’inizio di un dialogo, allora si dà grande pubblicità all’evento.

Quindi il fatto che non sia stato pubblicizzato rivela la sua natura di incontro chiarificatore, decisivo?

Sì, decisivo o comunque molto vicino alla conclusione di qualche risultato positivo.

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