martedì, Maggio 11

In Egitto, le difficoltà della stagione agricola

0

La decisione del governo egiziano di ritirare i sussidi e le sovvenzioni destinati agli agricoltori locali, non è certamente una buona notizia per la stagione agricola. Oggi, molti degli agricoltori sono risucchiati da restrizioni onerose che hanno finito per compromettere la stabilità economica dell’intera classe sociale. Le esportazioni di cotone hanno comportato una significativa retrocessione del 54,2% della stagione agricola, toccando gli 11,2 milioni di sterline rispetto ai 24,4 milioni di sterline durante lo stesso periodo dell’anno precedente. Il consumo locale di cotone in Egitto è sceso da 17,4 milioni di sterline a 7,6 milioni di sterline perché alcune fabbriche tessili hanno cessato la produzione. A gravare pesantemente, non solo la mancanza di sussidi agli agricoltori locali, ma anche la fissazione del prezzo del cotone, per cui la coltivazione dell’ ‘oro bianco’ ha un costo troppo oneroso e non fornisce un margine di profitto in grado di coprire i costi.

Decisivo, inoltre, sarebbe stato il mandato di Yusuf Wali, Ministro dell’agricoltura (1984-2004), durante il quale i semi egiziani puri sono gradualmente scomparsi, per mescolarsi con semi indiani e americani, di qualità inferiore. Perciò, oggi, la maggior parte dei semi di cotone che vengono coltivati in Egitto non hanno la capacità di resistere alle malattie e al cambiamento climatico e ciò compromette la produzione del cotone. Necessario, ora, l’intervento del governo per sostenere gli agricoltori in tutte le fasi della produzione di cotone, nella fornitura di semi, nella raccolta e nella commercializzazione.

Il capo dell’ ‘Egitto Farmers Union‘, Farid Wasil, ha spiegato che «la mancanza di piantagioni di cotone ha portato a una minore produttività, che a sua volta ha portato alla diminuzione delle esportazioni. Nel frattempo, il valore del cotone egiziano ha subito un deprezzamento anche nel mercato locale».

(Video tratto dal canale Youtube: CCTV Africa)

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->