lunedì, Ottobre 18

In Medio Oriente Trump ed Europa parlano due lingue diverse

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Nel suo primo viaggio in Medio Oriente, Donald Trump ha fissato i punti della futura politica di Washinghton nella regione. In Arabia Saudita, prima tappa del viaggio, il Tycoon ha lanciato un preciso messaggio: il regno di Salman è il primo partner dell’America nell’area. Un messaggio forte da parte di Trump considerando i problemi che Riyad sta affrontando nell’intervento diretto in Yemen e in quello indiretto in Siria. Il consolidamento del rapporto fra i due Paesi è stato sancito da un accordo militare. Washington ha stanziato 110 miliardi di dollari in armi e nuove tecnologie in favore dell’Arabia saudita.

Ma durante il discorso pronunciato di fronte ai capi di stato di 56 Paesi, intervenuti all’Arab islamic American Summit, Trump ha voluto soprattutto ribadire la sua posizione anti iraniana: «E’ l’Iran il responsabile del terrorismo nel mondo. Finanzia gruppi estremisti che hanno diffuso caos in tutta la regione. Per decenni ha portato distruzione in Israele e morte in America. Uno degli atti più destabilizzanti dell’Iran è in Siria», ha dichiarato il presidente americano. La risposta dell’Iran non si è fatta attendere. Teheran attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Bahram Qasemi, ha chiesto agli Stati Uniti di «smettere di fornire armi ai principali sponsor del terrorismo» facendo riferimento all’accordo da 110 miliardi. Tra i due Paesi stanno insomma volando parole e accuse durissime che sembrano chiudere la fase di riavvicinamento che la precedente amministrazione Obama aveva portato all’accordo sul nucleare e alla revoca delle sanzioni imposte alla repubblica iraniana dagli Usa e dall’Ue.

Contrasti da cui l’Unione Europea ha preso le distanze con decisione: L’Iran è uno dei principali partner commerciali dei Paesi membri. Gli ultimi dati Eurostat sull’andamento del commercio dell’Ue, mostrano un volume d’interscambio record di 2,1 miliardi di euro con Teheran. 480 milioni sono le importazioni italiane in Iran, 1 miliardo e 320 milioni le esportazioni italiane nella regione. Anche la Germania è un grande partner commerciale dell’Iran, con un’esportazione pari a 2 miliardi e 190 milioni di dollari. L’Europa crede in Teheran. Il dialogo aperto con l’Occidente da Rohani è in crescita, non è un caso che tra le prime congratulazioni al rieletto presidente siano arrivate dall’Alto rappresentante Ue, Federica Mogherini, seguite da molte altre cancelliere europee, proprio mentre Trump, in Arabia Saudita presentava la maxi vendita di armi.

In Israele, seconda tappa del viaggio, Trump è stato il primo Presidente degli Stati Uniti a recarsi davanti al muro del pianto. Un gesto simbolico che ha confermato la nuova linea americana nella questione israelo-palestinese. «Sono venuto per ribadire il legame che non può essere spezzato fra Stati Uniti e Israele». Alle parole del 45esimo presidente degli Stati Uniti fanno eco quelle del presidente israeliano, Benjamin Netanyahu: «Il dialogo con Trump è stato proficuo. Ci capiamo al volo, e apprezziamo enormemente il cambiamento avvenuto nella politica statunitense nei confronti dell’Iran». Nell’incontro tra il premier israeliano e il presidente americano non è stato affrontato l’argomento colonie. «Israele o Palestina? Uno o due stati fa lo stesso. Sarò felice con ciò che piacerà ad entrambe le parti», le sbrigative parole di Trump in conferenza congiunta. Parole che mostrano quanto peso dia il Tycoon alla questione israelo-palestinese.

Il vertice bilaterale ha avuto come principale argomento di discussione l’Iran. Anche ad Israele, il presidente americano ha criticato Tehran accusandola di sostenere il terrorismo: «All’Iran non sarà mai, mai, permesso di possedere un’arma nucleare. Il paese deve fermare il suo finanziamento, addestramento ed equipaggiamento di terroristi e miliziani» ha dichiarato. Durante l’incontro con il presidente israeliano Rivlin, Trump ha inoltre definito ‘terribile’ l’accordo sul nucleare raggiunto fra l’Iran e le potenze del 5+1 perché «ha dato a Teheran ricchezza, prosperità e la possibilità di andare avanti con il terrorismo».

Se Trump sembra già aver voltato pagina, l’Unione Europea al contrario ha dimostrato un atteggiamento coerente nel corso degli ultimi anni sulla questione palestinese. Nel 2014 Il ministro degli Esteri dell’UE, Federica Mogherini, ha condannato la decisione israeliana di avviare la progettazione di oltre 1000 nuovi insediamenti nella zona di Gerusalemme est, sollevando il disappunto israeliano. Nello stesso anno il Parlamento europeo a Strasburgo ha approvato la risoluzione, redatta da cinque gruppi politici, che sostiene il riconoscimento ‘in linea di principio’ dello Stato di Palestina. Soluzione ribadita nuovamente nel corso della conferenza di Parigi tenutasi a gennaio di quest’anno.

La  posizione di Trump e dell’Unione Europea sulla Turchia coincide, ma con due visioni differenti. Se da una parte il contrasto tra il presidente Erdogan e l’Unione Europea si fonda su motivazioni politico-ideologiche, dettate dalla richiesta turca di entrare nell’Unione, dall’altra parte l’attrito con il presidente americano è dovuto ad una visione pratica nella questione siriana. Erdogan, il 16 maggio, è volato alla Casa Bianca per incontrare Trump. Punto principale di discussione sul tavolo del bilaterale, le armi americane destinate ai curdi siriani per l’offensiva su Raqqa, capitale del sedicente stato islamico. Il presidente turco è stato costretto ad accettare, non senza proteste, la decisione di Washington. In Unione Europea invece, i rapporti con il presidente Turco continuano ad essere tesi. Nell’incontro tenutosi ieri a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e  il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker hanno parlato con Erdogan di rispetto dei diritti umani come condizione per riavviare il processo di adesione. Ma il presidente turco non ha fatto nessun passo indietro, né rispetto alla repressione avviata nel Paese dopo il fallito golpe, né sulla possibilità che in Turchia possa essere ripristinata la pena di morte.

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