martedì, Maggio 18

In una guerra ci sono solo perdenti field_506ffb1d3dbe2

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israele-palestina

 

La calma finalmente è tornata nella Striscia di Gaza, dopo cinquanta sanguinosi giorni contrassegnati dall’offensiva israeliana più violenta e mortale mai sperimentata dall’inizio del conflitto Israelo-Palestinese. Un inferno che rimarrà per sempre impresso nella memoria della popolazione ferita. Questa calma precaria è arrivata dopo l’annuncio di un “cessate il fuoco illimitato”, frutto delle trattative indirette tra Israele e i leader di Fatah, Hamas, Jihad islamica e altri gruppi palestinesi sotto l’egida del Egitto, con la discreta partecipazione delle parti regionali e internazionali, tra cui Washington e il Qatar. Questo cessate il fuoco i cui contorni restano ad ora poco chiari è stato definito subito da Hamas come ‘una vittoria’, i cui leader rimasti invisibili durante il conflitto sono riemersi, e  poi dai funzionari israeliani. Ma qual è la realtà? Che cosa è questo accordo? C’è davvero stata una vittoria? Se è così, chi sono i vincitori e chi sono i perdenti?

Che cosa è potuto filtrare dall’accordo che, ricordiamolo, non è stato reso pubblico, e in cui si legge dell’immediata apertura dei valichi tra Israele e la Striscia di Gaza (in realtà erano già aperti), dell’allentamento del blocco per consentire il passaggio degli aiuti umanitari e dell’estensione della zona di pesca. Tuttavia, le questioni più sensibili restano i principali punti di divergenza, come la ricostruzione dell’aeroporto, l’apertura di un porto e la liberazione dei prigionieri che vengono trasferiti a nuovi colloqui, annunciati per il prossimo mese al Cairo. Già nel 2012, per concludere un’altra guerra, Israele e Hamas avevano firmato un accordo pressoché simile. Al momento Israele non aveva mantenuto la sua parola, mentre nessun razzo era stato sparato contro lo Stato ebraico, e il suo esercito a Gaza eseguiva omicidi mirati extragiudiziari.

Quindi molte promesse, ma nessuna garanzia.

Tzahi Hanegbi, vice Ministro degli affari esteri e stretto collaboratore del primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, ha infranto tutte le speranze, dichiarando ripetutamente alla stampa che «non ci sarà alcun porto o aeroporto e nessuna attrezzatura adatta per la produzione di razzi o a scavare dei tunnel entrerà nella Striscia di Gaza» e ha concluso alzando la voce che «Israele ha sconfitto il fronte politico e militare di Hamas, e il suo obiettivo principale di costringerci a togliere il blocco non è riuscito in quanto tutte le sue richieste sono state respinte»

Idem per la parte israeliana, che espone una soddisfazione che non appare giustificabile in nulla. La smilitarizzazione della Striscia di Gaza, posta come conditio sine qua non dallo Stato ebraico, è sempre stata rifiutata da tutti i movimenti palestinesi, e finché ci sarà occupazione, questa richiesta non sarà soddisfatta. Certamente l’esercito ha drammaticamente ridotto la potenza di fuoco del movimento islamista, uccidendo tre responsabili militari e distruggendo in parte la rete di tunnel usati dai combattenti palestinesi, ma è ben lungi dal raggiungere l’ annunciato obiettivo principale, il suo azzeramento. Al contrario, con questa offensiva Israele ha aiutato il movimento di Hamas a uscire dal suo isolamento e a migliorare la propria immagine, mentre prima della guerra la sua popolarità era bassa. Hamas ha dato un’immagine di combattenti esperti ed eroici che sfidavano un esercito cosiddetto infallibile, al quale hanno inflitto perdite umane e materiali considerevoli e senza precedenti. L’immagine di un’organizzazione che ha potuto, grazie ai suoi missili, paralizzare per interi giorni il sud di Israele e l’aeroporto di Tel Aviv. Questa guerra ha anche aperto la porta ad una rinascita dell’Iran, che ha promesso di riprendere gli aiuti finanziari alla sua ala militare. Aiuto che aveva a seguito delle divergenze sulla questione siriana.

Per quanto riguarda l’unità palestinese, non è apparsa mai così forte, a dispetto della volontà degli israeliani. Israele la cui immagine è stata fortemente appannata dai massacri che il loro esercito ha perpetrato. Il mondo era davvero scioccato dalla violenza di quello che sostiene di essere l’esercito più morale del mondo. Un esercito che però non esita a bombardare civili, tra cui donne e bambini, con il pretesto di puntare alle “infrastrutture dei terroristi”.

Ecco allora che molti fatti mettono fortemente in discussione le grida di vittoria che si sono alzate da entrambi i lati, perché è chiaro che nessuna delle parti ha ottenuto le proprie rivendicazioni, utilizzate come pretesto per innescare da un lato, e per continuare l’offensiva, dall’altro. E in realtà difficile dire chi esca vittorioso da un conflitto così sanguinoso e segnato da un bilancio così pesante.

Chiaramente, dopo 50 giorni di combattimenti, entrambe le parti erano spossate, ed è per questo che hanno accettato i il cessate il fuoco. Nessuna delle due parti ha vinto. Entrambi hanno perso. Le rivendicazioni di vittoria saranno però importanti nella comunicazione con le rispettive opinioni pubbliche.

Opinioni completamente contrastanti. Se dalla parte israeliana è stata manifestata chiaramente la rabbia contro il primo ministro Benyamin Netanyahu, che è anche caduto nei sondaggi, nelle strade palestinesi non si poteva contenere la gioia all’annuncio della tregua.

Infatti, sollevati dall’intravedere finalmente la fine di un conflitto che ha lasciato più di 2.100 morti, 11.000 feriti 475.000 rifugiati senza casa, migliaia di scuole e ospedali case demolite, i residenti di Gaza, uomini, donne e bambini, sono spontaneamente scesi in piazza per gridare la loro gioia che questo incubo si sia definitivamente concluso. La loro gioia di poter guardare il cielo della loro città, senza aerei da guerra ed elicotteri Apache che hanno provocato giorni e giorni di morte, orrore e distruzione. La gioia non sentire le esplosioni assordanti che hanno scosso i loro corpi, le loro anime e le loro case e che hanno falciato la loro vita, quella di un familiare, un amico, un vicino di casa o anche di un estraneo. Comunque … la gioia di essere sopravvissuti ad una terribile guerra … di essere rimasti ancora in vita!

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

 

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