lunedì, Aprile 19

In attesa che Draghi sfoderi la sua fantasia costruttiva L’uomo di successo di 73 anni, che ha dimostrato rigore, metodo e fantasia costruttiva, non dovrà preoccuparsi del ‘rumore’ di fondo di partiti e movimenti allo sbando, dovrà solo FARE. E c’è tanto da fare, un lavoro che non può durare un anno

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Tre riferimenti, tre titoli scelti a caso ma significativi, sui quali ragionare, secondo me, a prescindere, per cercare di capire, ma anche per esprimere un augurio.

Conte si tira fuori’, ‘Lagarde ‘endorsa’ Draghi’ (ormai siamo al latinorum da avanspettacolo), ma poi parla di Cancellazione del debito, boh!, ‘La Germania pagherà il conto’, e ‘Salvini ha dato ragione a noi’, già citato ieri.
Si potrebbe aggiungere il ‘dilemma’ di cui si parla sui giornali ‘Rebus Draghi, tecnici e(o) politici?’, ma anche quello del foglio ufficiale degli stellini: ‘I 2 Matteo, FI e i Dem vanno già all’assalto: torna la prescrizione’.
Mi coglie al volo, mentre scrivo, un dialogo incredibile, con uno scienziato, il più ‘tecnico’ che si possa, a proposito dei vaccini, dalla Merlino, grande ‘tecnica’ del giornalismo. Il Tecnico, diversamente da tutto quanto abbiamo sentito da mesi, parla entusiasticamente degli scienziati russi, della medicina russa e del vaccino russo; ma poi, dice il tecnico, il problema non è solo la distribuzione (sic!), ma la somministrazione: pensate in USA (al solito) non so dove, si somministrano duemila vaccini al giorno, io, testuale ‘non credo’ che in Italia si possa fare lo stesso, bisognerebbe affittare cinema e teatri (una fissazione!) ecc. Quel ‘non credo’ è sublime, di una scientificità profonda che più profonda non si può: noi sappiamo che finora tanti vaccini abbiamo ricevuti e tanti ne abbiamo somministrati, borbottando perché finivano e c’era ancora spazio per somministrare. Ma dalla ‘tecnica’ del giornalismo, Merlino, non una parola. E allora, prima di andare oltre, evviva i ‘tecnici’!

Così delineata, questa, mi pare, è la situazione esatta nella quale si trova Mario Draghi in questo momento. Probabilmente, superato il travaso di bile per l’ennesimo colpo basso di Christine Lagarde, subito alleviato dalla risata sulla Germania che paga il conto, credo che quei fatti di cui sopra siano paradigmatici.
Da un lato, un uomo di successo di 73 anni, che dalla vita ha avuto tutto ciò che poteva desiderare, ma anche tutto ciò che voleva, e che ha dimostrato rigore, metodo e fantasia costruttiva. Permettetemi di chiamarla così, quest’ultima, perché si riferisce all’azione decisa del ‘quantitative easing’, non a caso osteggiato dai ‘così paga tutto la Germania’ e da chi ce l’ha con la BCE e l’Europa (parola astratta e stupidamente tesa a creare una distanza) che mostra che si dimentica che ‘Europa’ siamo né più né meno che noi, operativamente noi, che ci ‘impone’ cose strane, l’Europa dei banchieri e della banche, l’Europa delle grandi multinazionali.

Appunto. Rigore: si pensi alla durissimaletteraquando era Governatore della Banca d’Italia, che però ebbe risultati, benché di breve durata. Pensate che non abbia imparato? Io credo, spero, che invece ha imparato: non basta stimolare, bisogna fare.
Metodo: sa come fare, cosa fare, quando fare, ma non ha fretta, non mette il cavallo davanti ai buoi, e non parla se non pochissimo e a cose fatte.

Molti si stupiscono che non abbia Facebook, Instagram, Twitter, senza capire che fa bene, che un uomo di governo, come lui, non può finire impaniato in chiacchiericci ridicoli e magari sgrammaticati, buoni solo per alimentare polemiche e fare la figura dei fessi o, peggio, farla fare agli altri. Si pensi all’uso oceanico di quei mezzi da parte di Donald Trump (o, nel nostro ridicolo piccolo, di Matteo Salvini o di Giggino, per non parlare di Giuseppe Conte e del suo curatore di immagine) che alla fine ci restano alla mente solo per quell’osceno (ne ho scritto perché, e anche perché lì Mattarella sbagliò di grosso) per quell’osceno, dico, ‘Giuseppi’, che è rimasto appiccicato sul corpo mollemente piacione di pochette, mai come oggi solo pochette, che ora -non avendo secondo me capito nulla di ciò che sta succedendo- ci fa sapere, al solito suo modo insopportabilmente condiscendente, che non vuole fare il ministro (ma davvero può qualcuno avere pensato che Draghi gli proponesse un ministero?) ma forse assumere il comando, o forse no, degli stellini. Che in pieno marasma hanno davvero bisogno di uno che li metta in riga: ci ha provato Grillo e alla fine ha preferito defilarsi; ci sta provando Dibba con l’aiuto di Casaleggio, ma mi sembra con poco successo; ci sta provando, ma lui prova sempre tutto, Giggino, ma per ora non sembra vicino alla meta. Invero ci prova, un po’ ridicolmente, anche Crimi, che non sa dire altro che gli stellini sono leali, non si sa a chi o a che.

Appunto, gli stellini, in piena crisi. Si dice di identità, io non credo: gli stellini non hanno identità, colpa di Grillo; gli stellini sono il vaffa’, e al Governo possono dirlo solo a sé stessi; gli stellini sono un marasma di desideri e pulsioni caotici, che non sanno organizzare per un fine; gli stellini sono l’incultura programmatica, che si fa governo e quindi pasticci. Hanno una sola via di uscita -in questo hanno ragione Zingaretti e Bettini-: una alleanza strategica col PD. Ma ora si strappano i capelli tra ‘sindrome di accerchiamento’ (? Boh!) e litigio su ‘Rousseau sì’, ‘Rousseau no’, come se Rousseau fosse una cosa seria. Deciderà Crimi: hai detto un piffero.

Il PD, a sua volta, ha i suoi guai. Diviso al suo interno tra gli ex democristiani e i democristiani, non sa trovare una linea vera; ha un ceto dirigente alquanto scadente e rissoso; non sa mobilitare quel patrimonio di competenze e di coscienze (quante volte lo ho scritto?) immenso che ha e che resta nascosto per la (lo possiamo dire?) pochezza della dirigenza, nemmeno la base sa più consultare, per smuoverla ci sono volute le sardine. Ma poi, tutto va come nella sua storia, anche la più lontana, pensate all’attentato a Palmiro Togliatti, pensate al rientro di Alcide de Gasperi dagli USA che li butta fuori dal Governo, ecc., Come nella sua storia, dona il sangue allo Stato (per quel crisma di senso dello Stato e della rettitudine che ancora ha nella sua natura, anche se molto poco in tanti suoi dirigenti) e, al momento di tirare la rete, non ci trova nulla. Dovrebbe riflettere su sé stesso, molto, e lasciare perdere i ministeri. Cioè, rimettersi a fare politica: è l’unico partito italiano che può ancora farlo, che ne ha il ‘DNA’ come si dice, e la forza. Ma non con questo ceto dirigente e certo no nel Governo: deve fare un po’ di astinenza, fa bene anche nella vita quotidiana. Solo così potrà recuperare le forze intellettualiche ha, per un progetto.

La Lega, mi pare, è allo sbando. Il colpo di teatro di Salvini, secondo me, gli ha dato il colpo di grazia, anche se lui non lo ha ancora capito. Una parte di quel partito (ancora tutto da costruire, ma l’unico oltre il PD fondato sul territorio!) ha capito che non è più tempo di Salvini, non è più tempo di lotta ai migranti, non è più tempo di abbassamento generalizzato delle tasse e di evasione, non è più tempo di antieuropeismo: è tempo di cercare di diventare, dimagriti opportunamente, un partito della borghesia italiana, che finora non c’è. Non so se ne abbiano la forza e la capacità: certo sentire Borghi dire che non sono anti-euro, ma soltanto che finché l’euro era a loro ostile lo fischiavano, mentre ora che sono d’accordo lo applaudono, come se si trattasse di un giocatore di calcio comprato o venduto. Un discorso del genere significa solo affermare il proprio cinismo e la propria inaffidabilità. Certo, poi, l’aiutino da qualche sciagurato arriva sempre, basta pensare alla geniale Lagarde.

In questa situazione, pensare che uno come Draghi, frutto di una operazione politica raffinata e decisa, si metta a discutere sulla reintroduzione della prescrizione a vantaggio dei delinquenti, o sulla possibile entrata nel Governo della Serracchiani o di Orlando, mi sembra surreale.

Draghi, non l’ho dimenticato, ha ‘fantasia costruttiva’. Il QE non era e non è uno strumento bancario di salvataggio o roba simile: è un investimento sul futuro dell’Europa, è la base degli Stati uniti di Europa, un colpo di genio, se vogliamo, ma di genio concreto, e valutato con rigore e con metodo: ha funzionato e prodotto effetti, non è stata una bolla di sapone. La Lagarde può fare danni, ma non invertire la rotta, anche se ci proverà.

E dunque, io non faccio previsioni. Dico che se Draghi intende restare quello che ho detto, non si deve preoccupare di mettere al Governo pezzi equilibrati di partiti (tipo manuale Cencelli), ma neanche rumorosi sedicenti superesperti. Non si deve preoccupare di fare favori a quella parte dell’establishment che non paga le tasse e che non vuole andare in galera quando ruba. Non si deve preoccupare dei sindacati che perseguono ilnon lavoro’, ma di quello che si vuole impegnare e vuole correre con lui. Non si deve preoccupare di un ceto diindustrialidi trasformazione affamati di commesse, ma di industriali intenzionati e capaci di rischiare in proprio. Non deve fare le ferrovie per ingrassare Impregilo, o le autostrade informatiche per fare divertire Grillo, ma deve fare quelle cose, ma anche rimettere in piedi scuola e Università (di cui nessuno parla) e rimettere al sicuro il territorio e le sue meraviglie artistiche.
Questo lavoro non può durare un anno. Solo per impostarlo ce ne vorranno tre, poi ‘l’intendence suivra’, come diceva Napoleone, non De Gaulle … ecco, non lo dico a caso: bisogna sapere ciò che si fa e si dice. Ieri ho accennato, umilmente, il mio punto di vista. Non ci sono consigli da dare, ma magari incrociare le dita sì.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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