martedì, Maggio 11

In Cile il rame frena l’istruzione field_506ffb1d3dbe2

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Situazione politica difficile quella che vive in questi giorni Michelle Bachelet, Presidente del Cile. Lo scorso 21 maggio il mandatario cileno ha presentato il bilancio economico del proprio operato davanti al Congresso Nazionale a Valparaiso e lo ha fatto con la consapevolezza di disattendere le aspettative dell’elettorato. 53% degli obiettivi promessi raggiunti e tanti punti interrogavi in cerca di risposta.

Primo fra tutti quello legato all’istruzione e alla possibilità che la stessa diventi fruibile da tutti senza alcuna barriera economica. Un tema rilevante in Cile e che mette in risalto tutte le incongruenze di una repubblica ancora connessa al suo triste passato dittatoriale.
Augusto Pinochet non c’è più, ma oltre a pagine tristi di storia, ha lasciato come eredità una Costituzione che ancor oggi contraddistingue la vita del Paese. Un lascito che ha il merito di consolidare il modello economico neoliberale del Paese e così lo status quo di un’oligarchia che dalla dittatura in poi è riuscita a fortificare la propria rete di interessi nel paese. Tanti i punti discutibili nell’attuale Costituzione, ma come detto all’ordine del giorno vi è soprattutto il blocco alla libera istruzione creato dall’onerosità del percorso universitario prettamente collegato al proliferare di istituti di credito, prodighi nell’elargire i propri servizi alle famiglie desiderose di vedere i propri figli coronare il sogno di una carriera professionale.
E se il tema oggi assume una rilevanza nazionale, lo si può ricondurre al fatto che al centro del blocco economico del sistema vi sono proprio le nuove generazioni. Giovani desiderosi di vivere da protagonisti il futuro del paese lontano da quella storia sanguinaria che i loro genitori hanno vissuto in prima persona. Eccoci quindi all’evoluzione della percezione del problema: questo assume anche imprescindibili sfumature ideologiche dove il nuovo cerca di creare il maggior distacco dal vecchio e cerca una maggiore partecipazione sociale.
Strano Paese il Cile che ha fatto delle statistiche il suo miglior biglietto da visita nella propria internazionalizzazione, ma se da un lato i numeri davano ragione al suo modello neoliberale, dall’altro amplificava il divario sociale tra ricchi e poveri. Una condizione tutela dalla Costituzione e che pone la stessa al centro di un’accesa discussione.
Discussione evitata nel primo mandato di Michelle Bachelet (2006-2010), ignorata dal suo successore Sebastián Piñera (2010-2014) per poi finire nuovamente al cospetto della Bachelet che oggi non può far finta di nulla alla crescente richiesta di cambiamento proveniente dal popolo. Processo Costituente promesso in campagna elettorale e per certi versi rispettato in termini progettuali. Con la Bachelet si è giunti all’attivazione del processo che si preannuncia lento e macchinoso tanto da far presagire un compimento reale ben oltre i due anni di Governo rimasti alla presidentessa.
Un processo fatto di fitte consultazioni popolari che finisce con il rendere imprescindibile nell’immediato l’alternarsi frenetico di riforme. Temporanea soluzione prima del grande cambiamento (Costituzione) che non poteva non comprendere l’istruzione.

Il meccanismo scolastico cileno, in breve, rappresenta un vero e propriocollo di bottigliache si restringe nel momento in cui si arriva all’università per la quale l’accesso prevede altissimi costi sostenibili solo dalle classi più agiate. Alternativa per chi non può permettersi tale livello d’istruzione è l’indebitamento con gli istituiti di credito privato che di tale servizio han fatto un vero e proprio business. La soluzione del prestito non fa altro che vincolare famiglia e studente al credito ben oltre il periodo di studi ridimensionando fortemente la realizzazione professionale di chi parte da una classe sociale meno agiata. Con ciò si delinea una forte demarcazione sociale dove determinati ruoli di alto profilo all’interno del sistema socio-economico cileno esulano dalla connotazione meritocratica e restano saldamente a panaggio delle classi sociali più facoltose che in tal modo consolidano la propria posizione nell’oligarchia del Paese.
Pertanto l’università finisce con il rappresentare la linea di demarcazione tra ricchi e poveri tanto più che gli atenei privati (spesso collegati agli istituti di credito) assumono una dimensione dominante nel sistema andando a restringere ulteriormente le possibilità di accesso al livello più alto della formazione professionale.
Piñera, durante il suo Governo, si dovette scontrare con l’incalzare della protesta studentesca che chiedeva un’istruzione libera per tutti e quindi la Bachelet non poteva privare il proprio programma politico di tale importante riforma. Tuttavia le congetture economiche dell’ultimo periodo hanno fortemente arenato il programma riformista della Presidente: deprezzamento del dollaro e forte riduzione del prezzo del rame hanno portato l’economia cilena in una fase di recessione che obbliga a rivedere i piani di ampliamento dei servizi pubblici. Insostenibile oggi la completa gratuità del sistema universitario ed allora si corre ai ripari cercando nuove soluzioni sostenibili nonostante il momento economico non favorevole. Un rallentamento che non è stato gradito dagli studenti che subito si sono mobilitati scendendo in piazza a Valparaiso, dove una persona è morta a seguito degli scontri e a Santiago del Cile dove lo scorso 24 maggio un gruppo di studenti è riuscito a rompere lo sbarramento della polizia ed accede all’interno del Palazzo della Moneda.

La risposta della Presidente non si è fatta attendere e si è focalizzata sulla necessità che venga rispettato il normale corso legislativo della riforma. La Presidente ha altresì garantito come la riforma dell’istruzione sia al centro delle priorità governative, ma che non può evadere dal normale iter previsto dalla legge. Ed è proprio questo il punto cruciale del ritardo: la discussione in Senato alla ricerca di valide alternative per rendere la gratuità del servizio sostenibile.
Tra le varie proposte avanzate, la più caldeggiata è quella di introdurre una tassazione specifica di solidarietà civile che vada ad interessare proprio i soggetti che del sistema universitario attuale hanno usufruito ottenendo una realizzazione professionale ad altri preclusa. Un meccanismo capace, per molti, di evadere parzialmente il problema dando vita ad un sistema misto dove una parte degli studi diventerebbe gratuita ed un’altra pur sempre saldamente collegata al sistema creditizio privato. Una soluzione che ridimensiona le aspettative degli studenti e delle loro famiglie che tutt’oggi vedono le proprie prospettive future, fortemente ridimensionate dalla condizione debitoria e imprescindibile per ambire ad una vita migliore. Il tutto nell’attesa di una costituzione che sia degna di un paese democratico, libero dai fantasmi del passato e soprattutto che sia in grado di avvicinare il popolo cileno e non dividerlo a seconda della classe sociale di appartenenza.

 

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