lunedì, Agosto 2

In America sta per partire il riassetto spaziale. E in Italia? E' auspicabile che si decida al più presto per un riassetto delle funzioni visto che esiste una legge votata dal Parlamento sulla modifica sostanziale dell’intera governance spaziale

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Le spedizioni sulle Luna del programma Apollo e le più fantasiose promesse di Elon Musk di veder sbarcare tra pochi anni qualche essere umano su Marte dai suoi razzi hanno dato all’opinione pubblica una visione idilliaca della ricerca spaziale americana. In realtà, oltre genialità inventive piuttosto irreali quali caricare una vettura su un vettore e lanciarla verso mondi lontani o giocare a golf sul nostro satellite naturale, come fece Alan Shepard, sappiamo bene che gli Stati Uniti puntano all’universo sopra le nostre teste con una concretezza sconcertante che a nostro parere merita ben più di una riflessione. E proviamo a farla.

Da poco al Pentagono c’è stato un avvicendamento del vertice della sicurezza spaziale che ha visto il generale David D. Thompson al comando della struttura che risponde direttamente all’Air Force Space Command, attualmente diretto da Jay Raymond, con la mission di garantire il controllo sia della difesa spaziale che l’intera gestione delle missioni US al di fuori dell’atmosfera. Un settore dove i dollari si contano a nove cifre, per esser chiari.
Nel suo speech Thompson è stato diretto, come è nello stile della comunicazione d’oltre Atlantico: «Lo spazio è fondamentale per le nostre vite quotidiane e sarò solo una delle migliaia di soldati che lavoreranno incessantemente per assicurare alla nostra nazione le capacità di cui abbiamo bisogno per vincere qualsiasi scontro». Parole puntuali che tenteremo di analizzare in tutta la drammaticità di una storia che sta evolvendo con una velocità spesso incontrollabile -almeno dall’opinione pubblica- che assiste ignara e talvolta critica senza cognizioni di scelte che occorrono necessarie in una politica di inseguimento tecnologico e di coinvogimento strategico.

«Quello che non mi aspettavo -ha poi affermato il generale a tre stelle- è quanto sia importante avere un funzionario in divisa in grado di comprendere profondamente lo spazio». Naturalmente si tratta di una battuta, ma che non nasconde che l’attenzione di Thompson dedicata al suo nuovo incarico sarà a tempo pieno. Perché è certa una cosa: è necessario arrivare preparati a certe posizioni apicali, a meno di non rischiare figuracce e catastrofi. E questa risorsa, che rappresenta una preziosa interfaccia con i membri del Congresso, potrà essere un punto di riferimento per integrare le posizioni politiche di uno staff presidenziale che vive i continui agguati della politica internazionale che probabilmente ha sottostimato alcune capacità nell’arte del governo e sovrastimato altre relazionali di una Casa Bianca un po’ diversa dalle altre.
«Prima non riconoscevo quanto fosse necessario che si lavorasse nello specifico delle attività dello spazio ogni giorno» ha detto dunque Thompson che poi ha dichiarato di essere concentrato sulla riorganizzazione degli uffici del programma di acquisizione presso il Centro Sistemi Spaziali e Missilistici, secondo una priorità assoluta del segretario dell’Aeronautica Heather Wilson e del sottosegretario alla Difesa Michael Griffin, che stanno entrambi spingendo per accelerare la modernizzazione dei sistemi spaziali.

In sintesi il piano di riordino sarà incentrato sul trovare il giusto equilibrio tra il miglioramento evolutivo dei propri articoli da mandare in orbita e gli investimenti ad alto rischio necessari per eseguire i programmi più ambiziosi. Dunque si pensa a una nuova costellazione di allarme missilistico che sostituirà gli attuali sistemi a infrarosso che modificherà radicalmente il modo di operare della difesa statunitense. Non si sa molto di questa pianificazione, come è facile comprendere e ci riproponiamo di tornare sull’argomento quando qualche riservatezza sarà più accessibile.
Le ripercussioni nel modo legato industrialmente e militarmente all’America sono comprensibili e non ci stancheremo di sottolinearle.

A distanza di fin troppo tempo dalla formazione di un governo, se è vero che si intravede uno spiraglio di compromessi, auspichiamo che anche in Italia si decida quanto più rapidamente possibile un riassetto delle funzioni, visto che esiste una legge votata dal Parlamento che vedrà una modifica sostanziale dell’intera governance spaziale, incentrata su un collegio di ministeri guidato da un sottosegretario alle dirette dipendenze funzionali del premier.
Fino ad ora si è indugiato in attesa della ripartizione del potere. Ma troppi enti aspettano ancora di poter esercitare le loro funzioni nella salvaguardia di un Paese che per ora sta navigando in acque ancora tempestose.

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