martedì, Settembre 28

In Brasile la protesta cala field_506ffb1d3dbe2

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Rio de Janeiro – La task force schierata dal Governo brasiliano per questo Mondiale aveva fatto pensare ad un Paese pronto alla guerra. Civile. Ci si aspettava un clima molto diverso da quello attuale: proteste a raffica, disordini, scioperi costanti, città paralizzate.
E invece?
Invece in Brasile ha vinto il calcio. Come sempre, d’altronde.
Ha vinto la passione per lo sport, anzi per questo sport.  Nel match tra Mondiale e diritti, ha vinto la Coppa del Mondo. E questo Dilma Rousseff -Cassandra- lo aveva previsto e predetto.

Non è solo un sentore. I numeri della Segreteria ‘piani strategici’ della Presidenza della Repubblica lo confermano.
Ad agosto dell’anno scorso, dopo la Confederation Cup, l’appoggio popolare alle manifestazioni arrivava al 75%; a maggio di quest’anno la percentuale è scesa al 54.
Non solo: nel 2013 il 25,69% delle persone si diceva contrario alle manifestazioni, oggi è più del 45%.
La ricerca della Segreteria ha coinvolto circa 3.800 persone, selezionate in 215 città diverse, cui è stato chiesto non solamente un parere sulle proteste, ma anche sulla politica pubblica.
Secondo il Ministro della Segreteria, Marcello Neri,la ricerca ha permesso di tracciare l’identikit del manifestante.
«A spiegare l’adesione alle proteste sono state diverse variabili come l’accesso a internet e l’età. In piazza non ci sono giovani provenienti dalle classi più povere, ma ragazzi istruiti, con lavoro regolare. Non parliamo di manifestazioni promosse da disoccupati che chiedono lavoro o protestano contro le disuguaglianze sociali come è stato con Ocupy Wall Street».

In base ai dati forniti da questa ricerca, la maggior parte delle persone che hanno preso parte alle proteste ha un’età compresa fra i 15 e i 29 anni, il 93% di loro usa internet  come fonte di informazione principale e il 26% ha un diploma.
Per i membri di alcuni movimenti sociali il calo di adesione alle proteste è dovuto alla paura di atti violenti. Quegli stessi atti registrati in buona parte delle manifestazioni in cui i black blocs hanno fatto la voce grossa.

Le proteste hanno perso gran parte dell’appoggio dopo tutta quella violenza. La gente ha avuto paura e oggi ne ha ancora, non ha voglia di esporsi“. Di questo è convinto l’esperto politico Leonardo Barreto. “Durante la manifestazione di giugno 2013 erano in tanti a dire che l’anno successivo avrebbero trascinato in piazza anche i propri figli” continua Barreto “Oggi il Paese prega i figli affinchè abbandonino le piazze”.  

I numeri diffusi dalla Segreteria fanno parte di uno studio più ampio che approfondisce anche l’aspetto socio-economico del Brasile. In sostanza la ricerca dimostra che, nonostante i chiari di luna macroeconomici evidenti, la rendita del brasiliano medio è cresciuta negli ultimi anni del 6,8%.
Nonostante l’inflazione ancora altissima, la crescita va avanti e le disuguaglianze sociali, sebbene siano ancora accentuate ed evidenti, stanno calando.

Aldilà di numeri e percentuali, quello che è certo è che a partire dal 12 giugno, e cioè dalla partita inaugurale di questa Coppa del Mondo, la você della protesta è calata.

Quei diritti per cui milioni di persone sono scesi in piazza  l’anno scorso adesso stanno chiusi in un cassetto. Perchè il Mondiale è Mondiale e il Brasile questa Coppa la vuole vivere fino alla fine con serenità.

I brasiliani non avrebbero mai permesso ai manifestanti più violenti di rovinare la festa” ci dice il Segretario della Sicurezza Pubblica di Rio de Janeiro, Josè Mariano Beltrame. “Il Brasile aspettava questa Coppa, la voleva. Ai brasiliani piace questo clima di festa. I problemi arriveranno alla fine, quando il Mondiale sarà finito. Allora sì che le piazze torneranno a riempirsi”.

 

 

 

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