mercoledì, Agosto 4

In Cina l’Europa non ne azzecca una

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La Cina e la Commissione europea si preparano all’11 dicembre 2016, giornata in cui tutti i Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del commercio dovrebbero ufficialmente garantire alla Cina il ‘market economy status’ all’interno del WTO. La Cina è da sempre considerata una ‘non market economy’ perché Paesi importatori possono imporre dazi e tariffe protettive contro le sue eventuali azioni di dumping. Spesso, utilizzando agevolazioni statali e condizioni speciali, come il basso costo del lavoro e la mancanza di controlli sulla qualità, la Cina ha vinto la concorrenza e molte aziende europee hanno dovuto chiudere perché non più in grado di competere col colosso asiatico.

 

In accordo con il Protocollo di Accesso della Cina alla World Trade Organization, l’Unione Europea ha sancito cinque criteri per misurare il rispetto dei parametri di economia di mercato:

  1. Grado stabilito di influenza governativa sull’allocazione delle risorse e le decisioni delle imprese;
  2. Assenza di interventi dello Stato nelle operazioni di privatizzazione delle imprese e nell’impiego di meccanismi di compensazione e di scambio che non rispettino le regole del libero mercato;
  3. Esistenza di un diritto societario trasparente e non discriminatorio in grado di garantire un’adeguata governance societaria;
  4. Trasparenza dello Stato di diritto volta a garantire il diritto di proprietà e il funzionamento di un regime fallimentare;
  5. Esistenza di un settore finanziario che operi indipendentemente dallo Stato.

Ad oggi la Commissione europea ha riscontrato il rispetto, da parte della Cina, del solo secondo parametro. Per quanto concerne gli altri quattro non risulta che la Repubblica Popolare Cinese abbia intrapreso significative riforme. La Commissione europea per tamponare gli effetti provocati dall’introduzione della legge antidumping e dalla concessione di status di economia di mercato (Market Economy Status o MES) alla Cina ha deciso di valutare on-line, con un sondaggio pubblico, quattro possibili futuri scenari.

Nel lungo periodo, secondo uno studio della stessa Commissione, infatti, lo status potrebbe mettere a rischio, a causa di dazi antidumping aggravati dalla possibilità di commercio sleale, tra 63.300 e 211mila posti di lavoro in tutta Europa; tra 1,7 e 3,5 milioni secondo l’Economic Policy Institute di Washington nell’arco di 3-5 anni. Nella ‘consultazione pubblica’ iniziata il 10 febbraio la Commissione chiede un parere su quattro misure che potrebbero ‘ridurre eventuali effetti negativi di un cambiamento nella legislazione’.

La Commissione, attraverso questa analisi, potrebbe utilizzare dati diretti e ufficiali sui prezzi cinesi per calcolare i dazi antidumping e prevedere l’abbassamento del livello del margine più basso di dumping in base alle distorsioni nel mercato cinese. Le quattro opzioni sono: la “clausola di salvaguardia” della domanda antidumping, l’utilizzo delle variazioni di costo che tengano conto delle distorsioni sul mercato cinese, l’eliminazione della “regola del dazio inferiore” dell’UE nei casi antidumping che coinvolgono la Cina e una maggiore considerazione delle sovvenzioni cinesi nei distinti casi di dazio compensativo.

Prima di iniziare la consultazione pubblica la Commissione ha valutato le quattro alternative confrontandosi con il settore industriale e alcuni esperti di diritto commerciale hanno sollevato dubbi sul fatto che queste opzioni siano utili per affrontare il cambiamento legislativo o coerenti con le regole dell’OMC. Il periodo di consultazione terminerà il 20 aprile 2016. Oltre a raccogliere commenti attraverso il questionario, la Commissione prevede, a metà marzo, una conferenza sui risultati raggiunti, mentre i commissari dell’UE dovrebbero rispondere sulla questione Cina in relazione al MES di nuovo quest’estate

A differenza dell’amministrazione Obama negli Stati Uniti, la Commissione europea ha fermamente e ripetutamente segnalato che i termini del protocollo di adesione della Cina al WTO debbano essere resi effettivi entro dicembre di quest’anno. Sotto la pressione del Parlamento europeo e degli Stati membri, la Commissione ha per questo iniziato a prendere in considerazione misure per controbilanciare la concessione del MES alla Cina. Ma, la concessione di status di mercato alla Cina avrebbe già messo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro nella Unione europea soprattutto nell’industria dell’acciaio e della ceramica. Un piccolo assaggio di quello che ci aspetta.

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