sabato, Maggio 15

In Messico continua la lotta tra docenti e governo La tensione cresce e crea forti disagi: 252 le scuole chiuse e 72 ore no-stop di proteste

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In Messico sale la tensione tra governo e insegnanti: già da diversi mesi i rapporti sono particolarmente tesi e, a peggiorare il tutto, gli scontri del 18 e 19 giugno nello stato meridionale di Oaxaca, che ha contato otto morti e un centinaio di feriti. Da allora, continue manifestazioni e blocchi stradali hanno rallentato la circolazione, creando forti disagi nella via che collega Oaxaca alla capitale Città del Messico.
Alla base della protesta dei docenti c’è il progetto di riforma dell’istruzione lanciato dal presidente Enrique Peña Nieto, una riorganizzazione che dovrebbe introdurre un nuovo metodo di valutazione, che per molti significa una privatizzazione e più facilitazione nei tagli del personale.
Il 20 giugno il Cnte (Sindacato Nazionale dei Lavoratori dell’educazione) ha condannato l’uso della violenza, scagliandosi apertamente contro lo Stato e ritenendo che i fatti di giugno siano responsabilità dello Stato: «L’istruzione è l’unica arma del popolo. Quelli del governo sono degli strumenti di morte e di repressione. Dunque, chi è il criminale?».
Oggi continuano le proteste e i docenti del Cnte si dicono pronti a sostenere qualsiasi piano d’attacco. Tenace la lotta che li ha visti impegnati per 72 ore, dal 4 al 6 luglio, con blocchi stradali e caos generale. Nel frattempo, centinaia di scuole, per la precisione 252, sono state chiuse e il disagio si è diffuso a macchia d’olio.
(Video tratto dal canale Youtube: RT)

 

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