sabato, Luglio 24

Incontro con Jesus…Superstar 40

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Ted Neeley due

In questi giorni ho incontrato….Gesù. Non capita a tutti. E’ uno come me, anche come altezza. Simpatico, gioioso, loquace, disponibile. E pensare che è una Superstar! Anzi, l’unico Jesus Christ universalmente riconosciuto…(dopo quello vero, naturalmente): Ted Neeley, a Firenze per presentare l’ennesima replica del più celebre musical di tutti i tempi. Capelli lunghi e ginger, lo stesso volto gentile e affilato che l’ iconografia classica ha consegnato alla storia dell’arte e all’immaginario collettivo, Ted non sembra avvertire il peso degli anni, anzi li porta con leggerezza e disinvoltura. Ed il suo entusiasmo ha un che di contagioso. E lo si capisce. E’ stato appena toccato dalla grazia di uno straordinario incontro. Quello con Papa Francesco. La domanda che mi vien fatto di rivolgergli è banale, ma d’obbligo: che impressione ti ha fatto? “Wonderful, wonderful, wonderful”. Incontrare il Papa è stata un’esperienza meravigliosa. Ho coronato il sogno della mia vita. E sai cosa mi ha detto Papa Francesco appena gli sono andato incontro? “Ecco il mio Principale!“. Così, mi ha tolto subito d’imbarazzo…..e ho potuto rivolgergli il mio deferente saluto vincendo l’ incontenibile emozione e presentargli mia moglie e i miei figli.

Ted è uno che ama scherzare,  divertire, familiarizza facilmente e così imita con me quell’incontro tanto desiderato. Un modo per contenere l’emozione di quell’incontro che, è evidente, lui si porterà sempre nel cuore. E’ asciutto, elegante e casual al tempo stesso, camicia e cravatta scure, gilet grigio gessato, jeans scuri, si muove con agilità felina che, mi dicono, è sempre la stessa di 40 anni fa. Come la voce. Straodinaria. Toccante.

Già, tanto tempo è trascorso da quando l’allora 31enne ragazzo texano, ottenne la nomina al Golden Globe per il Miglior Attore e Newcomer, per la sua interpretazione nel ruolo di Gesù di Nazareth nel Rock Opera Film“Jesus Christ Superstar” di Tom Rice e Andrew Llyod Weber. Ted aveva cominciato la sua carriera come cantante e batterista in un gruppo rock della sua città natale, Ranger, poi la coscrizione militare per la guerra nel Vietnam causò lo scioglimento della band. Successivamente divenne compositore vocale lavorando con artisti come Ray Charles, Tina Turner, Robin Williams, Billy Preston e vari altri. La svolta avvenne quando accompagnò alcuni amici ad un provino per uno spettacolo a Broadway. Lui, per sfida, provò a cantare e si aggiudicò il ruolo di Claude nel musical “Haìr”. Tom O’Horgan, il regista scomparso, lo guidò per tre anni, accogliendolo nel cast di “Jesus”, come corista. Poi, da sostituto a titolare nel ruolo del protagonista, il passo fu breve. E da quel debutto allo “Universal Amphitheater” di Los Angeles, costruito esclusivamente per quello spettacolo, ad oggi sono stati quarant’anni di successi indimenticabili, nel cinema e in teatro, a fianco del suo caro amico Carl Anderson nei panni di Judas. E ora lo ritroviamo ancora in quelli di Jesus in questo musical made in Italy.

Si sbagliava di grosso chi s’immaginava di trovarsi di fronte una figura mistica, ieratica, tutta compresa nel ruolo. Al contrario gli piace scherzare, abbandonarsi ai giochi di parole: “I’m the First – dice – but those who are Last now will be First then” dice citando la famosa frase del Vangelo di Matteo.

Ma anche Cristo, secondo alcuni autorevoli biblisti, amava scherzare e stupire, vivendo con gioia la sua vita, nella comunità, tra la gente. Ecco, essere identificato con questa straordinaria figura, quanto ha cambiato la vita di Ted?

Rappresentare Jesus sulla scena è una sensazione splendida che mi ha colpito nella profondità dell’anima. L’incontro con lui ha avuto un’influenza positiva su di me fin dal primo momento. E ogni volta che mi calo in quel ruolo questa sensazione si rinnova, si accresce. E si rinnova anche la mia conoscenza di lui, dei suoi pensieri, dei suoi comportamenti, della sua grandezza. E poi, è grazie a lui che ho incontrato mia moglie: stavamo girando in Israele le scene del film di Norman Jewison, e lei faceva parte del balletto. Ci innamorammo e da allora non ci siamo più lasciati. Siamo ancora insieme, con i nostri due figli, un ragazzo e una ragazza.

Il film fu girato (era il 1973), nel deserto del Neghev, tra i resti di Shivta, l’antica città fondata nel II secolo a C. dai Nabatei, venuti dal Nord, gli stessi della mitica Petra. Un’area archeologica tra le più significative, a 40 chilometri dall’Egitto, che vede la compresenza di una sinagoga, di una chiesa bizantina e di una moschea. Qui, tra le colonne del tempio, in un paesaggio di grande suggestione, sbocciò il loro amore. Ted non vive di ricordi. E’ un artista che si nutre del presente. E il presente in questo momento è qui, in Italia. “Ho sognato una vita essere qui in Italia”, dice. “Mai sono stato accolto così bene come in questa Compagnia. Sono estremamente impressionato del vostro paese e del lavoro che stiamo facendo insieme”. “Ted è felice e onorato di essere lui il centro della storia”, dice Massimo Romeo Piparo, il regista e impresario che ha promosso in Italia nella versione originale inglese questo “Jesus Christ Superstar”. Ogni cosa in questa versione assume un significato particolare : l’allestimento è più visuale che simbolico, nel quale viene data molta importanza alla storia quale ci è stata tramandata. E lui mostra tutto il suo grande talento. Piparo aggiunge che quello di Ted “è un ottimo inglese. Lui, quando canta, si sofferma su ogni parola, la sua interpretazione di Getsemani fa venire i brividi, dà un’emozione indicibile”.

Ted conferma tali dichiarazioni e, sempre preso dall’entusiasmo, ci presenta il nuovo Judas, con il quale si sottopone agli immancabili  scatti fotografici ed alle telecamere. Di lui dice un gran bene. E il suo ricordo corre a quello del caro, indimenticabile e sempre presente alla sua memoria, Carl Anderson, morto nel febbraio del 2004 colpito da leucemia. Con lui Ted ha condiviso il tour degli Anni 90 ( insieme a Syreeta Wright, moglie di Stevie Wonder) per celebrare i Venti Anni di Jesus. Doveva durare tre mesi, invece ne furono fatte 1700 rappresentazioni. Altra ripresa avvenne nel 2006 e si protrasse fino al 2010. Ma l’amato Carl se n’era già andato ed il suo ruolo fu assegnato a Corey Glover. Ma fra un Jesus e l’altro, Ted ha fatto il cantante, l’attore ed il compositore, scrivendo le colonne sonore di alcuni film, tra cui quella di A Perfect Couple di Robert Altman e, recentemente, ha recitato nel film di Quentin Tarantino “ Django Unchained”, realizzando anche un brano musicale incluso nella colonna sonora del film. Tornando al giovane Giuda, colpisce la somiglianza con Carl e fa un certo effetto sentirlo parlare in un fiorentino doc, con la “c” aspirata, tanto per capirsi.

Giuda è Feysal Bonciani, un giovane di colore di 23 anni, dal sorriso smagliante e dalla voce straordinaria, dicono. Vive a Grassina, con i genitori e da anni fa musica. Canta compone e suona. La mia passione è il soul – mi dice –ed ho fatto anche alcuni concerti. Hai sentito quante belle parole Ted ha speso per te? Sì e la cosa mi riempie di gioia e di emozione. Come ci sei arrivato, per quali vie? Presentandomi semplicemente all’audizione. Cercavano voci nuove. E così sono stato prescelto. Pensa un po’ fare Giuda con Ted qui a Firenze. Un sogno. E chissà che un giorno tu non debba interpretare anche un Jesus di colore! Magari. Ma intanto vediamo di far bene in questo spettacolo. Con Feysal e suo padre, ex bancario in pensione (“lui è più fiorentino di me, dice: io sono nato a Bagno a Ripoli, lui a Careggi!”), parliamo di calcio, della nostra Fiorentina e degli azzurri; e scopro che Feysal è tifosissimo e spesso ha seguito la squadra anche in trasferta. Ma ora è il momento, per tutti loro, di presentare, sul palco del Verdi, agli abbonati, lo spettacolo e anche il nuovo cartellone della stagione. Al centro lui, Ted Neeley, esordisce con l’unica frase che conosce in italiano: “scusate, non parlo italiano!”.

Al suo fianco Feysal, Claudio Bertini e Giovanni Vernazza, sotto la cui direzione il teatro sta vivendo una nuova, grande stagione, il regista Massimo Romeo Piparo, gli attori Flavio Montrucchio e Alessandro Preziosi, il quale sta girando un film a Firenze ed è qui per presentare il suo “Don Giovanni” di Molière di cui cura anche la regia. Un cartellone ricco di grandi spettacoli ( si comincia col Riccardo III di Shakespeare, per la regia di Massimo Ranieri), all’interno del quale Piparo presenta anche Sette spose per sette fratelli ( interpreti Flavio Montrucchio e Roberta Lanfranchi). Due musical, Jesus e Sette spose – aggiunge Giovanni Vernazza – di grande successo internazionale di cui bisogna esser grati a Piparo, per aver contribuito, con questi suoi eventi, al rilancio del Verdi e del Sistina a Roma. Il Verdi è uno dei più grandi e prestigiosi teatri di Firenze, realizzato a metà 800, da un dinamico impresario, il chimico farmacista Gerolamo Pagliano che, fatti i soldi con un suo famoso sciroppo purgativo, gli investì nella realizzazione di un grande teatro, il Pagliano, appunto, due passi da S.Croce, che ora accanto al nome Verdi aggiunge anche il nome originario. Vernazza è entusiasta di Ted. L’ho visto al Sistina e son rimasto colpito dal fatto che il pubblico gli ha tributato una standing ovation quando lui ha attaccato “The only want to say” …la toccante implorazione a Dio nel Gestemani. Gli highlights dello spettacolo proiettati sullo schermo, confermano le affermazioni del giovane impresario. A noi non ci resta che attendere il prossimo 2 dicembre per ritrovare l’intramontabile Ted Neeley, l’unico Jesus Christ Superstar.

 

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