venerdì, Aprile 16

In Sicilia neanche la mafia produce più

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La controversa vicenda che ha travolto recentemente il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, come è noto messo sotto accusa dal settimanale ‘L’Espresso’ sulla base di intercettazioni almeno per il momento dichiarate inesistenti da più di una procura, ci ha spinto a fare una riflessione sui più o meno recenti tentativi di riscatto politico che hanno caratterizzato la storia della Sicilia. A partire dalla famosa ‘Primavera di Palermo’ della fine degli anni ‘80, alle vittorie di Orlando e Bianco nel 1993 nel capoluogo siciliano come a Catania, al ritorno recente di questi due sindaci al governo delle due città e appunto alla vittoria nel 2012 dell’ex sindaco di Gela alla guida della regione dopo anni di incontrastato dominio UCD (Unione del Centro Democratico). Con Giuseppe Di Lello, ex magistrato e membro del pool antimafia di Antonino Caponnetto e già europarlamentare e senatore di Rifondazione comunista, abbiamo cercato di fare un bilancio di queste esperienze, le quali, al di là dell’entusiasmo iniziale, non sembrano aver cambiato di molto lo scenario dell’isola.

Dottor Di Lello, che ricordo ha di quella fase politica che alla fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, proprio in concomitanza della politica stragista della mafia, fece intravedere una speranza di cambiamento per la Sicilia e i siciliani?
I ricordi legati a quella gestione amministrativa antimafia sono abbastanza esaltanti. Solo che successivamente abbiamo dovuto constatare con molto rammarico che, in questi anni, né Bianco, né Orlando hanno saputo creare niente di nuovo intorno a loro. Tant’è che dopo un quarto di secolo ci ritroviamo le principali città siciliane amministrate ancora dai sindaci di allora. Peraltro con la giunta Orlando in grande difficoltà, senza più una sua maggioranza anche se nessuno, a cominciare dai consiglieri comunali, se ne vuole andare a casa.

La dice lunga sulla possibilità di creare dunque un ricambio….
Non metterei tanto l’accento su questo aspetto del ricambio, che pure sarebbe importante, ma piuttosto sul fatto che insistono delle personalità che hanno desertificato la politica in Sicilia. Complice il fatto che in questa regione la sinistra e le forze progressiste nel loro insieme quasi non esistono. E non sto parlando della sinistra radicale ma di quella moderata, del PD insomma. Nel senso anche di egemonia culturale e politica. Bisogna sempre ricordare, proprio mentre abbiamo focalizzato la nostra attenzione su Crocetta, che in questa regione è stato eletto per due volte Salvatore Cuffaro, e per una volta Raffaele Lombardo, che avevano dei record di clientelismo non indifferenti.

A proposito di Crocetta: qual è il suo giudizio?
C’erano tante speranze su di lui perché come sindaco di Gela in realtà si era mostrato molto determinato contro la mafia. Poi si è invece rivelato molto ma molto debole a livello regionale. Perché intanto la regione è una cosa e il comune di Gela un’altra. Ha inoltre amministrato, almeno da quello che si può desumere non dalle telefonate intercettate ma da come sono andate le cose, anche lui creando delle clientele. Mettendo tutti i suoi uomini nei posti chiave, dalla sanità alla pubblica amministrazione. Quindi non si è verificata la svolta radicale che ci aspettavamo. I partiti poi si sono rivelati molto litigiosi. C’è stato un cambio di casacca assolutamente impressionante e lo stesso PD si è diviso in più fazioni, una contro l’altra. In questo modo è difficile ricostruire un’attività amministrativa che possa incidere minimamente sulla realtà sociale della Sicilia.

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