domenica, Agosto 7

In guerra contro l'ISIS causa il colonialismo occidentale

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Il Medio Oriente è l’esempio più vivido e clamoroso di quanto dico.
A ridosso della prima guerra mondiale, due Paesi (con la ‘paterna’ supervisione degli USA e delle grandi banche internazionali, Rotschild in testa) Francia e Gran Bretagna, si spartirono (letteralmente) il Medio Oriente, in gran parte sottratto all’Impero Ottomano sconfitto. Lo spartirono ‘creandoStati mai esistiti prima, e le cui popolazioni erano e sono incapaci di collaborare, o inventandone di altri daregalarea qualche potentato tribale locale (è il caso della Giordania) ignorando le differenze culturali e storiche, imponendo confini ‘nazionali’ dentro i quali non abitavano né abitano Nazioni, e per di più inserendo nel tessuto vivo di quella parte del mondo una comunità del tutto estranea alle popolazioni e alla cultura locali: Israele.
So bene quanto quest’ultimo tema sia ‘delicato’ e poco politically correct, ma è un fatto, il problema c’è e non si può ignorare. Israele  -è faticoso dovere sempre ripetere quanto segue, per non essere immediatamente accusati di ogni possibile bruttura-  è uno Stato perfettamente legittimo, dotato del diritto ad esistere: su ciò non vi è dubbio, dato che il diritto internazionale prevede che uno Stato sia tale se di fatto esiste efficacemente, e Israele c’è e nessuno ha il diritto di cercare di eliminarlo. Ciò, però, non esclude, anzi, rafforza l’idea che su un territorio confinante vi possa essere un altro Stato, la Palestina, e non conferisce ad Israele il diritto di impedirne la nascita.
Ma di ciò in altra occasione.

Ciò che conta dire è che da molti anni, ormai, almeno dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, i Paesi musulmani (ma specialmente arabi-musulmani) esprimono il propriodisagioper la situazione politica nella quale vivono: regimi per lo più autoritari, imposti spesso dalle ex potenze coloniali e dagli USA, scarsa o inesistente identità ‘nazionale’, povertà e sfruttamento in Paesi spesso ricchissimi di risorse naturali.
Ciò ha condotto e conduce a una sorta di ribellione sorda tesa genericamente all’autodeterminazione … per popoli che già sono costituiti in Stati dei quali non sentono la legittimità. Questa aspirazione trova oggi espressione violenta e esplicita nelle varie e grosse formazioni politico-militari createsi nel tempo recente, in altri tempi le avremmo definite ‘avanguardie‘: da Al Qaeda all’ISIS, in gran parte ironicamente finanziate da Paesi occidentali. La loro, da un certo punto di vista, è una nuova lotta di liberazione contro un occidente che sentono ostile e ancora … colonialista. E l’’Occidente’ non fa gran che per correggere questa impressione. Le assurde azioni franco britanniche in Libia, e in Mali basterebbero da sole a dimostrare la legittimità di queste rivendicazioni politiche.

La novità clamorosa (ma prevista) di questo momento storico (e giuridico internazionale) è che una sorta di alleanza a basa islamica, e non nazionale, tra popolazioni arabe, ma non solo, cerca di affermare con la violenza una propria identità che attraversa trasversalmente gli Stati attuali, frutto del colonialismo, alla ricerca, forse, di una nuova identità nazionale, o almeno culturale, che non esclude la lotta contro chi, dalle stesse zone del mondo, ha altre fedi, altre storie, altri legami tribali,  altre affinità settario-religiose. Un processo confuso e contraddittorio di autodeterminazione dei popoli, in forma nontradizionale‘. Lucido, benché selvaggio, nel suo genere!

Infatti, questo sommovimento in gran parte finisce per massacrare le popolazioni locali prima e più che l’Occidente‘, ma tende poi a concentrarsi contro quest’ultimo, per le colpe che ho elencato prima, magari solo per deviare l’attenzione dagli sfaceli locali. Non vale nemmeno obiettare che oggi il colonialismo è finito: il comportamento dell’Occidente è lì a dimostrare ogni giorno il contrario. Per esempio:  a qual titolo si afferma chedovremo avere una strategia per il dopo‘, spetta a noi decidere?
E dunque siamo in guerra: che lo vogliamo o no, che lo capiamo o meno, siamo in guerra.  Mercoledì lo ha ammesso il Pentagono, finalmente!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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