martedì, Aprile 20

In questo mare Elena B.B., la donna che per prima scoprì il seno - Capitolo 19

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“Così tra/ questa/ immensità s’annega il pensier mio:/ e il naufragar m’è dolce in questo mare”. Prese un attimo fiato e riprese “ove per poco/ il cor non si spaura”. Elena, sciolta dall’abbraccio di Amelia, riunita a se stessa, raccontava l’infinito. No, non recitava la poesia di Leopardi, usava le parole di Giacomo per evocare compiutamente l’infinito, quello vero e senza fine, che alberga in noi. Precipitato lì, in quella stanza e proprio con quelle cinque persone. Tutto nel frammento.

Gli uccelli se n’erano volati via, maestosi e festanti, solo il corvo era rimasto. E sembrava più imponente di prima. “Vi faccio un regalo” disse. “Grande”. Aspettarono che continuasse, però sembrava non aver fretta. Poi: “Uno di voi deve morire entro dieci giorni”. Sgomento. “Ma…”. Silenzio. “Ma…”. Silenzio. Aspettavano, quando attaccò con il terzo “Ma…”, Juliet non ce la fece più, sbottò “E parla maledetto corvaccio del malaugurio, che se no ti strappo tutte le penne ad una ad una”. Al pensiero dello spennamento da vivo quello si spaventò,cominciò a svolazzare isterico per la stanza, poi si riposò al fianco di Amelia, nuovamente tranquillo. Guardò l’impertinente ragazza con uno sguardo che la fece rabbrividire. Sillabò. “Purtroppo non tocca a te, se no ti assicuro che non interverrei. E i tuoi giorni avrebbero presto fine”. “Perché? Può dirci di che si tratta, Signor Corvo”, s’intromise, ma ossequiosa, Elena. “Certo, basta chiedere con educazione. Dunque ho la facoltà di scegliere, o meno, di prolungare di un anno la vita di una persona. Ogni giorno. E per oggi ho scelto tra voi”. Si fermò ”Ma…”, “E dai, parla!”, e questa volta era Amelia in persona a scantarlo.

Il corvo, che quel difetto ce l’aveva sin da quand’era piccolo, un corvino graziosograzioso orgoglio e gioia di mamma e papà corvo, finalmente si decise. “Ma non saprete la vita di chi sarà prolungata, quindi ciascuno di voi utilizzi bene questa proroga a termine, il tempo concesso sarà il più prezioso di tutti. Perché dopo questo anno regalato non ci sarà proprio modo di rinviare la resa dei conti”. Terrorizzati e gratificati i tre amici di Elena si guardarono, lei, invece serena. Commentarono le prospettive e la straordinaria occasione offerta dal ‘Signor Corvo’. Che ringraziò, volò a posare delicatamente il becco sulle labbra di ciascuno, quindi fece due o tre giri per il cielo di quel Salone e se ne volò. Elena si mise a parlare con Amelia, Ghislano consultò un raro, forse unico, trattato di araldica, Fëdor Michajlovič prese ad interrogarsi ad alta voce su quali demoni albergassero in quegli uccelli, e di quale delitto fosse castigo la breve vita che attendeva, comunque, uno di loro, fio da scontare, e lo fece pensando alle notti bianche che certo avrebbe passato arrovellandosi in proposito, e proprio mentre i suoi fratelli erano suoi ospiti, gente povera ma dignitosa, umiliata e offesa da un padrone di casa crudele che li aveva appena sfrattati. Juliet, di suo, roteò in due o tre piroette danzate, quindi cadde a terra stecchita.

Tutti accorsero ad alzarla, vedendo se ci fosse ancora qualcosa da fare per salvarla. Nulla. “Ma, ma, ma…” balbettò urlando Ghislano, che tra l’altro per e su di lei aveva fatto più di un pensierino ed atto impuro “ma aveva detto che non era lei…”. “Ho mentito” commentò serafico dalla soglia del terrazzo il corvo, che aveva soltanto fatto finta di allontanarsi. Amelia assentì, grave. “Lo sanno tutti che è un gran bugiardo”. Tutti chi non era chiaro, ma c’era ben poco da fare, quindi presero assieme quel corpo immoto, e, con cristiana ed umana pietà, lo gettarono oltre la ringhiera. Che ci pensasse il Comune, se no sai le scocciature a tenerselo lì.

Era tempo che gli ospiti andassero, e adesso, oltretutto, non ne vedevano l’ora, anche per sottrarsi ad eventuali rogne. Elena rimase sola con l’amica, cui iniziò a raccontare. (Perché, in generale, era la cosa che meglio sapeva fare, e perché quell’altra voleva sapere). E raccontò dell’apparir del vero, di nobili gesta ed arresti minacciati e scongiurati, e via via di piacere, dispiaceri, gesti pietosi e miracolosi, di uomini pazzi per una donna, processi, papi, poeti e pittrici, di grandi tempeste, porte, angeli e demoni, ritratti, analisi del profondo, giostre e fantasie da vendervi, raccontò di scrittori sudamericani e di come una vita intera, nel caso proprio la sua, di Elena, possa essere dedicata al piacere, alla missione, di raccontare. Le prime cose Amelia già ben le conosceva, certo, alcune, anzi, le aveva direttamente vissute o ne era stata addirittura la protagonista. Comunque, era lieta di riviverle.

Delle altre fu golosa fruitrice, poi si alzò sfiorando le labbra di Elena con le sue e se ne volò anche lei via. Nell’infinito mare del cielo.

19 – Continua

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