sabato, Ottobre 16

In India rinvigorire la tradizione Sufi/Bhakti field_506ffb1d3dbe2

0

stato-islamico-califfato

New Delhi – La storia può non ripetersi, ma capita a volte che se ne faccia un cattivo uso per perorare cause non esattamente in linea con gli sforzi per la pace e la sicurezza globale.
Il primo esempio di Stato che viene in mente è la Cina, e il primo gruppo sociale sono i fondamentalisti islamici. Come il mio amico Professor N. M. Pankaj mi ha ricordato l’altro giorno su Facebook, i cinesi hanno un grande senso della storia. «Per capire», mi ha scritto, «la mentalità del cinese medio, dobbiamo far riferimento ad alcuni aspetti della consapevolezza di sé che il popolo cinese ha ereditato, in parte legata alla visione del mondo propria del confucianesimo. Per quanto l’élite al potere in Cina sia retorica e adotti rituali anti-Confuciani, essa utilizza invariabilmente i precetti di Confucio per legittimare l’idea politica della storia della Cina. Basata sulla supremazia del Celeste Impero in un ordine gerarchico mondiale, la storiografia confuciana enfatizza il valore della Cina come un esempio morale e faro politico nella costellazione degli Stati barbari confinanti. Non ha alcuna importanza se nel corso della storia i rapporti tributari tra la Cina e i regni confinanti siano stati esigui o simbolici: il cinese medio considera quelle terre parte del territorio cinese. Tutto ciò spiega perché la Cina avanzi pretese su isole del Mar Cinese Meridionale e del Mar Cinese Orientale, ed è sugli stessi principi che il Governo cinese si è appropriato del Tibet. Di fatto, le attuali pretese della Cina sono così vaste che molti, in Asia, si stanno domandando cosa mai potrà soddisfarne i desideri di espansione territoriale: le sue rivendicazioni si espandono pressoché ovunque, basandosi sulla logica pretestuosa che chissà quanto tempo fa un qualche cittadino cinese vi ha messo piede e lasciato qualche merce. Le rivendicazioni sul Tibet si basano sul fatto che la regione divenne parte dell’Impero Cinese quando, nel XIII secolo, il leader mongolo Gengis Khan ne annetté buona parte al proprio impero. Una logica bizzarra, che se portata alla sua altrettanto logica conclusione farebbe supporre che la Cina sia una parte della Mongolia e non abbia diritto di esistere come Stato indipendente!
Comunque sia, basandosi sulla storia di Gengis Khan la Cina potrebbe addirittura reclamare un quarto dell’Europa, la Russia, l’Asia Occidentale (il Medio Oriente) e l’Asia Centrale, dal momento che anche queste regioni hanno fatto parte dell’impero mongolo di Gengis Khan.
Analogamente, anche se con modalità molto più pericolose, i fondamentalisti islamici la pensano allo stesso modo perché per circa 1000 anni fino al XIX secolo, l’Islam ha regnato o predominato su buona parte delmondo civilizzato‘. È infatti un dato di fatto che per molti secoli la civiltà islamica sia stata una delle più grandi, ricche e più potenti al mondo. È poi decaduta gradualmente, ritrovandosi sconfitta o sminuita in tutti i principali campi dell’azione umana, principalmente ad opera delle civiltà ebraico-cristiane ed occidentale.
I fondamentalisti islamici odiano l’Occidente, ed in particolare gli Stati Uniti, esattamente per questo motivo. Come Osama bin Laden ha sostenuto nell’ultimo periodo della sua vita, la guerra con gli Stati Uniti è parte di una lotta che va avanti da quattordici secoli tra i fedeli e gli infedeli. Per gli ultimi due secoli hanno dominato gli infedeli, vincendo ogni scontro, sui campi di battaglia del mercato e delle aule scolastiche. Ora è venuta il momento della nostra rivincita».

In un senso più ampio, anche la divisione tra India e Pakistan è stata un riflesso di questa mentalità tra gli indiani musulmani. Semplicemente, il fatto che la fine del colonialismo britannico nel subcontinente indiano non avrebbe portato al ripristino della legge islamica ma piuttosto ad una democrazia che avrebbe dato potere politico alla popolazione hindu, non andava loro giù. Avevano, quindi, bisogno di un loro Stato indipendente. Come ho ripetutamente sostenuto, i problemi del Kashmir riflettono la stessa logica. I separatisti, tutti sostenitori di un Islam radicale, stanno promuovendo una rapida islamizzazione della valle sostituendosi alla cultura Kashmiriyat, la quale sostiene invece la coesistenza pacifica di Islam, Induismo e Buddismo.
Ciò che i musulmani vogliono è ovviamente l’annessione al Pakistan ed ai loro compagni fondamentalisti pakistani. Non è un caso che i nostri cosiddetti liberali e pacifisti diffondano ampiamente il mito che il Pakistan vivrà in pace una volta risolto il problema Kashmir.  Ma non facciamoci illusioni: il Pakistan non si darà pace finché o a meno che l’India non si smembri in più di 10 parti e la bandiera pakistana sia issata sul Forte di Delhi. I fondamentalisti islamici e molti esponenti dell’Esercito pakistano sostengono apertamente che la città di Delhi sia legittima proprietà dei musulmani, dalla quale  hanno governato il subcontinente indiano per secoli.

Su un sfondo di questo genere, non sono davvero sorpreso di vedere come alcuni indiani musulmani stiano sostenendo la creazione e le attività dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante), il quale ha creato un ‘Califfato’ in parti dell’Iraq e della Siria.
Pare che studenti provenienti dagli Stati del Karnataka, Tamil Nadu e  Maharashtra si siano uniti alle forze dell’ISIS; ma il fatto che l’organizzazione Jamaat-e-Islami Hind, attraverso degli editoriali sul proprio organo ufficiale di stampa ‘The Dawat‘, dichiari che «il Califfato dell’ISIS è vincolante per tutti i musulmani», è ancora più preoccupante. Si chiede così agli indiani musulmani di  sostenere e dare lustro all’ISIS e al movimento nigeriano Boko Haram (un violento gruppo fondamentalista che ha a sua volta dichiarato la nascita di un Califfato governato secondo i precetti della Sharia).

Il 22 agosto 2014 un certo Abdul Aleem Islahi ha scritto in un articolo sul ‘Dawat: «Il Califfato islamico è l’aspirazione di ogni musulmano e non c’è mai stato, in nessun periodo della storia, disaccordo tra i musulmani su questo argomento. Persino gli sciiti considerano il Califfato islamico il loro modello ideale… Dovremmo pregare per l’ISIS… Ignorando le superpotenze, l’ISIS ha dichiarato nulli e privi di sensi gli innaturali e inumani confini tra le Nazioni, indipendentemente dalla loro natura temporanea o permanente o dalla loro brevità o lunghezza. È inoltre innegabile che l’ideologia di politica estera dell’Islam abbia adottato nuove prospettive e che ciò incoraggerà sicuramente gli islamisti, poiché dopo lunghi anni il Califfato islamico si è fatto avanti come uno slogan credibile. In altre parole, il concetto islamico di Califfato è diventato argomento di discussione nella vita quotidiana».

Come sappiamo dai recenti servizi giornalistici, movimenti come l’ISIS e Boko Haram esaltano la violenza, a livelli estremamente crudeli (sequestri, decapitazioni, sepolture e roghi di persone ancora vive), nei confronti dei non musulmani. Hanno dato all’Islam, apparentemente una religione di pace, un volto del tutto nuovo. Come un ha scritto recentemente un giornalista nigeriano, «A partire dalla mia stessa esperienza, adesso la pace nell’Islam sembra essere una situazione in cui i non musulmani non devono offendere i musulmani, anche se i musulmani offendono loro».
Sulla stessa lunghezza d’onda il 22 aprile 2014, in un lungimirante articolo intitolato ‘La guerra di religione dell’Islam contro tutti‘, sulla rivista statunitense ‘FrontPage’, Daniel Greenfield scrive: «Quando si tratta di Islam, ci si aspetta che i non musulmani credano sulla fiducia alla bontà della dottrina. Dovendo credere alle proprie orecchie e ai propri occhi, l’Islam e la violenza vanno a braccetto come le fragole con la panna; ma se bisogna credere ai musulmani e ai loro portavoce laureati, i musulmani sono le vittime delle altre religioni. Se i musulmani che attaccano cristiani, ebrei, hindu e buddisti sono vittime dei non musulmani, come si spiega che i musulmani attacchino altri musulmani in Siria, Libano e Iraq? Le guerre civili religiose rendono poco credibile la tesi che i musulmani siano vittime delle altre religioni, e non piuttosto gli autori della loro stessa violenza».

Perché gli estremisti stanno uccidendo hindu, cristiani e buddisti in Pakistan e in Bangladesh? I musulmani non sono certo perseguitati in quei Paesi. «Dieci dei quindici Paesi del mondo più intolleranti a livello religioso», continua Greefield, «sono musulmani. Non c’è modo di far quadrare questo dato con l’idea che i musulmani siano le vittime e non gli animatori dell’intolleranza religiosa. I musulmani entrano nei conflitti religiosi sia come fazione di maggioranza sia come minoranza, ed intraprendono conflitti religiosi sia con le minoranze sia con le fazioni di maggioranza. Combattono le altre religioni a prescindere dal fatto che esse siano antiche o recenti, anche se storicamente non hanno mai avuto conflitti con loro. Sono spinti da un’implacabile xenofobia: non ha importanza in cosa credi, è sufficiente che le tue convinzioni siano diverse dalle loro. Puoi anche non credere in nulla. Non puoi nemmeno credere in un’altra corrente dell’Islam… il terrorismo islamico non è un movimento di protesta; è una nuova ondata di conquista religiosa, che semina paura e morte nelle terre da conquistare nella Dar-al-Harb, la ‘dimora della guerra’. Un bombardamento musulmano non è una richiesta di aiuto dei musulmani oppressi, è un appello delle persone bombardate ai loro nuovi oppressori musulmani».

Fortunatamente, grazie al nostro stile di vita legato alla tradizione Sufi/Bhakti che parla di pluralismo, pace e coesistenza, la stragrande maggioranza degli indiani musulmani finora non condivide la succitata ideologia estremista. Non dimentichiamo che nel XVI secolo, durante il regno dell’imperatore moghul Akbar, il corso di studi nelle Madrasa indiane mischiava l’insegnamento di Islam e Induismo. Gli studenti hindu e musulmani studiavano insieme il Corano (in arabo), la poesia Sufi di  Sa’adi (in persiano) e la filosofia del Vedanta (in sanscrito), così come etica, astronomia, medicina, logica, storia e scienze naturali.

I sostenitori del Jamaat-e-Islami Hind, i leader Hurriyat in Kashmir ed i nostri faziosi laicisti anti-hindu vorrebbero che la tradizione Sufi/Bhakti morisse in tutta l’India, così come sta già tragicamente accadendo in Bangladesh e in Pakistan. Fare in modo che ciò non accada dovrebbe essere un obiettivo prioritario del Governo Modi.

Traduzione Marta Abate

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->