lunedì, Giugno 14

In Yemen nasce forse un nuovo gigante politico? Tre anni dopo le primavere arabe gli Houthi hanno sfidato lo Stato in un modo senza precedenti

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Spesso ignorati dagli osservatori politici locali in quanto marcati dallo stigma del vecchio regime, gli Houthi – gruppo Zaydisti organizzato sotto la guida di Abdel-Malek Al Houthi e con base tribale situata nel Saada settentrionale – hanno da tempo deposto l’etichetta di “gruppo ribelle”, per poi rinascere come potente e popolare movimento politico.

Se gli Houthi, banda di combattenti precedentemente ignota, nel 2009 potevano ancora far sorridere, sono rinati come aspiranti ribelli sciiti nello Yemen, dopo che la rivolta del 2011 ha livellato il campo politico, a punto tale che il gruppo ribelle è uscito dalla tempesta rivoluzionaria con indosso una nuova veste, smagliante e difficile da ignorare.

Tre anni dopo le primavere arabe gli Houthi hanno sfidato lo Stato in un modo senza precedenti. I progressi della loro avanzata fino ai margini della capitale yemenita Sana’a, il loro appeal politico e la loro capacità di gestire il sostegno popolare delle masse hanno trasformato questa fazione in una delle politicamente più pesanti dello Yemen. Ma al di là della nascita di quello che sarà probabilmente ricordato come un nuovo gigante politico del Paese, esiste un rigido potere politico che potrebbe cambiare non solo il volto dello Yemen ma ridefinire le linee di demarcazione politiche e diplomatiche dell’intera regione. È importante capire che, mentre sorge la fazione di Al Houthi, l’impoverita nazione della penisola arabica assiste anche al sorgere dell’Islam politico sciita.

Per comprendere meglio i recenti sviluppi dello Yemen bisogna tornare indietro nel tempo, quando ancora gli Houthi non erano nemici dello Stato; e quando gli wahhabiti dell’Arabia Saudita non avevano ancora avanzato pretese nello scenario politico yemenita, cioè al 1994.

 

Come sono nati gli Houthi

Nel 1994, in realtà, gli Houthi non esistevano. Dal momento che lo Stato non aveva ancora scelto di colpire la popolazione zaydista del nord dello Yemen, nessun leader tribale o religioso sentiva il bisogno di far valere i diritti degli zaydisti a continuare ad esistere. L’Alleanza settentrionale dello Yemen, chiamiamola così, stava per essere sconvolta dalla scommessa dello Yemen del Sud per l’indipendenza e dalla conseguente necessità dell’ex presidente Saleh’ di ricevere aiuto militare.

Mentre, fino al 1994, lo sceicco Hussein Badr Eddin al-Houthiil fondatore del movimento degli Houthi e allora membro del parlamento per il partito Al Haqq islamico, godeva di un rapporto piuttosto privilegiato con l’ex presidente Saleh, necessità di quest’ultimo di negoziare un’alleanza con Riyadh per salvaguardare la sua presidenza dalle pretese di indipendenza dello Yemen meridionale, avrebbe fissato un punto che si sarebbe fatto sentire nei successivi decenni. Temendo l’ambizione politica degli zaydisti dello Yemen e una potenziale alleanza con l’Iran sciita, Riyadh ha incoraggiato l’ex presidente Saleh a isolare politicamente e ad offuscare uomini come Al Houthi, in cambio di illimitato sostegno politico e militare. L’offerta comprendeva anche l’introduzione della propria dottrina religiosa dell’Arabia Saudita nello Yemen: lo wahhabismo.

Per conservare l’unità dello Yemen il presidente Saleh ha ‘svenduto’ gli altopiano del nord all’Arabia Saudita.

Mentre i sunniti ultra-ortodossi iniziavano a espandere le loro zone di influenza nel nord dello Yemen, lo sceicco Al Houthi si è rivoltato per reclamare ciò che sentiva come patrimonio religioso e identitario dello Yemen – e il resto è storia.

Scorrendo in avanti, di due decenni e di una rivoluzione, gli Houthi hanno costruito una montagna, sulle ceneri del vecchio regime. Con due potenze yemenite che si innalzano sulle sabbie mobili – il Congresso Generale del Popolo e Al Islah – gli Houthi hanno esponenzialmente guadagnato, in forza e numeri, prendendo dai loro avversari, a loro volta in ritardo e deboli, fiorendo nel vuoto sempre più ampio lasciato dall’uscita di campo del presidente Saleh.

 

Una nuova alleanza

Quando il presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi si è trovato spinto verso la presidenza nel 2012, si è rapidamente reso conto che il suo mandato per essere significativo e duraturo avrebbe dovuto trovare il modo di contrastare l’influenza degli islamisti all’interno del proprio governo. Il vecchio gioco di potere che l’ex presidente Saleh aveva messo in atto era franato e Al Islah si preparava a rivendicare il controllo completo e totale sulle istituzioni dello stato, compresi i militari.

Preso tra le rivendicazioni secessioniste Al Harak nel sud, la minaccia di Al Qaeda e il peso prepotente di Al Islah, il presidente Hadi ha trovato un alleato improbabile, ma molto potente negli Houthi.

Anche se questo viene raramente raccontato dai media, gli Houthi hanno permesso al presidente Hadi di affermare la propria presidenza della repubblica, eliminando ed erodendo i poteri ai quali lo stesso presidente non poteva apertamente opporsi, evitando solo l’attacco.

Come potenti delegati, gli Houthi hanno fatto ciò che il presidente Hadi non poteva fare e certamente nemmeno ammettere – come dichiarare guerra agli islamisti dello Yemen.

Proprio come i Fratelli Musulmani sono saliti al potere in Egitto nel 2012, gli islamisti dello Yemen speravano che la cacciata dell’ex presidente Saleh avrebbe permesso loro di governare incontrastati sulla repubblica. Ma gli Houthi stavano aspettando. Dopo oltre un decennio di oppressione per mano dei salafiti e dei wahabiti dello Yemen, gli Houthi hanno promesso di riprendersi gli altopiani e sconfiggere i radicali sunniti. Se Al Islah, che al suo interno comprende figure controverse come quella dello sceicco Abdel-Mageed Al Zindani, un religioso che figura in cima alla lista dei terroristi più ricercati d’America fin dal 2004, ha beneficiato dal 1994 della protezione dell’Arabia Saudita, dopo che il regno ha scelto di utilizzare la fazione come contro-potere dell’ex presidente Saleh; la crescente minaccia di Al Qaeda ha costretto Riyadh a rivalutare la sua politica e a rinnegare i suoi ex protetti.

Con l’Arabia Saudita tornata “a bordo”, il presidente Hadi ha iniziato a ripulire la nazione ormai impoverita dai suoi islamisti.

 

Camminando con gli Houthi

La marcia degli Houthi è iniziata alla fine dello scorso ottobre 2013 a Dammaj, città situata nella provincia settentrionale di Saada. Dammaj è diventata  ground zero per quella che sarebbe diventata la guerra degli Houthi.

Intenti a limitare le ambizioni egemoniche degli islamisti nel nord dello Yemen, gli Houthi hanno deciso di agire al posto dello Stato, dopo aver capito che la politica e le alleanze militari avevano paralizzato le forze armate, nella misura in cui i generali non servivano più il loro Paese, ma i leader e le fazioni politiche tribali. Se l’ex presidente Saleh aveva formato l’esercito in modo che restasse fedele al suo comando, nominando sostenitori fidati e familiari nelle posizioni più strategiche durante i 30 anni passati al potere, così ha fatto anche Al Islah.

È fondamentale capire che ogni volta che gli Houthi hanno combattuto contro l’esercito, non combattevano lo Stato, ma piuttosto i comandanti Islahi, ed è questo il motivo per cui il presidente Hadi ha scelto di rimanere un testimone silenzioso.

Guardando indietro, agli Houthi è stato chiaramente permesso di avanzare contro Al Islah. Altrimenti perché il Presidente avrebbe tollerato che i militanti Houthi impostassero la loro base ai confini della sua capitale, in una provincia, Amran, che lungamente era già stata sotto il controllo della famiglia tribale più importante di Al Islah, Al Ahmar? La perdita di Amran ha fatto sì che il militare di Al Islah, il generale Ali Mohsen Al Ahmar, l’ex militare più potente dello Yemen, si sia visto togliere il terreno sotto i piedi.

In poche settimane gli Houthi sono riusciti là dove il presidente Hadi aveva precedentemente fallito – smantellando la rete militare di Al Islah.

Mentre dal punto di vista del Presidente Hadi gli Houthi hanno dimostrato di essere degli utili alleati, soprattutto perché gli hanno permesso di mantenere una certa dialettica politica, il Presidente dello Yemen teme ora che il gigante da lui scatenato possa presto sviluppare ambizioni proprie.

Da politico astuto e ottimo figlio di cotanto padre, Abdel-Malek Al Houthi ricorda troppo bene il sapore del tradimento per non voler affermare il suo potere ritrovato in un modo che sicuramente andrà in conflitto con gli interessi del Presidente Hadi.

Ma, mentre i nuovi attori politici dello Yemen stanno verificando la propria portata politica e definendo le dinamiche di potere, rimane la possibilità di colmare alcune delle linee di confine politiche e ideologiche che hanno afflitto la regione dal 1979. Gli zaydisti dello Yemen potrebbero aprire nuove strade tra l’Iran e l’Arabia Saudita , agendo da catalizzatore, se non per la riconciliazione, forse per la convivenza.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

 

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