mercoledì, Aprile 21

Incendi: tolleranza zero La terra dei fuochi indonesiana: bruciano le foreste illegalmente, il Governo interviene con fermezza

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incendi indonesia

Bangkok – Più di una decina di differenti società e più di un centinaio di persone sono sotto indagine per gli incendi boschivi illegali, come confermato dal Presidente Susilo Bambang Yudhoyono, il quale ha già ripetuto in varie sedi il suo punto di vista assolutamente focalizzato nel voler perseguire un danno reiterato all’Ambiente ed alle risorse della Nazione, un danno grave e che non sarà più tollerato in alcun modo. Nonostante il tasso di deforestazione annuale sia sceso da 1.2 milioni di ettari fino a 450.000 ettari da quando è stata istituita una moratoria a protezione delle foreste nel 2011 estesa poi allo scorso anno, secondo lo stesso Presidente rimane ancora parecchio da fare in questo settore. Il suo parere è stato ripetuto nel corso della sua partecipazione al Summit Foreste Asia dove ha anche avuto modo di affermare: «Nella Provincia di Riau, Sumatra, nonostante tutte le misure di prevenzione messe in atto dalle istituzioni preposte negli anni, gli incendi boschivi illegali continuano a svilupparsi volta per volta». Il problema è grave, più di due terzi delle emissioni gas da combustione provengono dalla deforestazione, dagli incedi nelle torbe e dal degrado. L’Indonesia è il terzo Paese al Mondo per emissione di gas serra e per questo sono ancor più intensi gli sforzi profusi per ridurre le emissioni che sono costantemente seguite e monitorate.

Yudhoyono è il primo leader indonesiano a destinare politiche mirate ad ampio raggio per combattere la deforestazione e nel sostenere politiche vole alla difesa dell’Ambiente, cosa che gli viene riconosciuta anche da parte dei suoi detrattori. Nonostante questo, si riconosce anche che le misure destinate a questa permangono ancora deboli e, a metà anno dal rinnovo delle cariche presidenziali, già ci si chiede se il prossimo Presidente proseguirà almeno sulla stessa strada oppure no.

Un problema chiave per alcuni critici locali ma anche per funzionari ministeriali direttamente preposti al Territorio è la politica decentrata che ha creato, volenti o nolenti, dei piccoli ras ai livelli delle Province e dei Distretti i quali chiedono di solito ancor più denaro dalle Compagnie prima che essi concedano territori da destinare a investimenti. Un documento di Human Rights Watch reso pubblico lo scorso Giugno ha stimato perdite di circa 7 miliardi di Dollari USA in controvalore per mancanza di governance, a causa di corruzione e varie attività illegali locali. Vi sono poi delle ulteriori opacità locali che riguardano correlativamente le popolazioni locali che si oppongono agli investitori nel rilasciare licenze per lo sviluppo della terra.

L’ammontare totale di aree in regime di conflittualità ha raggiunto circa 330.000 ettari nel 2011, secondo quanto confermato dagli stessi funzionari esperti del Centro per il Popolo e le Foreste. Si tratta di conflitti che minano alla base gli sforzi nel lottare contro gli incendi abusivi ed illegali. Anzi, da questo punto di vista –affermano gli esperti- gli incendi talvolta sono un segno di frustrazione oppure per alzare la posta nelle richieste.

Da tutto questo deriva una pianificazione differente nell’approcciare la questione, da una parte affrontando di petto il fattore della povertà diffusa in quelle aree a rischio e contestualmente si intende irrobustire la logica d’azione aggressiva da parte delle Istituzioni nella lotta agli incendi illegali.

 

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