martedì, Giugno 15

Incanti di Francia secondo Maia Flore Una giovanissima fotografa d'Oltralpe ci guida nel tour fantastico di memorabili luoghi d'arte

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maia fiore

Dopo aver spruzzato un po’ di veleno su Ségolène e François, ai vertici della Francia, oggi voglio tornare Oltralpe, ma parlando di meraviglie… quelle rappresentate in una Mostra bellissima, in corso a Roma. Il nome sembra presago: quello di Maia Flore compenetra la Pleiade simbolo della Primavera  -c’è chi dice che il nome del mese di maggio tragga origine da lei-  con i fiori che della primavera sono il trionfante simbolo.

Maia Flore, ad appena 26 anni è un’affermatissima fotografa francese, capace di evocare, con l’arditezza fantastica che è la sua cifra distintiva, lo sbocciare di immagini fantasiose su monumenti, sì insigni, ma ‘quotidiani’, ovvero dove i nostri occhi si posano routinariamente, senza essere preda di particolari emozioni. Ecco, Maia, come una Dea mitologica, tocca questi luoghi come se, invece che da una macchina fotografica, fosse munita di una bacchetta magica da fiaba e vi porta a fare un tour nella Douce France che diventa addirittura impastato nel nettare e nell’ambrosia.

L’occasione di ammirare 28 opere di Maia la offre una mostra itinerante (Roma – Napoli – Milano), organizzata in partnership fra l’Agenzia Atout France, che presiede allo sviluppo turistico del Paese e l’Institut Français, exhibition che accoglie le foto scattate da Maia in un giro di Francia (senza maglia gialla) durato 66 giorni (due settimane meno di quello del mondo di Jules Verne: ma Maia fa anche un giro nel tempo, fra passato, presente e futuro della Francia), che ha toccato 25 tappe, fra le più suggestive del territorio francese.

Il vernissage dell’altro ieri sera all’Istituto Saint Louis de France, per la prima delle tre tappe sul territorio italiano, ha saputo dipanare tutto l’incantamento che Maia è capace di immettere nella propria visione dei luoghi. E’ come se lei fosse una specialissima ghostbuster, in grado di far apparire l’anima dei posti che fotografa, proiettandola nelle presenze umane che animano i suoi scatti. La postproduzione è altresì l’asso nella manica di Maia, ma anche il tocco di genio è rappresentato anche dall’impianto sceno-coreografico.

Insomma, confesso di essere stata rosa d’invidia perché i beni culturali italiani, se affidati all’obiettivo di questa fotografa ‘ispirata’ avrebbero sicuramente maggiore appeal. Tant’è che mi sono scapicollata ad avvisare di questa bellissima mostra un’amica Onorevole capitolina che ha responsabilità nella promozione turistica della città.

Sono certa che giovani fotografi immaginifici ci siano anche in Italia: purtroppo, però, qui da noi sono soffocati dall’incapacità istituzionale di premiare meriti e talento, prediligendo chi possiede agganci politico-burocratici e schiacciando gli altri in un’autopromozione di difficile percorribilità. Quando, per la prima volta, Paolo Porto mi mostrò sul computer le foto della sua splendida mostra fotografica, Pressoché ignuda’, dedicata con una dolenza di alta tensione emotiva a L’Aquila ed alle macerie dei suoi bellissimi beni monumentali, sentii lo stomaco contrarsi in uno spasmo di commozione fortissima.

Avevo passeggiato per le strade del centro storico e mi ero indignata per lo stato di ibernazione delle macerie, a quattro anni e mezzo dal sisma; ma, vederle rappresentate dalla visione dell’artista toccava ancora di più nel profondo la coscienza. Così avviene anche nel caso delle foto di Maia Flore: si vede che il soffio divino dell’ispirazione è comune fra i veri artisti. Non c’è intento di denuncia nelle sue foto, come in quelle di Paolo, ma tutto è permeato dall’esaltazione della bellezza (anche se anche le macerie e l’immaginazione di ciò che esse furono prima del sisma del 6 aprile di 5 anni fa ha, in sé, un che di dolorosa beltà).

Sarebbe bello creare – come ha fatto, stavolta intelligentemente, il Comune di Roma con Costantino d’Orazio, per i ‘Luoghi della Grande Bellezza’-  un itinerario fra i luoghi di Maia Flore: dopo essersi immedesimati nell’anima della Francia che l’Artista ha saputo far emergere, sarebbe entusiasmante ripercorrere i suoi passi e i suoi scatti, anche se mi avvedo che si tratterebbe di un’impresa un cicinino costosa per le tasche dei turisti. Ma son certa che esistono molti appassionati di Grand Tour che potrebbero/vorrebbero investire tempo e denaro nel conoscere la Francia delle emozioni e dei simboli storici, architettonici, artistici. Persino fra i francesi, oltre che fra gli stranieri.

Intanto, noi italiani eravamo incantati  -e probabilmente ben disposti a seguire le tracce di Maia-: qui a Roma la mostra sarà aperta fino al 24 aprile; poi toccherà a Napoli, tra il 6 ed il 24 maggio all’Institut Français ed a Milano, fra il 27 maggio e l’8 giugno, anche in questo caso all’Institut Français meneghino. Maia, però, proprio come una Pleiade, prende il volo per il mondo: dall’8 al 29 maggio la sua mostra sarà ospitata a New York alla Galerie Emmanuel Fremin. Successivamente sono previste altre tappe in molti Paesi nel mondo.

Termino elencando i 28 luoghi incantati di Maia Flore. Vi rivolgo un invito a vedere la Mostra prima di recarvici, perché possiate introiettare quel pizzico di magia necessario a guardare illuminati dalle emozioni questi pur bellissimi posti di Francia:  due immagini delle Terme du Mont Dore, in Alvergna; il Castello reale di Amboise, sulla Loira; il Castello Reale di Blois; il Museo Fabre di Montpellier; il MuCEM di Marsiglia; il Palazzo dei Papi di Avignone; le grotte con le pitture rupestri preistoriche in Ardèche; due immagini del Parco e del Castello di Beauregard, una delle quali ripresa nella splendida quadreria; lo Spazio Dalì a Parigi; il Castello di Clos-Lucé; la Chiesa di San Giuseppe a Le Havre; la Chiesa di Notre-Dame la Grande di Poitiers; il Pont du Gard, costruito dai Romani intorno al 50 d.C.; l’Albero del Basket a Nantes; la Cittadella a Besançon; il Castello di Haut-Koenigsbourg; il Castello di Thoiry; il Museo Lalique di Wingen-sur-Moder; la Città dell’Architettura ovvero il Museo dei Monumenti francesi; il ‘Pic du Midi’; la Cupola Charvin al Pic du Midi; lo Specchio d’acqua di Bordeaux; i Giardini del Castello di Versailles; la prigione della Conciergerie a Parigi, ultima dimora della Regina Maria Antonietta e, infine, la città di Carcassonne.  

 

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